crans montana

Aggiornato Gio 03 Set 2026 alle 10:43

La tappa di Crans-Montana della Coppa del Mondo di sci alpino, disputata a fine gennaio 2026, è rimasta impressa nella memoria collettiva non solo per i risultati sportivi, ma soprattutto per il contesto di dolore e polemica che l’ha accompagnata. La località svizzera del Canton Vallese portava ancora i segni del devastante incendio del bar Le Constellation, avvenuto nella notte di Capodanno, che aveva causato 41 vittime — l’ultima delle quali, un giovane svizzero di 18 anni, è deceduta il 1° febbraio all’ospedale di Zurigo — e oltre cento feriti. Tra i morti, sei giovani italiani: Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini.

La discesa cancellata e le polemiche sulla sicurezza

Il fine settimana di gare ha preso il via nel peggiore dei modi. La discesa libera femminile di venerdì 30 gennaio è stata sospesa dalla FIS dopo la partenza di sole sei atlete, tre delle quali — Nina Ortlieb, Marte Monsen e Lindsey Vonn — protagoniste di brutte cadute. Il direttore di gara Peter Gerdol ha motivato la decisione con il peggioramento della visibilità e le condizioni di sicurezza insufficienti: “Non vogliamo infortuni in questo sport, non vogliamo correre rischi”. La Vonn, sofferente al ginocchio sinistro, non ha trattenuto le lacrime, mentre Marte Monsen ha perso il casco durante la caduta ed è stata portata via con il toboga. Entrambe rischiavano di compromettere la propria partecipazione alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, che sarebbero iniziate il 6 febbraio.

La polemica non si è limitata alla pericolosità della pista. Sabrina Gandolfi, commentatrice Rai della Coppa del Mondo, ha usato parole durissime sui social: “Come accidenti si fa a mettere una discesa a una settimana dalle Olimpiadi? Stendiamo un velo pietoso sulla musica a palla nella zona degli spalti a neanche un mese dalla tragedia del Constellation”. Al centro delle critiche anche il comportamento di molti sponsor: nonostante la Federazione internazionale avesse vietato eventi collaterali in segno di rispetto per le vittime, all’arrivo si sono visti gazebo, bandiere promozionali, gadget omaggio e musica. Un atteggiamento che ha indignato gli addetti ai lavori e il pubblico, lontanissimo dalla sobrietà promessa alla vigilia.

L’Italia protagonista in pista: Paris e le azzurre

Nonostante il clima pesante, lo sport ha regalato soddisfazioni all’Italia. Nel superG femminile di sabato 31 gennaio, Sofia Goggia ha conquistato il secondo posto, sfiorando la vittoria per soli 18 centesimi dalla padrona di casa Malorie Blanc. “Non è stato facile gareggiare qui per quello che è successo — ha dichiarato la bergamasca —. Il pensiero di quel dramma mi ha accompagnato per tutto il mese. Sono comunque soddisfatta: ho commesso qualche errore nella parte alta, ma sentivo di avere grande velocità. Chiudere gennaio con un podio è il modo migliore per avvicinarsi alle Olimpiadi”. Grande prestazione anche per Roberta Melesi, quarta, e rammarico per Laura Pirovano, costretta a saltare la penultima porta quando sembrava in lotta per la vittoria.

Sul versante maschile, la discesa della Piste Nationale ha incoronato lo svizzero Franjo Von Allmen, ma l’Italia ha mostrato i muscoli in vista dei Giochi Olimpici. Dominik Paris ha chiuso secondo a 65 centesimi, centrando il 52° podio in carriera. “È un ottimo risultato che dà tanta carica — ha commentato il 35enne altoatesino —. Probabilmente non ho fatto una gara perfetta, ma molto meglio di tante altre. La fiducia così aumenta”. Alle sue spalle, una squadra azzurra di altissimo livello: Benjamin Alliod quinto, Mattia Casse settimo e Florian Schieder nono, a testimoniare la profondità del gruppo di velocità maschile in vista del duello con la Svizzera per le medaglie olimpiche a Bormio.

Il dolore che non si spegne: il bilancio della tragedia

Sullo sfondo delle gare, il peso della tragedia di Capodanno non ha mai smesso di farsi sentire. Prima della discesa femminile si è osservato un minuto di silenzio, e le azzurre hanno gareggiato con il lutto al braccio. La squadra italiana aveva già reso omaggio alle vittime nei giorni precedenti, deponendo un mazzo di fiori davanti al luogo del disastro. Un gesto di rispetto che aveva però fatto discutere: Pietro Costanzo, zio di Chiara Costanzo, aveva lanciato un appello alla FISI chiedendo di non presentare gli atleti a Crans-Montana come forma di protesta, dichiarandosi poco fiducioso di ottenere giustizia.

Le tensioni diplomatiche tra Italia e Svizzera avevano raggiunto il culmine con la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, il gestore del locale, che aveva scatenato la reazione durissima del governo italiano. La premier Giorgia Meloni si era detta “indignata”, definendola “un oltraggio alla memoria delle vittime”, mentre il ministro Tajani aveva parlato di “insulto alle famiglie”. L’Italia aveva persino richiamato l’ambasciatore a Roma in segno di protesta. Il bilancio finale della tragedia si è fermato a 41 vittime, con l’ultimo aggiornamento arrivato il 1° febbraio, quasi un mese dopo quella notte di Capodanno che ha segnato per sempre una delle più note località sciistiche delle Alpi svizzere.