Paolo Vanoli

Aggiornato Lun 07 Set 2026 alle 09:53

Le ultime notizie su Paolo Vanoli raccontano la storia di una stagione straordinaria, fatta di una rimonta quasi impossibile e di un futuro ancora tutto da scrivere sulla panchina della Fiorentina. Il tecnico lombardo, arrivato a novembre 2025 per sostituire Stefano Pioli con i viola all’ultimo posto in classifica, ha completato un’impresa che in pochi avrebbero scommesso: la salvezza conquistata e, ciliegina sulla torta, una vittoria per 2-0 sul campo della Juventus all’Allianz Stadium nell’ultima giornata di campionato.

La rimonta e il caso panchina: Vanoli tra orgoglio e incertezza

Il percorso di Vanoli alla Fiorentina è stato tutt’altro che lineare. A dicembre 2025 la situazione era drammatica: zero vittorie in quindici giornate, soli sei punti in classifica e una tifoseria esasperata che aveva costretto i giocatori a lasciare lo stadio scortati dalla polizia. In quel momento si parlava già di possibili sostituti — da Davide Ballardini a Beppe Iachini — e l’arrivo di Fabio Paratici come direttore tecnico sembrava presagire una rivoluzione imminente. Invece Vanoli è rimasto, ha lavorato duramente al Viola Park e ha trasformato una squadra allo sbando in un gruppo capace di conquistare la salvezza con largo anticipo.

La matematica certezza della permanenza in Serie A è arrivata nella penultima giornata casalinga, con lo 0-0 contro il Genoa. In quell’occasione il tecnico non ha nascosto il suo orgoglio, attaccando chi lo aveva criticato nei mesi più difficili: ‘Per quattro settimane voi avete fatto il processo a Paolo Vanoli. E, in tutto questo, io dovevo salvare la squadra’. Parole cariche di adrenalina, che fotografano bene il carattere di un allenatore abituato a lavorare sotto pressione e a non fare sconti a nessuno.

La salvezza ha portato con sé anche conseguenze economiche rilevanti: sono scattati automaticamente i riscatti dei centrocampisti Marco Brescianini e Giovanni Fabbian, acquistati a titolo definitivo rispettivamente dall’Atalanta per 10 milioni e dal Bologna per 15 milioni, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro.

La vittoria sulla Juventus e il paradosso del futuro

Il 2-0 rifilato alla Juventus di Luciano Spalletti — con i gol di Ndour nel primo tempo e di Mandragora nella ripresa — ha avuto un doppio significato. Da un lato ha rappresentato la ciliegina su una stagione di riscatto per i viola; dall’altro ha aggravato la crisi bianconera, con la Juventus scivolata al sesto posto a 68 punti, agganciata dal Como di Fabregas e con la qualificazione in Champions League fortemente a rischio. Un risultato che ha fatto esplodere la frustrazione dello stesso Spalletti nel post-partita.

Per Vanoli, però, quella vittoria rischia paradossalmente di diventare un’arma a doppio taglio. Il tecnico ha dichiarato apertamente che essere valutato solo per un successo contro la Juventus sarebbe una delusione: ‘Se in società facessero così allora spero che non mi tengano. Voglio restare per far crescere la Fiorentina, non per mera riconoscenza’. Ha poi aggiunto che la decisione spetterà a Paratici, precisando che non sono previsti incontri a breve e che lui si prenderà un periodo di riposo.

La posizione di Vanoli sulla panchina viola resta dunque in bilico. Paratici aveva già chiarito fin dal suo arrivo, a febbraio 2026, che nessun rinnovo sarebbe stato automatico nemmeno in caso di salvezza. Tra i profili valutati dalla dirigenza figurano Andoni Iraola, considerato difficilmente raggiungibile, Domenico Tedesco e Fabio Grosso, quest’ultimo in costante ascesa nelle gerarchie societarie. Non è da escludere nemmeno il nome di Roberto De Zerbi, rimasto svincolato dopo il brusco addio all’Olympique Marsiglia dello scorso febbraio.

Un allenatore forgiato dalla difficoltà

Le ultime novità su Vanoli confermano il ritratto di un tecnico che non si tira mai indietro davanti alle sfide. Quando arrivò a Firenze a novembre, si presentò con una frase emblematica: ‘Non ho paura’. E i fatti gli hanno dato ragione, almeno sul piano della salvezza. Prima dell’approdo in viola aveva vissuto una stagione deludente al Torino — undicesimo posto con soli 10 successi in 38 partite — e un’estate in cui si era parlato di un possibile approdo al Panathinaikos. Invece è tornato a Firenze, città che già lo aveva visto protagonista da calciatore nei primi anni 2000, quando conquistò la Coppa Italia.

Ora le prossime settimane saranno decisive. La Fiorentina deve scegliere se puntare sulla continuità di un allenatore che ha dimostrato carattere e capacità di gestire situazioni di crisi, oppure affidarsi a un profilo diverso per rilanciare il club verso traguardi più ambiziosi. Vanoli ha già fatto sapere da che parte sta: vuole restare, ma solo se il progetto sarà serio e condiviso. Il pallino, adesso, è nelle mani di Paratici.