Tour de France

Aggiornato Dom 19 Lug 2026 alle 18:24

Il Tour de France 2026 entra nella sua fase più calda e lo fa con Tadej Pogacar saldamente in controllo della corsa. Le ultime notizie dalla Grande Boucle raccontano di uno sloveno praticamente imprendibile, di un duello con Jonas Vingegaard che si è rivelato meno equilibrato del previsto, e di una corsa che ha già regalato emozioni, cadute e colpi di scena degni della sua leggenda.

Pogacar domina, Vingegaard insegue: la classifica generale dopo dodici tappe

Dopo dodici frazioni, la classifica generale parla chiaro: Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) comanda con la maglia gialla sulle spalle e un vantaggio di 3’36” su Jonas Vingegaard (Team Visma-Lease a Bike) e di 4’06” su Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-Hansgrohe). Un margine costruito tappa dopo tappa, a partire dalla sesta frazione con arrivo a Gavarnie-Gèdre, quando lo sloveno aveva già fatto capire a tutti le sue intenzioni con un’azione solitaria sul Tourmalet che gli aveva consegnato sia la vittoria di tappa sia la maglia gialla, strappandola al norvegese Torstein Traeen.

La superiorità di Pogacar non è una sorpresa per chi lo seguiva già prima del via. A metà giugno, al Giro di Svizzera, lo sloveno aveva attaccato a 71 chilometri dall’arrivo della prima tappa, lasciando tutti a bocca aperta e mandando un segnale inequivocabile agli avversari. La sua condizione era già da Tour de France, e i fatti gli hanno dato ragione. Vingegaard prova a restare in scia, ma il distacco accumulato nelle tappe di montagna sembra già difficile da colmare nelle frazioni che restano, anche se le Alpi non hanno ancora detto la loro parola definitiva.

Più defilato Evenepoel, che occupa il terzo gradino del podio virtuale ma con un ritardo che rende complicata qualsiasi rimonta. La quinta posizione è invece appannaggio di Juan Ayuso (Lidl-Trek), a 3’34” dalla vetta. Per quanto riguarda gli italiani, le ultime notizie non sono incoraggianti: il migliore in classifica generale è Davide Piganzoli (Team Visma-Lease a Bike), dodicesimo a 13’38” da Pogacar, mentre Antonio Tiberi (Bahrain-Victorious) fatica a emergere tra i big.

Merlier cala il tris, ma la dodicesima tappa si chiude con paura

Sul fronte delle vittorie di tappa, le ultime news dalla Grande Boucle hanno visto protagonista Tim Merlier, lo sprinter belga della Soudal Quick-Step che ha conquistato la sua terza affermazione in questa edizione nella dodicesima frazione, da Circuit de Nevers Magny-Cours a Chalon-sur-Saône. Il corridore ha preceduto Olav Kooij (Decathlon CMA CGM Team) e Jasper Philipsen (Alpecin Premier-Tech) in una volata che però ha fatto tremare i polsi agli appassionati.

A 350 metri dal traguardo, una brutta caduta innescata da Fernando Gaviria ha coinvolto una decina di corridori, seminando il panico nel gruppo. Per fortuna il regolamento ha neutralizzato i tempi a partire dai cinque chilometri dall’arrivo, evitando conseguenze sulla classifica generale. Merlier aveva già vinto la settima tappa a Bordeaux, dove aveva fatto sorridere gli addetti ai lavori con un curioso gesto al traguardo — scrollarsi la polvere dalle spalle — e si era poi ripetuto nella dodicesima. Prima di lui, nella undicesima tappa, era stato il norvegese Soren Waerenskjold (Uno-X Mobility) a sorprendere tutti a Nevers, battendo in volata proprio Kooij.

Filippo Ganna, uno degli italiani più attesi di questa edizione, ha vissuto una giornata amara nella dodicesima tappa: una foratura lo ha costretto a rinunciare a un attacco promettente intrapreso con altri tredici corridori a una trentina di chilometri dal traguardo. Il verbanese della Netcompany Ineos era tra i corridori più attesi al via, con ambizioni legate soprattutto alle tappe adatte alle sue caratteristiche, ma la Grande Boucle non gli ha ancora sorriso.

Caldo, percorsi modificati e la sfida delle montagne in arrivo

Questa edizione del Tour ha dovuto fare i conti anche con un nemico invisibile ma insidioso: il caldo torrido che ha colpito la Francia nelle prime settimane di luglio. Già prima della partenza, il direttore tecnico Thierry Gouvenou aveva espresso preoccupazione, e i timori si sono concretizzati nella nona tappa, quando l’organizzazione ha tagliato 30 chilometri dal percorso originale per tutelare la salute dei corridori. La frazione con partenza da Malemort e arrivo a Ussel, inizialmente prevista su 185,5 km, è stata ridotta a 155,5 km a causa delle temperature estreme registrate in Corrèze, con il rischio di raggiungere i 36°C.

Una misura straordinaria, resa possibile dal protocollo d’emergenza dell’UCI introdotto nel 2024, che prevede una scala di rischio basata sull’indice WBGT. Il sindacato dei corridori aveva chiesto di anticipare gli orari di partenza, ma l’organizzazione aveva spiegato l’impossibilità tecnica di un cambiamento simile, vista la complessità logistica che coinvolge oltre 28mila persone tra agenti, pompieri e gendarmi.

Ora lo sguardo è già proiettato alle tappe di montagna del weekend, quelle che potrebbero ridisegnare ulteriormente la classifica. Venerdì la tredicesima tappa da Dole a Belfort proporrà il Ballon d’Alsace come antipasto, con la cima prevista a circa 25 chilometri dal traguardo: ci si attende un’azione da parte di uomini lontani dalla classifica, ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Sabato e domenica, invece, arriveranno le vere montagne, quelle che Pogacar ha già dimostrato di saper affrontare meglio di chiunque altro. Per Vingegaard e Evenepoel, è l’ultima occasione per riaprire una corsa che lo sloveno sembra già aver messo in cassaforte.