Lo sfortunato corridore danese ha detto la sua su quanto accaduto nella tappa di domenica, senza nascondere la delusione.
C’è non poco sconforto nelle parole di Jonas Vingegaard all’indomani del clamoroso ritiro dal Tour de France. Il danese, che occupava la seconda posizione in classifica generale ed era anche in lotta per la maglia a pois di miglior scalatore, si è fratturato la clavicola dopo essere rovinosamente caduto a circa 20 chilometri dal traguardo di Plateau de Solaison, nella tappa disputatasi domenica.
“Diciamo che al di là di tutto sto bene – ha detto il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia in un’intervista all’emittente danese TV 2 Sport -. Io e il team siamo molto delusi per quanto accaduto, ma questo è il ciclismo e le cadute fanno parte del gioco. Per com’è andata, anzi, posso anche dirmi fortunato ad essermi rotto la clavicola senza subire altri danni”.
Se da questo punto di vista Vingegaard è sembrata prenderla con filosofia, non si può certo dire che il sentimento sia lo stesso nei riguardi di chi ha interrotto il sonno notturno fra sabato e domenica per un esame antidoping a sorpresa (al quale, tra l’altro, è stato sottoposto anche Tadej Pogacar): “Non voglio dire che abbia contribuito alla caduta ma è chiaro che non mi abbia fatto bene – ha affermato, deciso, Vingegaard -. Ripeto però, il ciclismo è anche questo”.
Vincitore del Tour de France nelle edizioni 2022 e 2023, Jonas Vingegaard partiva tra i favoriti in questa edizione della Grande Boucle e, al momento del ritiro, aveva soltanto Pogacar davanti a se, pur con oltre quattro minuti da recuperare. Il ritiro chiude la serie di cinque podi consecutivi al Tour: oltre alle due vittorie, Vingegaard era infatti arrivato secondo nel 2021, nel 2024 e nel 2025, sempre alle spalle del “Cannibale” sloveno.