Giovanni Malagò

Aggiornato Sab 19 Set 2026 alle 10:56

Le ultime notizie su Giovanni Malagò raccontano di un presidente della FIGC sempre più al centro delle vicende del calcio italiano e internazionale. Dal suo insediamento alla guida della Federcalcio, avvenuto il 22 giugno 2026 con il 68,58% dei voti, Malagò ha vissuto mesi intensissimi, tra scelte coraggiose, polemiche accese e ora una presa di posizione netta sul futuro della governance mondiale del calcio.

La FIGC scarica Infantino: la posizione di Malagò sulla FIFA

La novità più recente riguarda lo scenario internazionale. Lo scorso 26 agosto, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha ufficialmente ritirato il proprio sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per le elezioni alla presidenza della FIFA, in programma a marzo 2027. Una decisione che si inserisce in un contesto di crescente isolamento per il numero uno della FIFA, già abbandonato da UEFA, Concacaf e AFC con una durissima nota congiunta firmata a inizio agosto.

«Continueremo a lavorare al fianco della UEFA e delle altre federazioni europee per promuovere un’idea di calcio fondata su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi», ha dichiarato Malagò nel comunicato federale, sottolineando la piena condivisione con il presidente UEFA Aleksander Ceferin. Al centro della disputa c’è il fallito piano FIFA Forward Enterprise, una società partecipata al 20% da investitori esterni — tra cui JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner — per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari, che i detrattori di Infantino hanno definito un vero e proprio ultimatum alle 211 federazioni affiliate. La nota ufficiale della FIGC ha sancito la rottura definitiva con l’attuale gestione FIFA.

Il nuovo corso azzurro: da Maldini a Mancini, tra caos e ripartenza

Prima di occuparsi delle questioni internazionali, Malagò ha dovuto affrontare mesi di turbolenze interne nella gestione della Nazionale. Appena eletto, il neo presidente aveva puntato con decisione su Paolo Maldini come Direttore Tecnico della FIGC, annunciandone la nomina l’11 luglio insieme a Leonardo nel ruolo di advisor. Un progetto ambizioso, pensato con un orizzonte fino ai Mondiali 2030, che però si è infranto nel giro di poche settimane.

Il nodo è esploso sulla scelta del commissario tecnico. Maldini aveva indicato Andrea Pirlo come profilo ideale dopo il no di Pep Guardiola, ma Malagò ha bocciato la candidatura, ufficialmente per le polemiche legate allo sponsor russo dell’ex centrocampista. Secondo Maldini e Leonardo, tuttavia, si sarebbe trattato di un pretesto per imporre una scelta diversa. Il risultato è stato l’addio immediato del duo, con il presidente dei dilettanti Giancarlo Abete che ha commentato lapidario: «Maldini aveva parlato di un progetto di otto-dieci anni che è finito in quattro giorni».

A quel punto Malagò ha accelerato sul nome che aveva in mente fin dall’inizio: Roberto Mancini, campione d’Europa con gli Azzurri nel 2021, tornato disponibile dopo l’esperienza in Arabia Saudita. Una scelta che ha scatenato le ire dei club di Serie A, i quali avevano indicato in Antonio Conte il profilo ideale. «Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord», è la battuta circolata a margine del Consiglio Federale, con riferimento all’amicizia personale che lega Malagò al nuovo CT. L’annuncio ufficiale del ritorno di Mancini è arrivato il 28 luglio, con Claudio Ranieri nominato Direttore Tecnico al suo fianco.

Ranieri, presentato in conferenza stampa il 29 luglio, ha delineato con chiarezza la sua visione: «Dobbiamo riabbassare i prezzi del calcio, soprattutto per i bambini. Solo così li riavvicineremo a questo sport». Il tecnico testaccino ha anche precisato i confini del suo ruolo rispetto a Mancini: «Roberto si occuperà del campo, io di quello che succede fuori». Malagò, da parte sua, ha dovuto anche fare i conti con la polemica sulla conferenza stampa a pagamento, ammettendo pubblicamente che «nel caso si sia trattato di un errore, ripareremo».

Critiche, sfiducia e la sfida della Nations League

Il nuovo corso federale non ha convinto tutti. Fabio Capello si è espresso duramente contro il ritorno di Mancini: «Come si fa a lasciare la Nazionale senza nessun motivo per andare a prendere i soldi in Arabia Saudita?». Anche Angelo Binaghi, presidente della Federtennis, aveva già affondato il colpo a luglio: «Dalla A alla Z, Malagò fa il contrario di quello che faccio io. Ho idea che farà il contrario di quello che serve. Tanti auguri». Parole pesanti, pronunciate nel pieno del dominio di Jannik Sinner nel tennis mondiale, che rendevano ancora più evidente il contrasto tra i successi della racchetta e le difficoltà del pallone.

Sul fronte interno, i presidenti di Serie A non hanno nascosto la propria insoddisfazione, arrivando a ventilare una possibile mozione di sfiducia nei confronti del presidente FIGC qualora i risultati dovessero deludere. Il primo banco di prova è già arrivato: l’Italia è impegnata nella Nations League nel Girone 1 della Lega A con Francia, Belgio e Turchia, con l’esordio disputato il 25 settembre contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma. La conferenza stampa di presentazione del nuovo staff aveva già mostrato le tensioni di un ambiente profondamente diviso.

A completare il quadro, Malagò ha anche inserito nello staff azzurro la pluricampionessa olimpica Diana Bianchedi nel ruolo di capodelegazione, definendola una «rivoluzione culturale» per avvicinare il calcio al resto del mondo sportivo italiano. Una mossa che, insieme alle altre scelte compiute in questi mesi, fotografa la volontà del presidente FIGC di imprimere un segno netto alla propria gestione, tra polemiche, resistenze e la consapevolezza che la strada per riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale è ancora lunga.