Anche l’Italia scarica la FIFA di Gianni Infantino: la nota della FIGC

Articolo di Marco Enzo Venturini

"Noi al fianco della UEFA per un calcio fondato su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi", spiega il presidente della FIGC Malagò.

Anche l’Italia volta le spalle alla FIFA di Gianni Infantino, mossa già vista nelle ultime settimane da altre federazioni e confederazioni. Ad ufficializzarlo è stata la stessa Federcalcio tramite un comunicato diffuso mercoledì, in cui emerge a chiare lettere l’intenzione di non sostenere la conferma del dirigente svizzero ai vertici del calcio mondiale.

“La Federazione Italiana Giuoco Calcio – si legge sulla nota federale – ha deciso di ritirare il sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per le elezioni alla presidenza della FIFA in programma a marzo 2027. Questa scelta intende esprimere in maniera chiara e trasparente la posizione della FIGC, in piena condivisione con la UEFA e con il suo presidente Aleksander Ceferin, rispetto alle recenti iniziative promosse dal presidente della FIFA in materia di governance e sviluppo delle competizioni internazionali”.

“Continueremo a lavorare al fianco della UEFA e delle altre federazioni europee per promuovere un’idea di calcio fondata su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi – sono le parole del presidente della FIGC Giovanni Malagò, riprese nel comunicato -. Ci riconosciamo in un modello di confronto, di ascolto e di corresponsabilità che ha fino ad ora consentito al calcio di crescere, innovare e al tempo stesso difendere i propri principi fondanti”.

La presa di posizione della FIGC si inserisce in un contesto di crescente isolamento per Infantino, che nelle scorse settimane ha visto sgretolarsi progressivamente il fronte dei suoi sostenitori. Già a inizio agosto UEFA, Concacaf e AFC avevano firmato una durissima nota congiunta, affermando che “il calcio non appartiene a nessun individuo” e accusando il presidente FIFA di aver tradito la fiducia delle federazioni “con l’inganno”. Secondo le tre confederazioni, il progetto di privatizzazione della Coppa del Mondo — poi abbandonato — non era stato frutto di una svista comunicativa, bensì di “una strategia volta a limitare il controllo”, avanzata in tempi ristretti e senza adeguate consultazioni.

Al centro della disputa c’è proprio il fallito piano della FIFA Forward Enterprise: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Un piano che i detrattori di Infantino non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.

La rivolta non si è limitata alle confederazioni continentali. Anche la Nuova Zelanda ha ufficialmente ritirato il proprio sostegno a Infantino, chiedendo una revisione indipendente della sua gestione. “Dopo un’attenta valutazione, la NZF ritiene che alcune decisioni e azioni all’interno della FIFA abbiano contribuito a una perdita di fiducia e ad acuire le divisioni nel calcio internazionale”, ha dichiarato la federazione neozelandese, sottolineando la necessità di “una governance più forte, una maggiore responsabilità e una maggiore trasparenza”. La FIGC è dunque l’ultima, in ordine di tempo, di una lista di federazioni in rapida crescita.

A difendere Infantino si è schierato invece Donald Trump, che su Truth Social ha definito un “terribile errore” l’ipotesi di costringere il presidente FIFA alle dimissioni, sostenendo che l’organizzazione “non avrebbe mai avuto lo stesso successo o gli stessi profitti senza Infantino”. Un sostegno che tuttavia non sembra aver invertito la rotta, anche perché lo stesso presidente degli Stati Uniti d’America, interpellato in precedenza sul progetto di privatizzazione dei Mondiali, aveva risposto con un secco “No” a chi gli chiedeva se ne fosse stato informato: una sillaba che aveva pesato come un macigno sull’intera vicenda.

Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, si fanno sempre più concreti i nomi dei possibili successori di Infantino. Tra i candidati più accreditati figurano Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain, il numero uno dell’AFC Salman bin Ibrahim Al Khalifa e il presidente della Concacaf Victor Montagliani. Non è escluso nemmeno il nome di Aleksander Ceferin, anche se in Europa potrebbe incontrare la concorrenza di Dariusz Mioduski, indicato come candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Spagna e Germania. La strada verso una quarta rielezione per Infantino appare oggi più impervia che mai.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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