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Aggiornato Mar 12 Mag 2026 alle 11:48

A meno di un mese dall’inizio dei Mondiali 2026, la questione del possibile ripescaggio dell’Italia continua a dominare il dibattito calcistico italiano. La situazione ruota attorno all’incertezza sulla partecipazione dell’Iran, inserito nel Girone G insieme a Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto, e alle tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran che rendono la trasferta nordamericana della selezione persiana tutt’altro che scontata.

Il ct dell’Iran e le ultime novità: la squadra vuole esserci

Nonostante le difficoltà diplomatiche e logistiche accumulate nelle ultime settimane, l’Iran ha ribadito con forza la propria intenzione di partecipare alla rassegna iridata. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei, intervistato dal Tehran Times, è stato categorico: «Vogliamo creare grandi ricordi durante la Coppa del Mondo. Siamo pronti e sento che potremmo superare la fase a gironi». Una dichiarazione di intenti che si accompagna alla conferma di un’amichevole di preparazione contro il Gambia, fissata per il 29 maggio ad Antalya, in Turchia. L’ufficializzazione del test match rappresenta un segnale concreto della volontà iraniana di non alzare bandiera bianca.

Sul piano diplomatico, il nodo principale rimane quello delle garanzie richieste dalla Federazione calcistica iraniana alla FIFA. Il presidente Mehdi Taj ha presentato dieci condizioni precise in vista dell’incontro cruciale a Zurigo del 20 maggio: dal rilascio dei visti per giocatori e staff — con particolare attenzione a chi ha prestato servizio nelle Guardie Rivoluzionarie, come Mehdi Taremi ed Ehsan Hajsafi — alla garanzia di non essere sottoposti a interrogatori straordinari alla frontiera, fino all’esecuzione corretta dell’inno nazionale negli stadi. Una posizione ferma, che complica ogni scenario alternativo. La federazione iraniana ha diffuso un comunicato ufficiale ribadendo che «nessuna pressione esterna può privare l’Iran della partecipazione a una competizione per la quale si è qualificato con pieno merito».

Il ministro Abodi chiude al ripescaggio: «Ci si qualifica sul campo»

Sul fronte italiano, le ultime notizie non lasciano spazio all’ottimismo per chi sperava in un clamoroso ripescaggio degli Azzurri. Il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha ribadito la propria posizione in modo netto, intervenendo all’evento Futuro Direzione Nord: «Non credo ci siano possibilità e poi non sarebbe neanche opportuno. Ci si qualifica sul campo, questa rimane la mia posizione. Ritengo che se dovesse mancare una qualche nazionale, questa dovrebbe essere sostituita da una della stessa confederazione». Una chiusura totale, coerente con quanto già espresso a fine aprile, che si allinea all’opinione della stragrande maggioranza degli italiani.

I sondaggi parlano chiaro: secondo un’indagine Swg commissionata dalla Gazzetta dello Sport, il 78,3% degli italiani è contrario all’ipotesi di vedere Gianluigi Donnarumma e compagni alla competizione iridata senza essersi qualificati sul campo. Un dato confermato anche da un sondaggio Izi condotto su oltre mille persone, dove circa il 70% si è espresso contro il ripescaggio. Le voci istituzionali contrarie sono state numerose e autorevoli: dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti («La trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei») al presidente del CONI Luciano Buonfiglio («Mi sentirei offeso: la partecipazione a un Mondiale va meritata»), fino al giornalista Fabio Caressa, che ha definito «vergognosi» i video di esultanza circolati sui social all’idea del ripescaggio.

Il precedente danese e la voce fuori dal coro

Non mancano, tuttavia, opinioni difformi. Henrik Larsen, ex giocatore del Pisa e protagonista della Danimarca campione d’Europa nel 1992, ha tracciato un parallelo con la propria esperienza: i danesi furono ripescati al posto della Jugoslavia, esclusa per la guerra nei Balcani, e arrivarono a vincere il torneo da assoluti sfavoriti. «L’Italia non partecipa al Mondiale da 12 anni. I tifosi dovrebbero essere contenti se l’ipotesi ripescaggio si concretizzasse», ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport. Un paragone suggestivo, ma che gli stessi esperti considerano difficilmente applicabile al contesto mondiale, dove le regole di sostituzione sono ben più complesse rispetto a quelle europee del 1992.

Nel caso in cui l’Iran dovesse effettivamente dare forfait, la FIFA starebbe valutando l’organizzazione di un mini torneo di playoff con due semifinali e una finale. L’Italia vi parteciperebbe di diritto in quanto prima squadra europea esclusa nel ranking FIFA, insieme alla Danimarca tra le europee e a Emirati Arabi Uniti e Oman tra le asiatiche. Un formato che ha già scatenato le proteste della Bolivia, pronta a contestare ufficialmente in sede FIFA la propria eventuale esclusione da tale torneo. Il regolamento FIFA, all’articolo 6.7, lascia comunque aperto qualsiasi scenario, stabilendo che «la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e prenderà qualsiasi provvedimento ritenuto necessario».

Allo stato attuale, con l’Iran che si allena regolarmente, che ha trovato un’avversaria per l’amichevole di preparazione e che ha ribadito in ogni sede la propria volontà di partecipare, il ripescaggio dell’Italia appare uno scenario sempre più remoto. L’incontro del 20 maggio a Zurigo tra FIFA e Federazione iraniana sarà il momento decisivo per chiarire definitivamente il quadro, a poche settimane dall’inizio di un Mondiale che gli Azzurri, salvo clamorosi colpi di scena, seguiranno ancora una volta dalla televisione.