Italia

Aggiornato Lun 22 Giu 2026 alle 10:44

Le ultime notizie sull’Italia dipingono un quadro complesso e doloroso per il calcio azzurro: la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali ha aperto una stagione di polemiche, riflessioni e tentativi di ricostruzione che stanno ancora definendo il futuro della Nazionale. Mentre i Mondiali 2026 si disputano tra Stati Uniti, Messico e Canada senza gli Azzurri, l’Italia è costretta a fare i conti con un’assenza che brucia e che ha scatenato reazioni a tutti i livelli, dalla politica alle leggende del calcio.

Infantino e le polemiche: l’Italia nel mirino

A infiammare ulteriormente l’ambiente ci ha pensato Gianni Infantino, presidente della FIFA, con una battuta diventata subito caso nazionale. Intervistato dalla tv brasiliana CazéTV, il numero uno del calcio mondiale aveva ironizzato sulla mancata qualificazione azzurra: «Forse con 64 squadre l’Italia riuscirà a qualificarsi. Chissà, magari dovremmo arrivare a 208…». Parole che hanno scatenato reazioni bipartisan in Parlamento e una risposta ufficiale durissima della FIGC: «È stata un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Nella vittoria e nella sconfitta il calcio insegna i valori, a cominciare dal rispetto».

Il deputato del Movimento Cinque Stelle Gaetano Amato aveva attaccato senza mezzi termini: «Si ricordi che non parla da tifoso al bancone di un bar, ma da presidente della FIFA. Deridere l’Italia è un esercizio di rara pochezza». Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Gasparri di Forza Italia, che aveva ricordato come Infantino, da italiano d’origine, «dovrebbe avere più rispetto per la storia dei quattro volte campioni del mondo». Anche l’ex premier Matteo Renzi, interpellato a margine di Repubblica delle Idee a Bologna, non ha risparmiato una frecciata: «L’Italia non si è qualificata al Mondiale per colpa di giocatori incapaci. Per chi tiferò? Per l’arbitro».

La Giovane Italia di Baldini: un segnale per il futuro

Nel mezzo del caos istituzionale e delle polemiche, qualcosa di positivo è emerso dal campo. Il commissario tecnico ad interim Silvio Baldini, chiamato a traghettare la Nazionale dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso all’indomani del disastro di Zenica, ha scelto una strada coraggiosa: affidarsi ai giovani, costruendo una rosa con un’età media di poco superiore ai 20 anni. La scelta aveva fatto discutere — la Grecia aveva persino minacciato di annullare l’amichevole per i troppi Under 21 convocati — ma il campo ha dato ragione al tecnico di Canevara.

La Giovane Italia ha battuto anche la Grecia con un 1-0 firmato ancora da Francesco Pio Esposito, attaccante dell’Inter che si è confermato il trascinatore assoluto di questa Nazionale sperimentale, replicando il gol decisivo già messo a segno contro il Lussemburgo. Due vittorie su due, con Donnarumma — unico vero veterano con 81 presenze in Azzurro — a blindare la porta. Baldini, però, ha sempre mantenuto la bussola puntata nella direzione giusta, dichiarando con brutale onestà: «Per allenare l’Italia serve un certo curriculum, e io oggi non ce l’ho. Punto all’Europeo Under 21 e alle Olimpiadi». Il tecnico è tornato alla guida dell’Under 21, lasciando in eredità alla Nazionale un gruppo di talenti in crescita e la certezza che il futuro del calcio italiano ha un volto giovane e promettente.

Il futuro della panchina: Mancini in pole, Conte sullo sfondo

Con le elezioni federali che hanno visto Giovanni Malagò affermarsi come nuovo presidente della FIGC, il capitolo più atteso riguarda la scelta del nuovo commissario tecnico. E le novità sul mercato Italia indicano con sempre maggiore chiarezza una direzione: Roberto Mancini è sempre più vicino al ritorno in azzurro. L’ex ct, che aveva guidato l’Italia alla vittoria degli Europei 2021, ha ufficializzato il suo addio all’Al-Sadd con un videomessaggio di commiato, sciogliendo il nodo contrattuale e rendendo di fatto libero il suo futuro professionale. I suoi più stretti collaboratori avevano già anticipato la sua volontà: «Il Mister tornerebbe di corsa perché ha lasciato qualcosa in sospeso», aveva dichiarato il preparatore dei portieri Marco Roccati.

Malagò, principale sponsor del ritorno di Mancini, aveva sondato anche la pista Pep Guardiola, ma le cifre richieste dall’ex Manchester City — uno stipendio stimato tra i 65 e i 95 milioni di dollari, con l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo pronto a fare un’offerta monstre — risultano insostenibili per le casse federali. Restano in corsa anche i nomi di Antonio Conte, che ha lasciato il Napoli dopo lo scudetto del 2025, e di Massimiliano Allegri, anche se quest’ultimo sembrerebbe essersi fatto da parte. Fabio Capello, interpellato a margine della Milano Football Week, aveva indicato in Conte il profilo ideale: «Ha già allenato la Nazionale, ha quella grinta che riesce a trasmettere ai giocatori, in questo momento forse la squadra azzurra ha proprio bisogno di un motivatore di questo tipo».

Sullo sfondo, le voci di leggende come Gianni Rivera ricordano che i problemi del calcio italiano sono strutturali e profondi: la svalutazione dei vivai, il potere eccessivo degli agenti, la mancanza di investimenti sui giovani. «Le società non credono più alle politiche che creavano i fratelli Baresi e i Maldini», ha dichiarato l’ex Pallone d’Oro. Giorgio Chiellini, dal canto suo, ha invitato alla lucidità: «Abbiamo toccato il punto più basso. Ora serve un progetto comune, costruito insieme da tutte le componenti del movimento, senza cercare alibi». Le ultime news sull’Italia raccontano dunque di una Nazionale che soffre, ma che cerca con determinazione la strada per tornare protagonista.