Dopo aver annunciato un irrigidimento delle sanzioni statunitensi, Donald Trump è tornato a parlare di Cuba e, con tono ironico – come sottolinea CNN – ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero “prenderne il controllo”. Una considerazione che ha suscitato diverse critiche. “Proviene da un posto chiamato Cuba, un luogo di cui prenderemo il controllo molto presto”, ha dichiarato il presidente americano rivolgendosi a una persona tra il pubblico durante un evento in Florida.
Intanto, sul piano sportivo, Cuba non si è qualificata ai Mondiali. Se così non fosse stato, qualcuno avrebbe potrebbe ipotizzare ripercussioni sulla sua partecipazione dopo l’ennesima uscita trumpiana: al termine dei gironi della CONCACAF, Panama, Haiti e Curaçao hanno ottenuto la qualificazione diretta, mentre Giamaica e Suriname, le migliori seconde, sono state eliminate nello spareggio interzona.
Le dichiarazioni di Trump su Cuba si inseriscono in un quadro geopolitico già estremamente teso, che ha finito per investire direttamente il mondo del calcio in vista dei Mondiali 2026, in programma tra Canada, Messico e Stati Uniti a partire dall’11 giugno. Il caso più eclatante riguarda l’Iran, qualificato al Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, la cui partecipazione alla rassegna iridata è diventata ogni giorno più incerta. Il presidente FIFA Gianni Infantino ha più volte ribadito che “l’Iran sarà certamente presente alla Coppa del Mondo 2026”, ma gli sviluppi diplomatici e logistici raccontano una storia ben diversa.
Sul fronte strettamente calcistico, la Federazione iraniana ha visto annullati numerosi test match in preparazione al torneo: dopo Porto Rico e Panama, anche Macedonia del Nord e Angola hanno rinunciato alle amichevoli previste nel pre-ritiro in Turchia. Lo stesso commissario tecnico Amir Ghalenoei ha ammesso pubblicamente il caos: “Preferisco non fare nomi in questo momento. Ieri avevo citato due squadre, ma quando sono arrivato in hotel ho scoperto che quegli incontri erano stati annullati”. Nonostante ciò, il tecnico ha mostrato determinazione: “Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale. Se Dio vuole lo faremo”.
A complicare ulteriormente il quadro, il segretario di Stato americano Rubio ha chiarito la posizione di Washington in merito all’accesso al territorio statunitense: “Il problema non sarebbero gli atleti. Sarebbero alcune delle altre persone che l’Iran vorrebbe portare, alcune delle quali hanno legami con le Guardie Rivoluzionarie. Quello che non possono fare è portare un gruppo di terroristi delle Guardie Rivoluzionarie nel nostro Paese e fingere che siano giornalisti e preparatori atletici”. Una posizione che ha alimentato con forza l’ipotesi di un ripescaggio dell’Italia, non qualificatasi per i playoff europei, al posto del Team Melli. Tra i sostenitori più convinti di questo scenario c’è Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump, che ha dichiarato di credere in “almeno il 50% di possibilità, forse anche di più” che gli Azzurri vengano chiamati a sostituire l’Iran.