Ripescaggio Italia ai Mondiali, la mossa degli Emirati Arabi Uniti cambia le carte in tavola

Articolo di Nicola Lama

La clamorosa uscita dall’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) degli Emirati Arabi Uniti non è solo un episodio tecnico legato al mercato petrolifero. È un gesto politico di portata storica, che segnala la nascita di un nuovo ordine mediorientale sotto la pressione della guerra in Iran. E che, in un certo senso, potrebbe rafforzare la già forte candidatura emiratina nel caso in cui l’Iran non dovesse partecipare ai campionati del mondo che si giocheranno in Nordamerica: si è rafforzato senza ambiguità l’asse con Washington e con Israele.

È un’alleanza fondata non su affinità ideologiche, ma su un calcolo freddo: chi può garantire protezione reale in caso di guerra. Gli Accordi di Abramo firmati nel 2020 sotto la prima Amministrazione Trump appaiono oggi non più come un gesto diplomatico isolato, ma come l’anticipazione di un cambiamento strutturale. L’uscita dall’Opec si inserisce in questo quadro. L’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio era stata per decenni uno strumento di potere collettivo del mondo arabo. Oggi, agli occhi degli Emirati, quel modello appare obsoleto. Le quote produttive limitano la capacità di reagire rapidamente a shock come quello provocato dalla guerra.

Il Canada ha intanto negato l’ingresso al presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, e ad altri due dirigenti al suo seguito, impedendo così ai tre di partecipare al Congresso FIFA appena iniziato a Vancouver.

Nonostante il caso diplomatico, in apertura dei lavori il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha confermato che la nazionale iraniana prenderà regolarmente parte ai Mondiali del 2026. “L’Iran sarà certamente presente alla Coppa del Mondo 2026 e giocherà le sue tre partite come previsto negli Stati Uniti”, ha dichiarato.

Fuori dal Congresso FIFA, nel frattempo, una trentina di manifestanti avvolti in bandiere iraniane e con in mano cartelli si sono radunati per esprimere il loro desiderio di un cambio di regime, intonando cori a sostegno di Reza Pahlavi, figlio dell’ex Scià e figura dell’opposizione iraniana. “Le Guardie Rivoluzionarie sono terroristi”, hanno gridato. “FIFA, nessun accordo con i terroristi”. In questo clima le quote di una possibile partecipazione dell’Italia ai Mondiali sono crollate, nonostante le parole di Infantino.

La vicenda si intreccia con le tensioni diplomatiche che investono direttamente l’Italia. Il presidente americano Donald Trump ha definito “probabile” un possibile ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, sostenendo che l’Italia “non è stata per nulla d’aiuto” nel conflitto con l’Iran. “Perché non dovrei? L’Italia non ci è stata di alcun aiuto”, ha dichiarato Trump, aggiungendo critiche anche alla Spagna. A rispondere è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani”.

Sul fronte del possibile ripescaggio, il nodo principale non riguarderebbe gli atleti in sé. Come ha precisato il segretario di Stato americano Rubio: “Il problema non sarebbero gli atleti. Sarebbero alcune delle altre persone che l’Iran vorrebbe portare, alcune delle quali hanno legami con le Guardie Rivoluzionarie. Quello che non possono fare è portare un gruppo di terroristi delle Guardie Rivoluzionarie nel nostro Paese e fingere che siano giornalisti e preparatori atletici”. Dall’Iran, il commissario tecnico Amir Ghalenoei si è espresso senza mezzi termini: “Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale. Se Dio vuole lo faremo”, mentre il ministro dello Sport Ahmad Donyamali ha ribadito che “se la sicurezza dei giocatori della nazionale negli Stati Uniti sarà garantita, partiremo per il Mondiale”. La nazionale iraniana ha pianificato amichevoli di preparazione in Turchia, con tra le possibili avversarie anche la Spagna, attuale campione d’Europa, prima del trasferimento negli Stati Uniti. L’Iran affronterà poi la Nuova Zelanda e il Belgio a Los Angeles rispettivamente il 16 e il 21 giugno, chiudendo il girone con l’Egitto a Seattle il 26 giugno.

Insieme con la musica lo sport è sempre stato al centro dei suoi interessi. Gli piace leggere e scrivere ed è anche appassionato di cinema: il suo idolo è Quentin Tarantino e il suo film preferito è Pulp Fiction.

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