Ripescaggio Italia ai Mondiali, dopo la presa in giro scoppia il caos

Articolo di Aldo Seghedoni

Adesso ci prendono pure in giro. Non sembrano particolarmente alte le speranze dell’Italia di essere ripescata per i Mondiali che si giocheranno dall’11 giugno al 19 luglio in Canada, Messico e Stati Uniti: la questione legata all’Iran, al di là delle frasi di circostanza, è tutt’altro che risolta, ma non sembra in discussione la pole position degli Emirati Arabi Uniti in caso di sostituzione del Team Melli. In Svizzera, intanto, c’è chi ironizza: “Siete diventati la patria dello 0-0, ma dove volete andare?” si legge su un blog piuttosto seguito con riferimento non soltanto al deludente match tra Milan e Juventus ma anche alle sfide giocate ieri tra Como e Napoli e tra Atalanta e Genoa. La pubblicazione del testo, che voleva essere ironico, su alcuni social ha scatenato il caos: più di un italiano ha chiamato in causa la tragica vicenda di Crans-Montana, che al di là della grande tristezza per le giovani vittime, è un nervo scoperto nei rapporti tra i due stati.

La situazione legata al ripescaggio si è ulteriormente complicata nelle ultime ore. Il Segretario Generale della FIFA, Mattias Grafström, ha presentato le sue scuse formali a Mehdi Taj, Presidente della Federazione calcistica iraniana, dopo che quest’ultimo era stato respinto all’aeroporto di Toronto durante il Congresso FIFA di Vancouver, invitandolo a un incontro a Zurigo previsto per il 20 maggio. Nonostante ciò, il presidente FIFA Gianni Infantino aveva già dichiarato a Vancouver che “l’Iran sarà certamente presente alla Coppa del Mondo 2026 e giocherà le sue tre partite come previsto negli Stati Uniti”. Parole che, unite alla posizione di vantaggio degli Emirati Arabi Uniti — il cui recente addio all’Opec ha ulteriormente rafforzato l’asse con Washington — rendono lo scenario del ripescaggio azzurro sempre più un miraggio.

A complicare ulteriormente la posizione italiana sul piano diplomatico ci si sono messe anche le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha definito “probabile” un possibile ritiro delle truppe statunitensi dall’Italia, sostenendo che il Paese “non è stato per nulla d’aiuto” nel conflitto con l’Iran. A rispondere è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili a una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani”. Un botta e risposta che non ha certo giovato all’immagine dell’Italia nei corridoi che contano.

Tornando al campo, il pareggio a reti inviolate tra Atalanta e Genoa al Gewiss Stadium ha rappresentato l’ennesimo capitolo di una crisi nerazzurra sempre più preoccupante: nelle ultime quattro partite di Serie A, la Dea ha raccolto appena due punti, frutto dei pareggi contro Cagliari e Genoa, intervallati dalle sconfitte contro Roma e Juventus. Raffaele Palladino aveva tentato di scuotere i suoi con scelte coraggiose, proponendo dal primo minuto il tandem offensivo Scamacca-Krstovic con De Ketelaere nel ruolo di trequartista, ma l’esperimento non ha sortito gli effetti sperati. Il più ispirato della serata è stato Giacomo Raspadori, entrato nella ripresa, che a poco più di dieci minuti dal novantesimo ha centrato una clamorosa traversa con una bordata dal limite. Sul fronte opposto, il Genoa di Daniele De Rossi può festeggiare una salvezza conquistata matematicamente con tre turni d’anticipo, nonostante le assenze pesanti di Norton-Cuffy e Baldanzi.

Non meno deludente lo 0-0 del Sinigaglia tra Como e Napoli, dove i padroni di casa hanno sfiorato il vantaggio in più occasioni: già all’8′ Douvikas aveva avuto una grande chance su assist di Nico Paz, con il tiro respinto sulla linea da Rrahmani, mentre Diao ha fallito una clamorosa doppia occasione nel corso della ripresa. Gli azzurri hanno resistito e nel finale hanno addirittura sfiorato il colpo: all’80’ McTominay ha concluso di poco a lato, mentre all’85’ Politano ha colpito il palo. Antonio Conte ha spiegato nel dopopartita la sostituzione di Kevin De Bruyne dopo un’ora di gioco: “In sette giorni non è cambiato niente, De Bruyne sta come stava nella scorsa partita. La sua è stata una prestazione molto ordinata. A un certo punto ho semplicemente deciso di spostare McTominay sulla trequarti facendo entrare Anguissa in mediana”. Un pareggio che vale comunque al Napoli la matematica certezza della qualificazione in Champions League, con il club partenopeo ora a quota 70 punti, ma che complica la rincorsa all’Inter capolista, già a +9 e a un passo dallo scudetto.

 

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

TG SPORT

Articoli correlati