Iran
Aggiornato Mar 19 Mag 2026 alle 15:21A meno di un mese dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026 in Canada, Stati Uniti e Messico, la situazione legata alla partecipazione dell’Iran resta uno dei temi più caldi e seguiti nel panorama calcistico internazionale. Le ultime notizie confermano che il Team Melli sta proseguendo la preparazione, ma tra ostacoli diplomatici, problemi di visto e tensioni geopolitiche, l’incertezza rimane altissima.
Il vertice di Zurigo e le condizioni dell’Iran alla FIFA
Il nodo centrale di tutta la vicenda sarà sciolto — almeno in parte — nell’atteso incontro tra la Federazione calcistica iraniana e la FIFA, previsto il 20 maggio a Zurigo. Il presidente della federcalcio di Teheran, Mehdi Taj, ha già illustrato le dieci condizioni poste dall’Iran per prendere parte alla competizione. Tra le principali figurano il rilascio senza ostacoli dei visti per tutti i giocatori e i membri dello staff tecnico — in particolare per coloro che hanno prestato servizio nelle Guardie Rivoluzionarie, come Mehdi Taremi ed Ehsan Hajsafi — la garanzia di non essere sottoposti a interrogatori straordinari alla frontiera, e l’autorizzazione a esporre esclusivamente la bandiera ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran negli stadi.
La questione dei visti è tutt’altro che risolta: al 9 maggio nessun giocatore né membro dello staff aveva ancora ricevuto il visto americano, come confermato dall’ambasciatore iraniano in Messico. Quattro dei giocatori più importanti della rosa rischiano di non poter ottenere il documento a causa del loro passato nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, organizzazione classificata come terroristica sia dagli Stati Uniti che dal Canada. Proprio quest’ultimo aveva già respinto Taj all’aeroporto di Toronto, impedendogli di partecipare al Congresso FIFA di Vancouver — un episodio che ha ulteriormente inasprito i rapporti e spinto la FIFA a presentare scuse formali, invitando la delegazione iraniana all’incontro svizzero.
La preparazione del Team Melli tra amichevoli e infortuni
Nonostante il clima di incertezza, l’Iran sta portando avanti la propria preparazione atletica. È attualmente in corso la terza fase del ritiro della nazionale, che proseguirà fino al trasferimento in Turchia. Il 29 maggio ad Antalya è già fissata un’amichevole contro il Gambia — la federazione iraniana ha accettato di coprire tutte le spese della trasferta — mentre è in via di ufficializzazione un test match contro la Polonia di Robert Lewandowski, considerato un ottimo banco di prova in vista del Mondiale. Il presidente Taj ha confermato di aver già parlato con il numero uno della federcalcio polacca e che l’annuncio ufficiale è imminente.
Sul fronte degli infortuni, il commissario tecnico Amir Ghalenoei deve fare i conti con brutte notizie. Ali Gholizadeh, attaccante esterno del Lech Poznan e tra i più in forma della rosa, si è infortunato gravemente al ginocchio durante una partita di campionato contro il Motor Lublin e salterà il Mondiale, restando fermo per circa otto mesi. Anche Alireza Jahanbakhsh, veterano con 97 presenze in nazionale, ha subito un infortunio in Belgio, anche se l’entità del problema è ancora da valutare. Due perdite pesanti per un gruppo che Ghalenoei aveva descritto con entusiasmo: «Hanno le qualità per compiere un’impresa epica al Mondiale. Possono farcela, hanno il potenziale tecnico per rendere questo torneo indimenticabile».
L’Italia alla finestra: il ripescaggio resta un’ipotesi
In questo scenario di grande incertezza, l’Italia continua a osservare con attenzione gli sviluppi. In caso di forfait iraniano, la FIFA starebbe valutando l’organizzazione di un mini torneo di playoff con due semifinali e una finale, al quale gli Azzurri parteciperebbero di diritto in quanto prima squadra europea esclusa nel ranking FIFA. Accanto all’Italia figurerebbero la Danimarca e due rappresentanti asiatiche, con Emirati Arabi Uniti e Oman in pole position per la loro confederazione.
L’ipotesi del ripescaggio azzurro era stata rilanciata con forza da Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente americano Donald Trump, che aveva parlato di «50% di possibilità, forse anche di più» di vedere l’Italia ai Mondiali. Una prospettiva che in Italia ha diviso l’opinione pubblica e il mondo politico, con il ministro dello Sport Abodi e quello dell’Economia Giorgetti contrari, e che ha scatenato anche la reazione ironica della diplomazia iraniana. L’ambasciata dell’Iran in Ghana aveva scritto su X rivolgendosi agli italiani: «Sappiamo che ami troppo il calcio per prendere anche solo in considerazione un’offerta del genere».
Per ora, tuttavia, tutto dipende dall’esito del vertice di Zurigo del 20 maggio. Il presidente FIFA Gianni Infantino ha ribadito più volte che l’Iran giocherà le sue tre partite negli Stati Uniti — contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto — escludendo qualsiasi spostamento in Messico. La parola definitiva, però, spetta ancora alla politica e alla diplomazia internazionale, in un intreccio tra sport e geopolitica che tiene con il fiato sospeso milioni di tifosi, italiani compresi.