Carlos Alcaraz
Aggiornato Ven 02 Ott 2026 alle 11:52Carlos Alcaraz è stato assoluto protagonista delle ultime settimane del circuito tennistico, tra il ritorno in campo agli US Open dopo un lungo infortunio al polso, la Laver Cup e le dichiarazioni che hanno animato il dibattito sul futuro del tennis mondiale. Le ultime notizie sul campione di Murcia raccontano di un atleta che ha ritrovato la competitività, ma che non ha rinunciato a lanciare segnali chiari sul modo in cui intende gestire la propria carriera.
Alcaraz alla Laver Cup: il gesto con Cobolli e l’omaggio a Sinner
A Londra, alla O2 Arena, Alcaraz ha preso parte alla nona edizione della Laver Cup come membro del Team Europe capitanato da Yannick Noah. Tra i momenti più significativi del torneo, quello che ha visto lo spagnolo avvicinarsi a Flavio Cobolli dopo la sconfitta contro l’americano Learner Tien, rincuorando il romano al termine di un match combattuto fino al super tie-break. Un gesto che ha confermato la statura umana del campione iberico, oltre che quella tennistica.
Ma le parole più attese di Alcaraz in questi giorni hanno riguardato il grande assente della seconda parte di stagione: Jannik Sinner. In più occasioni, a margine della Laver Cup, lo spagnolo ha reso omaggio al rivale italiano. Intervistato dalla BBC, ha dichiarato: “Devo ammettere che mi manca: mi manca vederlo nel circuito e affrontarlo in campo. Jannik mi spinge a essere un giocatore migliore”. A TNT Sports ha poi indicato la finale del Roland Garros 2025, vinta in rimonta contro Sinner, come il miglior match disputato in carriera. Un tributo sincero a chi considera l’avversario più difficile mai affrontato, con cui nel 2026 si è scontrato una sola volta, nella finale di Monte Carlo vinta dall’altoatesino per 7-6(5), 6-3.
Alcaraz ha anche ammirato apertamente alcune caratteristiche tecniche di Sinner: “Mi piacerebbe avere alcuni colpi che ha Jannik”, ha confessato in un’intervista, dimostrando una lucidità e una generosità rare tra i grandi campioni. Il rientro del numero uno del mondo è atteso a Pechino, e lo spagnolo non ha nascosto l’entusiasmo: “Spero che potremo ritrovarci già entro la fine dell’anno”.
Il grido d’allarme sul calendario e il rientro agli US Open
Prima della Laver Cup, settembre aveva visto Alcaraz tornare in campo agli US Open dopo quasi cinque mesi di stop per l’infortunio al polso subito a Barcellona. Il rientro a Flushing Meadows è stato graduale ma convincente: vittoria all’esordio contro Safiullin, poi il successo su Wu Yibing e Tommy Paul, prima della sconfitta ai quarti di finale contro Ben Shelton al termine di una battaglia di oltre quattro ore e mezza, conclusa alle 3.33 di notte. Un risultato che, al netto dell’eliminazione, ha confermato la ritrovata competitività del murciano.
Proprio il percorso agli US Open ha però riacceso con forza il dibattito sul calendario tennistico. Alcaraz si è espresso con parole nette e senza filtri: “Non voglio più essere costretto a fermarmi per un infortunio, mi prenderò pause più lunghe in futuro. Non starò fermo per quattro mesi, ma uno o due sì, anche saltando alcuni tornei importanti. Stare sempre in campo è impossibile”. Lo spagnolo ha puntato il dito contro un sistema che obbliga i giocatori di vertice a competere per quaranta settimane all’anno, citando come esempi gli stop di Sinner, Jack Draper e Joao Fonseca. Le sue parole hanno scosso l’intero circuito, aprendo un dibattito che ha coinvolto dirigenti, allenatori e altri protagonisti del tour.
Al coro si è unita anche Aryna Sabalenka, che ha chiesto l’eliminazione dei tornei obbligatori per tutelare la salute degli atleti. Paolo Bertolucci, con un post durissimo sui social, ha parlato di “piano diabolico atto a distruggere il tennis”, riferendosi alle partite che terminano nel cuore della notte. Juan Martín del Potro, dal canto suo, ha consigliato ad Alcaraz e Sinner di ascoltare il proprio corpo, sottolineando come i due fenomeni possano permettersi pause lunghe senza perdere posizioni significative in classifica.
Nel frattempo, i numeri della stagione 2026 raccontano una storia eloquente: mentre Alexander Zverev ha disputato 66 partite in 15 tornei, restando in campo per oltre 152 ore complessive e conquistando Roland Garros e US Open approfittando delle difficoltà fisiche dei rivali, Alcaraz si è fermato a soli 30 incontri stagionali. Una differenza abissale che alimenta la riflessione sulla necessità di un approccio più selettivo alla programmazione, tema che l’ATP non può più permettersi di ignorare.