Fortitudo Bologna

Aggiornato Mer 03 Giu 2026 alle 11:41

Si chiude un’era in casa Fortitudo Bologna. La sconfitta in gara-3 delle semifinali playoff di Serie A2 contro Verona ha sancito la fine del percorso della Effe nella post-season, e con essa si è concluso anche il triennio di Attilio Caja sulla panchina biancoblù. Le ultime notizie raccontano di un addio carico di emozioni, ma anche di una squadra che ha lottato fino all’ultimo respiro in una serie decisa da margini minimi.

Verona si è imposta in tutti e tre gli incontri della semifinale, due dei quali per un solo punto. In gara-2, terminata 75-74 dopo un supplementare, la Fortitudo aveva avuto l’ultimo possesso senza riuscire a capitalizzarlo. Caja non aveva nascosto il rammarico: «Siamo sotto 0-2 ma abbiamo avuto in entrambi i casi l’ultimo possesso: siamo orgogliosi, abbiamo giocato sempre alla pari, una ce la saremmo meritata anche se accettiamo il verdetto sul campo». Le prestazioni di Sorokas (21 punti) e Moore (19) non erano bastate a piegare una Verona trascinata da Zampini e McGee, allenata in modo impeccabile da Ramagli.

L’addio di Caja: tre anni di storia con la Fossa

Al termine dell’ultima partita, Attilio Caja ha salutato la Fortitudo con parole sentite, rivolte in particolare alla Fossa, la tifoseria organizzata che ha accompagnato la squadra in ogni trasferta. «Penso alla Fossa che trascina la gente dimostrando cosa significhi la fede nella squadra», ha dichiarato il tecnico lombardo, che ha poi tracciato un bilancio del suo triennio: il primo anno tra infortuni e difficoltà, il secondo con la rimonta dai posti playout fino ai playoff, il terzo con la chance della promozione diretta sfumata all’ultima giornata di regular season per via del risultato di Scafati. «Tifosi incredibili, ovunque vado nessuno ha mai messo una parola storta. Accettiamo il verdetto», ha concluso Caja, ringraziando il presidente Tedeschi per avergli dato fiducia.

Un addio che era nell’aria già da settimane. Lo stesso Caja aveva ammesso a fine aprile di sentirsi «in chiusura», consapevole che la società si stesse già muovendo per individuare il suo successore. Una situazione gestita con la serenità e la lucidità che hanno contraddistinto il suo approccio durante tutto il percorso bolognese, senza polemiche né recriminazioni pubbliche.

Il mercato: chi resta, chi parte, i nuovi obiettivi

Con la mancata promozione in Serie A, la Fortitudo dovrà ora affrontare una sessione di mercato in ottica A2. Il nome che rimbalza con maggiore insistenza è quello di Grant Basile, ala statunitense naturalizzata italiana reduce dalla promozione con Cantù — club con cui ha poi risolto consensualmente il contratto — e attualmente impegnata a Porto Rico con i Piratas de Quebradillas, dove nella scorsa stagione aveva impressionato nei playoff con 22,3 punti e 6,8 rimbalzi in sei gare. Su di lui ci sarebbero anche Pesaro, Sassari e Verona, oltre alla stessa Fortitudo e a Brindisi, soprattutto qualora sulla panchina pugliese dovesse approdare Nicola Brienza, che con Basile ha già formato un sodalizio vincente a Cantù.

Sul fronte delle uscite, occhi puntati su Alvise Sarto, il veneziano classe 2000 che ha vissuto una stagione straordinaria con la maglia biancoblù. La Reyer Venezia si è mossa concretamente per riportarlo nella sua città natale, nonostante il giocatore sia legato alla Fortitudo da un biennale in scadenza nel 2027. Sarto aveva chiuso la regular season come uno degli elementi più letali dell’Effe, con prestazioni di altissimo livello anche nei playoff: emblematica la sua prova sul campo di Brindisi, dove aveva messo a referto 24 punti con 6/9 dall’arco, risultando MVP di un successo esterno fondamentale per la conquista del terzo posto in classifica.

La stagione della Fortitudo era partita con grandi ambizioni: la squadra aveva chiuso la regular season al terzo posto con un differenziale punti di +168, alle spalle di Scafati — già promossa — e Pesaro. Persino le proiezioni dell’intelligenza artificiale avevano indicato Bologna come la squadra più attrezzata per arrivare fino in fondo, con una stima del 35% di probabilità di promozione contro il 15% accreditato a Verona. La realtà del campo ha raccontato una storia diversa, condizionata anche dall’assenza di Gianluca Della Rosa nelle semifinali: il playmaker pistoiese era stato costretto al ricovero ospedaliero dopo un infortunio subito nei quarti contro Avellino, privando Caja di un elemento chiave nel momento più delicato della stagione.

Nonostante l’amaro epilogo, il percorso nei quarti di finale contro Avellino aveva mostrato il carattere di questo gruppo. La serie era arrivata alla bella dopo che i campani avevano rimontato due volte i bolognesi in casa propria, ma il PalaDozza aveva risposto presente nell’occasione più importante: la Fortitudo aveva travolto Avellino 93-61 in gara-5, indirizzando la partita già nel primo quarto con un parziale di 28-9. Un gruppo che, come aveva sottolineato Caja nel suo saluto finale, «non si è mai scoraggiato» e ha spesso giocato fuori ruolo senza mai perdere la bussola. Il verdetto del campo è stato accettato, ma la Fossa e l’intera Bologna cestistica sanno che questa Effe ha dato tutto quello che aveva.