La tragica e inquietante morte di Fessor Leonard, ex Fortitudo

Articolo di Flavio Brambilla

La Federale, squadra dominante in quegli anni in Svizzera, rimane ai vertici anche nella stagione 1977/78 e decide di rafforzarsi con un giocatore di grande talento: Fessor Leonard. Il suo curriculum è impressionante: aveva già giocato a Bologna, sponda Fortitudo, dove si era messo in luce con prestazioni straordinarie. Il suo arrivo suscita grande entusiasmo tra gli appassionati del Canton Ticino. La sua vicenda, tragica e inquietante al tempo stesso, resta ancora oggi avvolta nel mistero, un caso mai risolto. Si parlò di suicidio, ma non fu mai dimostrato. La sua scomparsa sconvolse profondamente la squadra, la città e tutta la Svizzera Italiana. Inizialmente fu anche accusato di aver aggredito un’anziana a Massagno, ma la donna ritirò la denuncia e Leonard venne scagionato.

Nato il 19 giugno 1953 a Columbus, in Georgia, nel profondo Sud degli Stati Uniti, Leonard cresce in un contesto segnato dalla discriminazione razziale. Per lui il basket rappresenta una possibilità concreta di riscatto sociale. Alto 2,13 metri, atletico e tecnicamente dotato, viene notato dall’università di Furman, dove si afferma come uno dei migliori giocatori a livello universitario. Nonostante il talento, è una persona introversa e fragile dal punto di vista psicologico.

Nel 1974 la Fortitudo Bologna lo ingaggia, vedendo in lui un grande potenziale. Con il suo contributo, la squadra conquista la promozione in Serie A e nel 1976 ottiene ottimi risultati, arrivando fino alle competizioni europee. Nel 1977 Leonard guida i bolognesi alla finale di Coppa Korac, persa contro la Jugoplastika di Spalato. Nonostante il successo, viene ceduto a sorpresa alla Federale Lugano, scelta che lascia molti perplessi.

A Bologna Leonard gioca ad altissimi livelli ed è molto apprezzato dai tifosi, ma resta una persona solitaria e difficile nei rapporti. Il suo carattere instabile e la sua irrequietezza probabilmente spingono la società a non confermarlo. A Lugano si spera che un ambiente meno stressante possa aiutarlo a ritrovare equilibrio, ma le cose non vanno come previsto. Nei mesi precedenti alla sua morte non riesce a esprimere il suo talento, anche a causa della depressione.

Il 20 febbraio 1978 Leonard viene trovato morto nel suo appartamento a Canobbio. La scena presenta elementi inquietanti: giornali bruciati, medicinali sul comodino, porte e finestre chiuse. La notizia provoca sgomento nel mondo del basket. Tra tristezza e rabbia, prende piede l’ipotesi del suicidio, mai confermata. Leonard, pur dotato fisicamente e tecnicamente, era fragile e soggetto a scatti d’ira.

Pochi giorni prima di Natale 1977 era stato coinvolto in un episodio controverso: l’aggressione a un’anziana a Massagno, che lui ha sempre negato. Viene incarcerato per alcuni giorni, periodo durante il quale, secondo alcuni, avrebbe maturato l’idea del suicidio. Tuttavia, le indagini non riescono a dimostrare né il suicidio né la sua colpevolezza nell’aggressione. La denuncia viene ritirata e Leonard viene assolto.

Chi lo conosceva lo descrive come una persona difficile da interpretare: taciturno, poco incline alla socializzazione. Un talento straordinario, ma segnato da una profonda fragilità interiore.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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