Raffaele Palladino

Aggiornato Ven 15 Mag 2026 alle 09:15

Il futuro di Raffaele Palladino sulla panchina dell’Atalanta è il tema dominante delle ultime settimane in casa nerazzurra. Dopo una stagione vissuta tra alti e bassi, il tecnico campano si trova a fare i conti con un’incertezza che si trascina ormai da tempo, alimentata da dichiarazioni sibilline da parte sua e della società. Le ultime notizie confermano che la decisione sulla sua permanenza a Bergamo verrà presa solo a stagione conclusa, in un summit con la dirigenza orobica.

Palladino sotto esame: la vittoria di San Siro non basta a fare chiarezza

Il 2-3 firmato dall’Atalanta sul campo del Milan ha rappresentato una risposta importante in un momento delicato. La vittoria di San Siro ha chiuso una stagione in chiaroscuro con una nota positiva, ma non ha dissipato i dubbi sul futuro della panchina. Lo stesso Palladino, ai microfoni di DAZN nel dopopartita, ha scelto parole misurate: «Non penso al mio futuro ma al presente, visto che ancora devo finire bene questa stagione. Io all’Atalanta ho dato tutto, spero che anche in società il mio lavoro possa essere apprezzato. Le valutazioni arriveranno a fine stagione da parte della società». Parole che suonano come quelle di un allenatore consapevole di essere in bilico, ma determinato a non mostrare crepe.

Altrettanto ermetico era stato Luca Percassi prima del fischio d’inizio a San Siro: «Con Mister Palladino siamo stati sempre molto chiari. C’è un confronto costante, dialogo aperto e un rapporto sincero. Ma questo tipo di temi ci piace affrontarli a stagione conclusa». Una risposta che, di fatto, non risponde. Il clima attorno alla Dea resta quindi sospeso, con l’allenatore che già a inizio maggio, dopo il deludente 0-0 interno contro il Genoa, aveva ammesso candidamente di sentirsi «sotto esame». In quell’occasione aveva aggiunto: «A fine campionato mi incontrerò con la società, discuteremo e insieme valuteremo il da farsi».

La stagione dell’Atalanta si chiude con il settimo posto in Serie A, un percorso in Champions League terminato agli ottavi di finale contro il Bayern Monaco — dopo la pesante sconfitta per 6-1 all’andata a Bergamo — e una semifinale di Coppa Italia persa ai rigori contro la Lazio. Un bilancio che non è né esaltante né disastroso, ma che lascia aperte molte domande sulla direzione tecnica del club.

Un percorso iniziato a novembre: dalla tredicesima posizione all’Europa

Per comprendere appieno la situazione attuale, è necessario ricordare da dove è partita questa avventura. Palladino era arrivato a Bergamo l’11 novembre 2025, chiamato a sostituire Ivan Juric dopo l’esonero seguito alla sconfitta contro il Sassuolo. All’epoca l’Atalanta era tredicesima in classifica, con soli 13 punti e a sei lunghezze dalla zona Europa. Il tecnico campano, ex allenatore di Monza e Fiorentina, aveva firmato un contratto fino al 30 giugno 2027 e si era subito messo al lavoro per ridare identità e risultati a una squadra in evidente difficoltà.

La risalita è stata reale: «L’Atalanta era tredicesima e ora è settima», ha ricordato lo stesso Palladino a maggio, rivendicando il lavoro svolto. Nel mezzo, una serie di risultati importanti — tra cui la vittoria per 3-0 sulla Juventus in Coppa Italia che aveva regalato la semifinale — alternati a prestazioni opache, come la sconfitta per 3-1 a Verona o il crollo in Champions contro il Bayern. Il tecnico ha dovuto gestire anche situazioni extra-campo complesse, prima tra tutte la telenovela Lookman, conclusasi con la cessione dell’attaccante nigeriano all’Atletico Madrid per 35 milioni di euro a gennaio 2026.

Sul fronte del mercato estivo, intanto, si profilano già alcune questioni spinose. Sead Kolasinac non sembrerebbe rientrare nei piani futuri del club e potrebbe lasciare Bergamo a parametro zero. Ben diverso il discorso legato a Honest Ahanor, il giovane difensore classe 2008 arrivato dal Genoa per circa 18 milioni di euro: le sue prestazioni hanno attirato le attenzioni del Real Madrid, ma l’Atalanta non intende fare sconti su un giocatore la cui valutazione ha già superato i 30 milioni di euro. Queste decisioni di mercato, tuttavia, dipenderanno anche — e forse soprattutto — da chi siederà sulla panchina nerazzurra nella prossima stagione. Una risposta che, per ora, nessuno a Bergamo sembra ancora pronto a dare.