Mondiali 2026

Aggiornato Mar 12 Mag 2026 alle 15:23

A poco più di un mese dall’inizio dei Mondiali 2026, il grande tema che tiene banco nel calcio italiano e internazionale è quello del possibile ripescaggio dell’Italia al posto dell’Iran. Una vicenda che intreccia sport, geopolitica e diplomazia, e che nelle ultime settimane ha vissuto sviluppi sempre più concreti e ravvicinati.

L’Iran conferma ma pone condizioni: il ripescaggio azzurro resta possibile

La nazionale iraniana ha ufficialmente confermato la propria partecipazione alla Coppa del Mondo, ma lo ha fatto ponendo alla FIFA dieci condizioni precise. Il presidente della federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha richiesto tra le altre cose il rilascio senza ostacoli dei visti per giocatori e staff — inclusi elementi con trascorsi nelle Guardie Rivoluzionarie come Mehdi Taremi ed Ehsan Hajsafi — garanzie di sicurezza negli aeroporti, negli hotel e negli stadi, l’autorizzazione esclusiva alla bandiera ufficiale della Repubblica Islamica e la limitazione delle domande dei giornalisti ai soli aspetti tecnici e sportivi. Un comunicato affidato alla tv di Stato che suona più come un ultimatum che come una disponibilità al dialogo.

La situazione era già precipitata nei giorni scorsi quando la delegazione iraniana, guidata dallo stesso Taj, era stata respinta all’aeroporto di Toronto Pearson durante il Congresso FIFA a Vancouver. La federazione di Teheran aveva definito l’accaduto “un insulto a uno degli organi più onorevoli delle forze armate iraniane”. Nel frattempo, le tensioni tra Washington e Teheran non accennano a diminuire: Donald Trump aveva scritto su Truth “The storm is coming”, mentre la Guida Suprema iraniana aveva risposto che “l’unico posto per gli USA nel Golfo Persico è in fondo al mare”. Un clima che rende la trasferta americana dei calciatori iraniani sempre più complicata da immaginare.

L’Iran è inserito nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, con partite previste a Los Angeles il 16 e il 21 giugno e a Seattle il 26 giugno. La FIFA aveva già respinto la richiesta di spostare le gare in Messico, nonostante la disponibilità espressa dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum. Le condizioni poste dall’Iran alla FIFA lasciano aperta la porta a un clamoroso forfait.

L’Italia aspetta: tra speranza, imbarazzo e il precedente della Danimarca ’92

In questo scenario di grande incertezza, l’Italia resta la nazionale con il ranking FIFA più alto tra le escluse dal torneo, dopo la dolorosa eliminazione ai calci di rigore contro la Bosnia-Erzegovina a Zenica. L’articolo 6.7 del regolamento FIFA prevede che, in caso di rinuncia di una squadra qualificata, la federazione internazionale possa designare un sostituto a propria discrezione. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane figurano un ripescaggio diretto degli Azzurri, un mini-torneo intercontinentale con Italia, Danimarca, Emirati Arabi Uniti e Nigeria, oppure — soluzione considerata remota — lasciare il girone G a sole tre squadre.

A ravvivare le speranze azzurre è intervenuto anche l’ex centrocampista danese Henrik Larsen, protagonista del clamoroso trionfo della Danimarca agli Europei del 1992, quando gli scandinavi furono ripescati dieci giorni prima dell’inizio del torneo al posto della Jugoslavia esclusa per la guerra nei Balcani. “È un caso molto simile a quello della mia Danimarca”, ha dichiarato Larsen alla Gazzetta dello Sport. “L’Italia non partecipa al Mondiale da 12 anni. Tutto può succedere”. Il paragone con la Danimarca campione d’Europa ha riacceso il dibattito in tutto il Paese.

Anche Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump per le partnership globali, aveva già confermato di aver suggerito al presidente americano e al numero uno della FIFA Gianni Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia, stimando in almeno il 50% le probabilità di un ripescaggio azzurro. Secondo il Financial Times, l’iniziativa sarebbe anche uno “sforzo per riparare i legami tra Trump e la premier Giorgia Meloni”.

Tuttavia, la prospettiva del ripescaggio divide profondamente l’opinione pubblica italiana. Secondo un sondaggio Izi, circa il 70% degli italiani si è dichiarato contrario all’eventualità. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha dichiarato di sentirsi “offeso” all’idea, sottolineando che “la partecipazione a un Mondiale va meritata”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato ancora più netto: “La trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei”. Sulla stessa lunghezza d’onda il giornalista Enrico Mentana, che ha definito un eventuale ripescaggio “squallido, ingiusto e offensivo per la nostra storia sportiva”, e il collega Mauro Mazza, che ha invitato gli Azzurri a “restare a casa e guardarlo in televisione”.

Anche il giornalista Sky Fabio Caressa ha preso una posizione netta: “Ritengo che la percentuale di venire ripescati, al momento, sia pari a zero. L’Iran fuori dal Mondiale vorrebbe dire che la guerra va avanti, che lo sport perde il suo significato di avvicinare i popoli anche nei momenti di difficoltà. È una cosa molto più importante di un ripescaggio della Nazionale”.

La deadline per la decisione definitiva era fissata al 13 maggio: l’Iran avrebbe dovuto comunicare il proprio forfait entro quella data per evitare pesanti sanzioni. Con la conferma condizionata arrivata nei giorni scorsi, la situazione rimane in bilico. Le ultime ultime notizie sui Mondiali 2026 indicano che la FIFA dovrà sciogliere la riserva in tempi strettissimi, con il torneo che prenderà il via l’11 giugno con la partita Messico-Sudafrica. Il tempo stringe, e l’Italia — volente o nolente — resta in attesa di sapere se il suo Mondiale inizierà davvero davanti a un televisore.