Continuano a tenere banco le voci di super playoff: c'è però chi si sente escluso anche da questa possibilità e chiede di essere ascoltato.
La Nazionale italiana continua a mantenere accesa una fiammella di speranza verso il Mondiale 2026, viste le continue voci di forfait da parte dell’Iran in un contesto geopolitico estremamente delicato, e l’articolo 6.7 del regolamento FIFA, che prevede la designazione di un sostituto a discrezione della stessa Federazione internazionale in caso di rinuncia da parte di una selezione già qualificata, tiene aperta la porta almeno fino a 30 giorni prima del calcio d’inizio della prima gara della rassegna iridata.
Negli ultimi giorni si è parlato di un “super playoff” fra alcune delle migliori nazionali escluse a seguito delle qualificazioni: le selezioni di cui si è discusso maggiormente sono Italia (migliore in assoluto nel ranking fra le escluse), Nigeria (migliore nel ranking tra le africane), Emirati Arabi Uniti e Bolivia (entrambe fuori agli ultimi ostacoli). C’è però chi non ci sta, sentendosi ulteriormente escluso: è, ad esempio, il caso del Camerun.
A Yaoundé, infatti, c’è chi alza la voce sottolineando che l’unica nazionale africana a chiudere un Mondiale senza sconfitte (a Spagna 1982, infatti, ottenne tre pareggi che però non valsero la qualificazione alla fase successiva), nonché l’unica, sempre tra le africane, a sconfiggere il Brasile nella rassegna iridata, non debba essere esclusa a priori dal discorso ripescaggio, chiedendo che l’attenzione mediatica e politica non debba concentrarsi esclusivamente sulla Nigeria.
L’idea che la Nigeria possa essere considerata automaticamente la candidata africana di riferimento viene percepita da molti, in Camerun, come una mancanza verso una nazionale che ha scritto pagine fondamentali della storia del calcio del continente. Lo scenario, dunque, è ancora da definire e fino alla data limite, quella del 12 maggio, l’idea è che tutto possa cambiare anche solo nel giro di poche ore, non solo per quanto riguarda la nostra Nazionale.