Red Bull

Aggiornato Mar 08 Set 2026 alle 08:40

La stagione 2026 della Formula 1 ha rappresentato per la Red Bull un anno di profondi cambiamenti, tensioni interne e risultati deludenti in pista, culminati però con una notizia destinata a segnare il futuro della scuderia di Milton Keynes: il rinnovo contrattuale di Max Verstappen fino al 2030, annunciato nel weekend del Gran Premio d’Olanda a Zandvoort. Un epilogo che chiude definitivamente mesi di speculazioni, voci di mercato e retroscena che avevano tenuto il paddock con il fiato sospeso per tutta l’estate.

Il rinnovo di Verstappen e la fine delle voci di mercato

Per settimane, il futuro del quattro volte campione del mondo era stato al centro di un intreccio di indiscrezioni alimentato da elementi concreti e difficili da ignorare. Le immagini di Verstappen in vacanza in Sardegna in compagnia di Toto Wolff e delle rispettive partner avevano riacceso le speculazioni su un possibile approdo dell’olandese in Mercedes, scenario che si era già profilato in passato. Lo stesso Verstappen aveva ammesso, a fine 2025, che un approccio con il team principal delle Frecce d’Argento c’era effettivamente stato, salvo poi scegliere di restare alla Red Bull. A complicare ulteriormente il quadro, il contratto dell’olandese conteneva una clausola rescissoria che gli avrebbe permesso di svincolarsi qualora non avesse chiuso la stagione nei primi due posti della classifica iridata — condizione tutt’altro che scontata, visto il sesto posto in classifica con soli 109 punti al giro di boa del campionato, contro i 219 del leader Andrea Kimi Antonelli.

Anche il padre Jos aveva contribuito ad alimentare il mistero, rilasciando dichiarazioni criptiche sui social in cui smentiva le ricostruzioni circolanti, lasciando intendere che la situazione fosse ancora più complessa di quanto apparisse. Le parole di Jos Verstappen avevano di fatto confermato che le trattative tra le parti fossero tutt’altro che lineari. Alla fine, però, il prolungamento è arrivato, con la Red Bull che ha definito la collaborazione con Verstappen ‘una delle più significative nella storia della F1’.

Una stagione difficile per la Red Bull in pista

Sul fronte sportivo, il 2026 è stato fin dall’inizio un anno di sofferenza per la scuderia di Milton Keynes. Verstappen aveva chiuso il Gran Premio del Giappone all’ottavo posto, sfogandosi apertamente sulla Formula 1 moderna e arrivando persino a evocare l’ipotesi del ritiro. A Monte Carlo, la sua gara era durata appena pochi secondi: la Red Bull si era piantata sul posto allo spegnimento dei semafori, costringendo l’olandese a ripartire in coda al gruppo prima del ritiro ufficiale al secondo giro. Il ritiro lampo a Monaco aveva rappresentato uno dei momenti più bassi di una prima parte di stagione da dimenticare.

La scuderia aveva cercato di reagire portando importanti pacchetti di aggiornamenti già a partire dal Gran Premio di Miami, con un secondo intervento significativo previsto per l’Austria. Il team principal Laurent Mekies — subentrato a Christian Horner dopo il clamoroso licenziamento dell’inglese a stagione in corso, al termine di una collaborazione ventennale — aveva riconosciuto apertamente che ‘saranno necessari ulteriori passi per competere davvero con la Mercedes’. Un’ammissione che fotografava con chiarezza il divario accumulato rispetto ai top team, con la Red Bull scivolata al quarto posto nella classifica costruttori.

Il cambio al vertice tecnico aveva fatto molto discutere. Bernie Ecclestone aveva dichiarato di non comprendere le modalità del licenziamento di Horner, avvenuto con effetto immediato dopo Silverstone. Helmut Marko, consulente storico del team, aveva invece difeso la scelta spiegandola con una logica calcistica: ‘Se le cose non vanno, l’allenatore deve andarsene’. Il retroscena sull’addio a Horner, rivelato dallo stesso Marko, aveva chiarito che la decisione era stata presa dall’amministratore delegato Oliver Mintzlaff, con Verstappen informato ma non coinvolto direttamente.

Zandvoort: l’ultima gara in patria con il rinnovo in tasca

Il Gran Premio d’Olanda a Zandvoort ha assunto quindi un significato simbolico doppio per Verstappen: l’ultima gara in patria prima che il circuito uscisse dal calendario, e il weekend in cui è arrivato l’annuncio del rinnovo che blindava il suo futuro alla Red Bull. Un contesto emotivo di grande intensità, reso ancora più complesso dalla presenza di una Ferrari particolarmente motivata, con Lewis Hamilton e Charles Leclerc reduci da settimane di lavoro intenso a Maranello durante la pausa estiva e determinati a ridurre il gap in classifica da Antonelli. Il formato del weekend, con la Sprint Race del sabato come quinta prova stagionale, aggiungeva ulteriore pepe a una sfida già ricca di spunti.

In classifica generale, il dominio di Antonelli restava schiacciante con 219 punti, frutto di sei vittorie tra cui il Grand Chelem di Monaco e il trionfo di Spa-Francorchamps. Per la Red Bull e per Verstappen, Zandvoort rappresentava soprattutto l’occasione per ritrovare competitività e dimostrare che il rinnovo non era solo un atto di fedeltà sentimentale, ma la scelta di chi crede ancora nel progetto tecnico della scuderia austriaca.