La gara del quattro volte campione del mondo, di fatto, è durata appena un secondo dopo lo spegnimento dei semafori.
Un secondo. Tanto è durato, di fatto, il Gran Premio di Monaco per Max Verstappen: partito dalla seconda posizione in griglia, l’olandese ha vissuto un avvio da incubo perché allo spegnimento dei semafori la sua Red Bull si è letteralmente piantata sul posto, lasciandolo immobile mentre il resto del gruppo scattava verso Sainte Dévote.
Il rischio incidente, tra l’altro, è stato enorme, vista la natura del tracciato, stretto e circondato dalle barriere. I piloti delle vetture alle sue spalle hanno dovuto evitarlo all’ultimo istante, mettendo duramente alla prova i loro riflessi per far sì che non ci fosse alcun contatto. Fortunatamente tutto è filato liscio (tranne, naturalmente, per lo stesso Verstappen) e il temuto tamponamento non si è verificato.
Verstappen è poi riuscito a far ripartire la monoposto, ma solo per accodarsi in fondo al gruppo. Via radio ha subito comunicato al box di avere un problema al motore, mentre il team gli chiedeva di proseguire per tentare una diagnosi in movimento e provare a dare un senso alla domenica del quattro volte campione del mondo, costretto a girare come un doppiato dopo poche centinaia di metri.
Al secondo giro è arrivata la conferma: ritiro ufficiale. La Red Bull ha richiamato Verstappen ai box, mettendo fine a una gara che, di fatto, non è mai iniziata. Un epilogo inatteso, che lascia l’olandese a mani vuote nel weekend più iconico della stagione. Un problema che apre inevitabilmente interrogativi sulla tenuta della Red Bull, sempre più lontana dalle posizioni di vertice del campionato.