ripescaggio italia ai mondiali
Aggiornato Mer 10 Giu 2026 alle 14:44A meno di due settimane dall’inizio dei Mondiali 2026 in Canada, Stati Uniti e Messico, il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali rimane un tema caldo, alimentato da due fronti di incertezza che tengono in sospeso la comunità calcistica internazionale: la situazione diplomatica dell’Iran e l’emergenza sanitaria legata all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Le ultime notizie, però, non sono incoraggianti per gli Azzurri.
Iran e visti: la partita più complicata
Il nodo principale resta quello dell’Iran, la cui partecipazione alla Coppa del Mondo è stata messa in discussione per settimane a causa delle tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran. Il Team Melli, che nel girone G dovrà affrontare Nuova Zelanda e Belgio a Los Angeles e l’Egitto a Seattle, ha già dovuto spostare il proprio campo base dall’Arizona a Tijuana, in Messico, dopo il rifiuto degli Stati Uniti di ospitare la delegazione iraniana per tutta la durata del torneo. Una mossa che ha colto di sorpresa le autorità americane e che ha complicato ulteriormente i rapporti tra le due nazioni.
Il problema centrale rimane quello dei visti a entrata multipla: i giocatori e lo staff tecnico iraniani dovranno entrare e uscire dagli USA almeno tre volte per disputare le partite del girone, ma i documenti necessari non sono ancora stati rilasciati. Il presidente della federcalcio iraniana Mehdi Taj ha dichiarato apertamente che “gli Stati Uniti devono concedere visti a entrata multipla a tutti i giocatori”, mentre l’ambasciatore iraniano in Messico ha parlato di una violazione dei principi di equità sportiva. Il vicepresidente della federazione iraniana, Mehdi Mohammad Nabi, ha riferito che una risposta dalle autorità statunitensi era attesa entro questa settimana, ma al momento tutto tace.
A rendere il quadro ancora più teso ci hanno pensato le dichiarazioni militari iraniane: il vice comandante dell’esercito Habibollah Sayyary ha minacciato gli USA con parole durissime, promettendo risposte “ancora più vigorose” a qualsiasi nuova aggressione. Parole che, secondo i media americani, hanno innervosito Donald Trump, coinvolto personalmente nei negoziati con Teheran. Le minacce iraniane agli USA rischiano dunque di avere ripercussioni dirette anche sul piano sportivo, rendendo la situazione dei visti ancora più difficile da sbloccare.
Sul campo, intanto, l’Iran ha ripreso ad allenarsi: il 29 maggio ha battuto il Gambia 3-1 in un’amichevole ad Antalya, in Turchia, con reti di Yousefi, Rezaeian e Mehdi Taremi, prima di affrontare il Mali il 4 giugno nell’ultima uscita prima del Mondiale. Segnali di una squadra che vuole esserci, ma che non ha ancora la certezza di poterci essere.
Il ruolo dell’articolo 6.7 e le speranze azzurre
In questo scenario di incertezza, l’Italia osserva da spettatrice interessata. In base all’articolo 6.7 del regolamento FIFA, che prevede la possibilità di sostituire un’associazione ritirata o esclusa con un’altra federazione, gli Azzurri sarebbero tra i principali candidati al ripescaggio in caso di forfait iraniano, grazie alla loro posizione nel ranking FIFA tra le nazionali non qualificate.
A tenere viva la fiamma della speranza è stato soprattutto Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e inviato del presidente Trump, che ha dichiarato di aver proposto direttamente a Trump e al presidente FIFA Gianni Infantino la candidatura italiana. “Nel caso in cui, per qualsiasi ragione, la nazionale iraniana non dovesse presentarsi, l’Italia potrebbe essere presa in considerazione. Del resto abbiamo vinto quattro Mondiali”, ha detto Zampolli, aggiungendo di essere convinto che possano esserci “colpi di scena” data la tendenza dell’Iran a cambiare frequentemente posizione.
Tuttavia, le voci ottimistiche si scontrano con la realtà istituzionale. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha spento ogni entusiasmo, dichiarando che un ripescaggio “non sarebbe né possibile né opportuno” e ricordando come i regolamenti prevedano eventuali sostituzioni solo all’interno della stessa confederazione continentale. “Una Nazionale come la nostra deve qualificarsi sul campo”, ha sottolineato il ministro, chiudendo di fatto la porta a qualsiasi illusione di carattere politico-sportivo.
L’Italia riparte dai giovani: le convocazioni di Baldini
Mentre si aspettano sviluppi dal fronte FIFA, la Nazionale italiana ha già voltato pagina sul piano tecnico. Il commissario tecnico ad interim Silvio Baldini, subentrato dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso all’indomani della sconfitta di Zenica contro la Bosnia — che ha certificato la terza assenza consecutiva degli Azzurri dal Mondiale — ha convocato un gruppo completamente rinnovato per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia.
La rosa, con un’età media di poco superiore ai 20 anni, punta sui talenti emergenti del calcio italiano. L’unico big presente è Gianluigi Donnarumma, con 81 presenze in Azzurro, affiancato da giovani come Pisilli, Camarda, Pio Esposito e Comuzzo. Baldini ha chiarito il suo ruolo in conferenza stampa con disarmante onestà: “Per allenare l’Italia serve un certo curriculum, e io oggi non ce l’ho. Non faccio certo il pavone: punto all’Europeo Under 21 e alle Olimpiadi”. Un segnale chiaro che il traghettatore non ha ambizioni oltre il suo mandato temporaneo.
Sullo sfondo, intanto, si delineano i contorni del prossimo commissario tecnico stabile. Secondo gli ultimi rumors, i candidati principali sarebbero Roberto Mancini e Antonio Conte, entrambi liberi da impegni: il primo pronto a lasciare l’Al-Sadd grazie a una clausola rescissoria, il secondo reduce dall’addio al Napoli dopo lo scudetto del 2025. La corsa alla panchina azzurra è già entrata nel vivo, con il candidato presidente Giovanni Malagò che si sta muovendo attivamente sulla questione.
In definitiva, le ultime notizie sul ripescaggio dell’Italia ai Mondiali dipingono un quadro in cui le speranze si affievoliscono giorno dopo giorno. L’Iran sembra determinato a partecipare nonostante tutto, il Congo ha confermato la propria presenza e le istituzioni sportive italiane non alimentano illusioni. Gli Azzurri guardano al futuro, consapevoli che la strada per tornare ai Mondiali passa necessariamente dal campo.