Alle 21 italiane di giovedì il calcio d'inizio della prima partita, ma l'aspetto sportivo non riesce ancora a prendersi le prime pagine.
Il Mondiale 2026 si apre oggi alle 21 italiane, con la sfida fra Messico e Sudafrica in uno dei templi del calcio, lo stadio Azteca di Città del Messico, ma l’atmosfera non è quella di una grande festa globale. Il torneo parte già avvolto da tensioni, accuse incrociate e un clima politico che continua a sovrastare ogni tema sportivo, ed è soprattutto quanto sta accadendo negli Stati Uniti, il Paese dei tre organizzatori che ospiterà il maggior numero di partite, a mantenere infuocato il dibattito anche nel giorno del via.
Il caso dell’arbitro somalo Omar Artan, respinto alla frontiera USA nonostante fosse stato selezionato dalla FIFA, resta una ferita aperta. Il direttore di gara aveva rotto il silenzio, spiegando di voler guardare avanti dopo il rientro forzato in Somalia, dove è stato accolto come un eroe. Ma la vicenda continua a produrre onde d’urto, anche a seguito delle parole di Gianni Infantino che ha ribadito la posizione della Federazione internazionale: “Non possiamo intrometterci nelle politiche migratorie di un Paese organizzatore”.
La scintilla successiva è arriva dal Canada. David Eby, premier della British Columbia, la provincia occidentale del Paese in cui la città più popolosa è Vancouver, ha pubblicato su X un messaggio destinato a far discutere: “Il Signor Artan sarebbe accolto e celebrato nella British Columbia per quello che ha dovuto passare – ha scritto -. Facciamolo arbitrare a Vancouver”.
Una provocazione politica più che una proposta reale (la possibilità che Artan possa arbitrare in questi Mondiali, dopo quanto accaduto, è pari a zero) ma sufficiente per fare il giro del mondo. Il sottotesto è evidente: un attacco diretto alla gestione statunitense dei visti e, indirettamente, alla leadership di Donald Trump nel contesto di un torneo che gli USA ospitano insieme a Messico e Canada.
Gli Stati Uniti e il loro presidente restano dunque nel mirino di vibranti critiche, da più parti, per l’eccessiva rigidità nei controlli d’ingresso. Un tema che nelle ultime settimane ha alimentato tensioni crescenti: il risultato è un Mondiale che parte con un carico di polemiche senza precedenti tra accuse di ingerenze politiche, casi diplomatici, frontiere chiuse e un clima internazionale tutt’altro che disteso. E mentre il pallone sta per rotolare, l’impressione è che il campo rischi di essere solo una parte della storia.