Ripescaggio Italia ai Mondiali, macché: Gianni Infantino disposto a tutto per avere l’Iran

Articolo di Marco Enzo Venturini

Iran ai Mondiali 2026, nonostante mesi di polemiche che includono la prospettiva del ripescaggio dell'Italia: ora Gianni Infantino chiude la questione.

Il caso dell’Iran, e la possibilità che non prendesse parte ai Mondiali 2026 a causa delle delicatissime situazioni geopolitiche in corso, ha tenuto per settimane l’Italia aggrappata all’eventualità di un ripescaggio in extremis alla manifestazione che inizierà giovedì 11 giugno. Eppure Gianni Infantino, presidente FIFA, nella conferenza stampa tenuta alla vigilia del via al grande evento, ha ammesso di essere disposto a fare di tutto pur di garantire la presenza del ‘Team Melli’.

“Sono davvero felice che alla fine l’Iran ci sia ai Mondiali – ha affermato Infantino -. Sono orgoglioso del lavoro svolto dalla FIFA per garantire che questo fosse possibile. Abbiamo dovuto fare i conti con circostanze particolari, non avevamo nessuna influenza su di esse. A marzo sono andato personalmente a trovarli in quel di Antalya, qualcuno mi disse che non ci sarebbero potuto essere. Sottolineai che, in quanto qualificati, sarebbero venuti. Ero pronto a mettermi personalmente alla guida del loro bus da Teheran, ma non è servito. L’hanno guidato da soli”.

La strada verso i Mondiali è stata tutt’altro che semplice per la delegazione iraniana. Le autorità statunitensi avevano inizialmente emesso i visti per i calciatori, ma avevano negato l’ingresso ad alcune figure chiave dello staff, tra cui il team manager, il direttore esecutivo, il fotografo e il responsabile della comunicazione. Una situazione che aveva spinto il capitano Ehsan Hajsafi a rivolgersi direttamente alla FIFA attraverso i microfoni della tv ufficiale dell’organizzazione: “Finora i visti sono stati rilasciati ai giocatori e ad alcuni membri dello staff tecnico ma purtroppo non a diverse figure fondamentali dello staff tecnico e dirigenziale, persone il cui ruolo è estremamente importante per la squadra. Da qui rivolgo un appello alla FIFA affinché affronti questa situazione e contribuisca a risolverla nei prossimi giorni”. Lo stesso capitano aveva poi aggiunto, con parole che fotografano la durezza del momento vissuto dal popolo iraniano: “Nell’ultimo anno il nostro Paese ha affrontato due guerre e il popolo iraniano ha vissuto momenti molto complicati. Anche i giocatori della Nazionale fanno parte di questo popolo”.

Le tensioni non si erano fermate ai visti. La federazione iraniana aveva denunciato anche la revoca della quota di biglietti riservata ai propri tifosi per le partite della fase a gironi contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, definendo la decisione “contraria allo spirito delle competizioni internazionali”. Secondo i regolamenti FIFA, alle federazioni partecipanti spetta una quota pari all’8% dei biglietti disponibili per ciascuna gara: Teheran sostiene di aver già avviato la vendita dei tagliandi, consentendo ai tifosi di organizzare viaggi e soggiorni, prima che la quota venisse improvvisamente ritirata. A inasprire ulteriormente il clima ci aveva pensato il Ministro dello Sport e della Gioventù iraniano Ahmad Donyamali, che aveva lanciato un avvertimento esplicito: “Se negli stadi in cui giochiamo dovessimo vedere una bandiera o un simbolo diverso da quello della Repubblica Islamica dell’Iran o se venissero intonati slogan che violano le norme, il dirigente della squadra avrà certamente il dovere di interrompere la partita”.

Il caso iraniano si inserisce peraltro in un quadro più ampio di tensioni alla frontiera che hanno caratterizzato la vigilia del torneo. L’episodio più clamoroso riguarda l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, premiato nel 2025 come miglior direttore di gara africano dell’anno e selezionato dalla FIFA tra i 52 arbitri per la fase finale: nonostante fosse in possesso di un visto regolare, è stato respinto e rimandato in Turchia, da dove era partito via Kenya, a causa della sospensione dei visti imposta dall’amministrazione Trump per 75 Paesi, Somalia inclusa. Sarebbe stato il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Al suo rientro a Mogadiscio, accolto da centinaia di tifosi e dal Ministro della Gioventù e dello Sport, Artan è diventato un eroe nazionale: “Vi prometto, se Dio vuole, che parteciperò alla prossima edizione dei Mondiali”, ha dichiarato in aeroporto. Anche l’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato trattenuto per sette ore all’aeroporto di Chicago prima di essere autorizzato a entrare, mentre il fotografo della nazionale irachena Talal Salah è stato definitivamente respinto. Perfino la nazionale dell’Uzbekistan, guidata dall’italiano Fabio Cannavaro, è stata sottoposta a perquisizioni con metal detector e cani antidroga all’arrivo a New York, con i video della scena diventati rapidamente virali.

Interpellato sulla questione degli ingressi negati, Infantino ha scelto parole prudenti: “Proviamo sempre a trovare una soluzione, mi dovete credere. Ma non siamo i re del mondo, non possiamo scavalcare governi e forze dell’ordine. Siamo un’organizzazione sportiva e basta”. Dal canto suo, Donald Trump ha liquidato le polemiche con poche parole pronunciate nello Studio Ovale: “Facciamo entrare le persone giuste”, aggiungendo che “i Mondiali non hanno mai avuto un successo così grande”. Una risposta che ha fatto discutere quanto e più delle tensioni che intendeva archiviare, e che ha ispirato la copertina al vetriolo de ‘L’Équipe’, intitolata “Welcome to the USA”: Trump ritratto con al collo la medaglia del “FIFA Peace Prize”, la Coppa del Mondo in una mano e Infantino trasformato in un burattino nell’altra, con ai lati l’arbitro Artan e un agente dell’ICE mascherato. Il Mondiale è pronto a partire, ma la tensione attorno all’evento sembra destinata a non placarsi.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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