Ripescaggio Italia ai Mondiali, l’arbitro respinto rompe il silenzio. E la FIFA getta benzina sul fuoco

Articolo di Nicola Lama

Le prime partite si avvicinano, ma le polemiche per le questioni extra campo restano accesissime per quanto sta accadendo negli Stati Uniti.

Il caso dell’arbitro somalo Omar Artan, respinto alla frontiera statunitense nonostante fosse stato selezionato dalla FIFA per rappresentare la Confederazione africana ai Mondiali 2026, continua ad alimentare tensioni e interrogativi in un clima già incandescente nell’immediata vigilia della prima gara della rassegna iridata, quella fra Messico e Sudafrica alle 21 italiane di giovedì 11 giugno.

Lo stesso Artan ha preferito non chiudersi in un ermetico silenzio, affidando a una breve dichiarazione il suo stato d’animo. “Sono concentrato sulle prossime sfide della mia carriera – ha spiegato -. Grazie alle Federazioni per il supporto, prometto di mantenere il mio livello. Ora devo guardare avanti”. Il direttore di gara classe 1992 ha preferito comunque non entrare nei dettagli del respingimento né nelle dinamiche che lo hanno di fatto escluso dal torneo.

Le sue parole sono arrivate nelle stesse ore in cui la FIFA ha provato a smarcarsi dalle polemiche, finendo però per alimentarle ulteriormente. Un portavoce dell’organizzazione, parlando con l’agenzia AFP, ha infatti precisato che “la FIFA non è coinvolta nelle politiche migratorie del Paese ospitante, inclusa l’assegnazione dei visti. È il governo del Paese ospitante a determinare chi riceve il visto e chi è ammesso nel suo territorio”.

Una posizione che rischia di gettare benzina sul fuoco in un momento in cui ogni dettaglio legato a esclusioni, visti negati e possibili rimpiazzi viene letto attraverso la lente del lungo dibattito sui possibili forfait (il caso Iran non è ancora di fatto chiuso), sui lunghi interrogatori cui sono stati sottoposti calciatori e dirigenti della nazionale irachena e sui controlli ritenuti eccessivamente maniacali da nazionali come quella dell’Uzbekistan, allenata dal ct italiano Fabio Cannavaro.

Il caso Artan si inserisce così in un mosaico sempre più complesso, fatto di tensioni diplomatiche, procedure d’ingresso contestate e decisioni che potrebbero avere ripercussioni sullo svolgimento del torneo. E mentre la FIFA prova a mantenere una linea neutrale, ogni episodio sembra aggiungere un nuovo livello di incertezza a un Mondiale che, a poche ore dal via, continua a far discutere più fuori dal campo che dentro.

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