Ahmad Donyamali, Ministro dello Sport e della Gioventù della Repubblica Islamica, non ha usato giri di parole.
A meno di una settimana dall’esordio della nazionale iraniana alla Coppa del Mondo 2026 la situazione è tesissima: i difficili rapporti tra Teheran e Washington stanno avendo ripercussioni anche sul mondo del calcio. Dopo i visti non concessi dalle autorità statunitensi ad alcuni membri della delegazione del Team Melli, il Ministro dello Sport e della Gioventù della Repubblica Islamica Ahmad Donyamali ha gettato benzina sul fuoco.
“Se negli stadi in cui giochiamo dovessimo vedere una bandiera o un simbolo diverso da quello della Repubblica Islamica dell’Iran o se venissero intonati slogan che violano le norme, il dirigente della squadra avrà certamente il dovere di interrompere la partita. È responsabilità degli organizzatori porre rimedio alla situazione” ha detto a Iranwire.
Dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran era emersa la possibilità che Mehdi Taremi e compagni non partecipassero alla Coppa del Mondo ma la federazione calcistica iraniana ha poi deciso che prenderà parte al torneo anche per mandare un messaggio di speranza al proprio popolo.
Nelle scorse settimane i rapporti tra Teheran e Washington sembravano essere migliorati ma successivamente c’è stata una nuova escalation e mercoledì Donald Trump ha scritto parole durissime sul social Truth: “L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto! Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo”.