Gianni Infantino

Aggiornato Dom 06 Set 2026 alle 16:24

Le ultime notizie su Gianni Infantino raccontano di un presidente della FIFA sempre più isolato, travolto da una crisi istituzionale senza precedenti che mette a rischio la sua stessa permanenza alla guida del calcio mondiale. Il progetto FIFA Forward Enterprise — la controversa iniziativa per cedere il 20% dei diritti commerciali delle competizioni FIFA, inclusa la Coppa del Mondo, a investitori privati riconducibili alla famiglia Kushner e quindi a Donald Trump — ha scatenato una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto prevedere così rapida e così compatta.

Il fronte unito contro Infantino: UEFA, CONCACAF e AFC all’attacco

La novità più rilevante degli ultimi giorni è la formazione di un blocco continentale compatto e determinato a rimuovere Infantino dal potere. Secondo quanto riportato dal Times e confermato dall’Ansa, i presidenti di UEFA, CONCACAF e AFC avrebbero già predisposto strategie concrete da mettere in atto qualora il numero uno della FIFA decidesse di ricandidarsi per un quarto mandato alle elezioni del marzo 2027. Sul tavolo c’è persino l’ipotesi di tornei internazionali paralleli, una prospettiva che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata fantascienza. “Tutti sono fermamente convinti che Infantino debba andarsene”, ha dichiarato all’Ansa una fonte vicina ai promotori dell’iniziativa, aggiungendo con sarcasmo: “Le grandi nazionali sudamericane preferirebbero affrontare Francia o Spagna oppure Libano o Gibuti?”

Sul piano legale, la pressione si fa asfissiante. La UEFA ha inviato una lettera formale a Infantino in cui afferma di “valutare attivamente azioni legali, procedimenti arbitrali e/o denunce alle autorità di controllo” in relazione al progetto FFE. Lettere analoghe sono state recapitate a Joshua Kushner, al presidente di TripAdvisor Greg Maffei e alla banca JP Morgan. La confederazione europea ha inoltre intimato alla FIFA di conservare tutti i documenti e i dati elettronici relativi al caso, per scongiurare qualsiasi rischio di distruzione di prove.

La CONCACAF, che raggruppa le 41 federazioni del Nord e Centro America inclusa la statunitense USSF, ha emesso un comunicato durissimo: “Il futuro della Coppa del Mondo FIFA è stato promosso al di fuori di ogni quadro di governance consolidato, senza trasparenza, consultazione o rispetto delle procedure previste. Una proposta di questa portata non arriva a questo punto per caso. È sintomo di una leadership che ha smesso di mettere il calcio al primo posto”. La nota si è conclusa con un affondo diretto, pur senza citare esplicitamente Infantino: “Il calcio rimarrà dove deve stare: nelle mani del calcio stesso, non di un singolo individuo”.

Il progetto FFE e il passo indietro che non basta

Per comprendere la portata della crisi, vale la pena ripercorrere le tappe di una vicenda esplosa in pochi giorni. Tutto è nato dalla rivelazione del Times che ha svelato il piano della FIFA Forward Enterprise: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre. Chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Infantino aveva inoltre promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari: compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi, ma che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.

Il passo indietro formale di Infantino non ha però placato gli animi. Nella sua nota ufficiale, il presidente FIFA ha parlato di “divisioni” createsi attorno alla proposta e ribadito l’intenzione di “riunire tutte le parti interessate nello spirito degli interessi condivisi”. Parole che suonano come un tentativo tardivo di ricucire strappi ormai profondi. A rendere ancora più difficile la posizione di Infantino era arrivata, nei giorni più caldi della crisi, la notizia delle dimissioni di Carlos Cordeiro, suo braccio destro e principale consigliere: “Sono categoricamente contrario. Questo è un male per le associazioni membri della FIFA, un male per il calcio e un male per il futuro a lungo termine del calcio”, aveva scritto l’ex banchiere su Instagram. Anche il COO della FIFA, Kevin Lamour, aveva preso le distanze dal proprio presidente.

Sul fronte politico, la figura di Donald Trump ha aleggiato per tutta la durata della crisi, data la presenza della famiglia Kushner tra i protagonisti dell’operazione. Il presidente degli Stati Uniti, interpellato nel corso di un punto stampa, aveva risposto con un secco “No” a chi gli chiedeva se avesse parlato con Infantino del progetto: una sillaba che aveva lasciato il numero uno della FIFA ancora più esposto e solo nel mezzo della tempesta.

Chi prenderà il posto di Infantino? I candidati alla successione

Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, stanno emergendo candidati sempre più accreditati per ereditare la poltrona di Infantino. Si è parlato a lungo di Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e a capo dell’European Football Clubs. Dalla stessa area geografica arriva il numero uno dell’AFC, Salman bin Ibrahim Al Khalifa. Dalla CONCACAF si fa invece il nome di Victor Montagliani, in grande crescita e apparentemente in vantaggio rispetto ad Aleksander Ceferin: il presidente della UEFA ha riguadagnato credibilità nelle ultime settimane, ma nel Vecchio Continente potrebbe soffrire la concorrenza di Dariusz Mioduski, indicato come candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia e soprattutto Spagna e Germania.

Il fronte che si è compattato contro Infantino — dalle confederazioni continentali ai governi nazionali, fino ai suoi stessi collaboratori — suggerisce che la strada verso una quarta rielezione sia oggi più impervia che mai. La UEFA è stata esplicita: “L’attuale leadership della FIFA non solo ha perso la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio”. Infantino ha ancora qualche mese per tentare una rimonta politica, ma il quadro che emerge dalle ultime notizie è quello di un presidente sempre più solo, alle prese con una crisi che rischia di segnare definitivamente la fine della sua era al vertice del calcio mondiale.