Gianni Infantino

Aggiornato Ven 12 Giu 2026 alle 15:24

Le ultime notizie su Gianni Infantino dipingono un ritratto controverso del presidente FIFA alla vigilia e all’apertura dei Mondiali 2026: un uomo capace di muoversi tra diplomazia e polemiche, costretto a difendere scelte difficili su più fronti contemporaneamente. Dall’arbitro somalo respinto alla frontiera americana, alla questione Iran, fino ai prezzi dei biglietti fuori controllo, il numero uno del calcio mondiale si trova al centro di un turbine di critiche che non accenna a placarsi.

Il caso Artan e le tensioni ai confini USA: Infantino non riesce a placare le polemiche

Il protagonista più inatteso dei Mondiali 2026, ancor prima del calcio d’inizio, ha un nome che in pochi conoscevano: Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo premiato nel 2025 come miglior direttore di gara africano dell’anno. Selezionato dalla FIFA tra i 52 arbitri per la fase finale del torneo, sarebbe dovuto essere il primo somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Non è andata così: nonostante fosse in possesso di un visto regolare, è stato respinto e rimandato in Turchia a causa della sospensione dei visti imposta dall’amministrazione Trump per 75 Paesi, Somalia inclusa. L’amministrazione americana ha giustificato il provvedimento sostenendo che Artan avrebbe legami con “sospetti membri di organizzazioni terroristiche”.

Al rientro a Mogadiscio, accolto da centinaia di tifosi e dal Ministro della Gioventù e dello Sport, Artan è diventato un eroe nazionale. “Vi prometto, se Dio vuole, che parteciperò alla prossima edizione dei Mondiali”, ha dichiarato in aeroporto. Infantino, interpellato nella conferenza stampa della vigilia, ha scelto parole prudenti ma che non hanno convinto nessuno: “Quello che è successo all’arbitro somalo è un peccato. Noi però non possiamo controllare tutto, anche se ci proviamo. Non siamo i re del mondo, non possiamo scavalcare governi e forze dell’ordine. Siamo un’organizzazione sportiva e basta”.

Il caso Artan è solo l’episodio più eclatante di una serie di tensioni alla frontiera. L’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato trattenuto per sette ore all’aeroporto di Chicago prima di essere autorizzato a entrare, mentre il fotografo della nazionale irachena è stato definitivamente respinto. Perfino la nazionale dell’Uzbekistan, guidata dall’italiano Fabio Cannavaro, è stata sottoposta a perquisizioni con metal detector e cani antidroga all’arrivo a New York, con i video della scena diventati rapidamente virali. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato la prima pagina de L’Équipe, con una copertina al vetriolo intitolata “Welcome to the USA”: Trump ritratto con al collo la medaglia del “FIFA Peace Prize”, la Coppa del Mondo in una mano e Infantino trasformato in un burattino nell’altra.

Il caso Iran: Infantino disposto a tutto, anche a guidare il bus da Teheran

Per settimane, la possibile assenza dell’Iran dai Mondiali aveva tenuto l’Italia aggrappata alla speranza di un ripescaggio in extremis. Le tensioni geopolitiche, i visti negati a membri chiave dello staff iraniano e la revoca della quota di biglietti riservata ai tifosi della Repubblica Islamica avevano alimentato dubbi concreti sulla partecipazione del “Team Melli”. Infantino, tuttavia, non ha mai vacillato nella sua determinazione a garantire la presenza iraniana, e nella conferenza stampa della vigilia ha usato parole che mescolano orgoglio e una punta di teatralità: “Sono davvero felice che alla fine l’Iran ci sia ai Mondiali. A marzo sono andato personalmente a trovarli in quel di Antalya. Ero pronto a mettermi personalmente alla guida del loro bus da Teheran, ma non è servito. L’hanno guidato da soli”.

La strada verso i Mondiali era stata tutt’altro che semplice per la delegazione iraniana. Le autorità statunitensi avevano inizialmente negato l’ingresso ad alcune figure chiave dello staff, tra cui il team manager e il responsabile della comunicazione. Il capitano Ehsan Hajsafi si era rivolto direttamente alla FIFA: “Da qui rivolgo un appello affinché affronti questa situazione. Nell’ultimo anno il nostro Paese ha affrontato due guerre e il popolo iraniano ha vissuto momenti molto complicati”. La federazione iraniana aveva inoltre denunciato la revoca della quota di biglietti riservata ai propri tifosi per le partite contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, definendo la decisione “contraria allo spirito delle competizioni internazionali”. Il percorso dell’Iran verso i Mondiali è stato uno dei capitoli più tormentati dell’intera vigilia del torneo.

Biglietti alle stelle: Infantino tra ironia e accuse di inaccessibilità

Non solo geopolitica: un altro fronte caldo per il presidente FIFA riguarda il costo dei biglietti, che ha trasformato i Mondiali 2026 nell’edizione più costosa della storia. La FIFA ha adottato un sistema di prezzi dinamici, con il biglietto più esclusivo per la finale al MetLife Stadium schizzato fino a 32.970 dollari. Sessantanove membri democratici del Congresso americano avevano scritto a Infantino denunciando come questa scelta fosse “in netto contrasto con la missione principale della FIFA di promuovere lo sviluppo del calcio a livello globale in modo accessibile e inclusivo”.

Anche Donald Trump, solitamente alleato di Infantino, aveva espresso sorpresa: “Non conoscevo quel numero. Mi piacerebbe certamente esserci, ma non li pagherei nemmeno io, sinceramente”. Il presidente americano aveva aggiunto, in quello che sembrava una critica velata: “Se le persone del Queens e di Brooklyn non possono andare, sarei deluso”. Infantino ha risposto con una difesa del mercato e una battuta che ha fatto discutere: “Se qualcuno compra un biglietto per la finale a 2 milioni di dollari, gli porterò personalmente un hot dog e una Coca Cola”. Una risposta che fotografa bene lo stile del presidente FIFA: disinvolto, a tratti sopra le righe, sempre al centro della scena, nel bene e nel male.

Il Mondiale è partito, ma le ultime notizie su Infantino confermano che il torneo più grande della storia del calcio porta con sé un carico di polemiche extraterritoriali senza precedenti. La domanda che molti si pongono è se il presidente FIFA riuscirà a far parlare di sé soprattutto per il calcio giocato, o se le tensioni politiche e diplomatiche continueranno a dominare la scena.