Gianni Infantino

Aggiornato Mer 29 Lug 2026 alle 08:21

I Mondiali 2026 si sono conclusi con il trionfo della Spagna sull’Argentina, ma le ultime notizie su Gianni Infantino raccontano una storia ben più complessa di una semplice festa sportiva. Il presidente della FIFA ha chiuso la rassegna iridata come l’aveva aperta: al centro delle polemiche, sempre più isolato sul piano istituzionale, ma convinto di aver consegnato al mondo «l’evento più incredibile della storia dell’umanità». Un’autocelebrazione in stile trumpiano che ha fatto discutere quanto e più delle tante controversie che hanno costellato il torneo.

Il post-Mondiale di Infantino: autocelebrazione e scontro con l’UEFA

A pochi giorni dalla finale del MetLife Stadium, Infantino ha scelto i social per rispondere a chi lo ha criticato durante il torneo. «A tutti coloro che si sono persi l’occasione di vedere bambini, neonati, nonni e genitori riunirsi per questo splendido evento, chiedo scusa», ha scritto il numero uno della FIFA, aggiungendo che «mentre voi vi dividete, noi ci uniamo». Parole che hanno fatto storcere il naso a molti, soprattutto alla luce della frattura ormai conclamata con l’UEFA.

Il presidente dell’UEFA Aleksander Ceferin ha disertato la finale in segno di aperto boicottaggio, certificando una rottura senza precedenti con Infantino, di cui è formalmente anche vicepresidente. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il cosiddetto caso Balogun: la FIFA ha annullato la squalifica automatica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, espulso contro la Bosnia, applicando per la prima volta nella storia dei Mondiali l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare. Dietro la decisione, secondo quanto riportato dal New York Times e confermato dallo stesso Donald Trump, ci sarebbe stata una telefonata diretta tra la Casa Bianca e i vertici della federazione internazionale. L’UEFA aveva reagito con una nota durissima, parlando di «scelta senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile» e accusando la FIFA di aver «oltrepassato una linea rossa».

Le tensioni tra le due massime istituzioni del calcio mondiale non si limitano al caso dell’attaccante del Monaco. Ceferin si oppone con fermezza all’idea di portare il Mondiale da 48 a 64 squadre, possibilità già ventilata da Infantino e confermata dal presidente della CONMEBOL in vista dell’edizione 2030. Il numero uno dell’UEFA ha inoltre contestato i prezzi proibitivi dei biglietti — un tema che aveva già scatenato polemiche fin dall’aprile scorso, quando il tagliando più costoso per la finale aveva raggiunto quota 10.990 dollari — e ha rifiutato di adottare alcune delle nuove regole introdotte dalla FIFA, come il cartellino rosso per chi copre la bocca durante una discussione.

Trump, la premiazione e i numeri record

La serata della finale è stata segnata anche dall’ingombrante presenza di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, che Infantino aveva annunciato come consegnatore del trofeo in una scelta senza precedenti rispetto alla tradizione, ha creato più di un momento di imbarazzo sul palco del MetLife Stadium. Trump ha prolungato la sua permanenza oltre il dovuto, mettendo in difficoltà persino il capitano spagnolo Rodri e lo stesso Infantino. Il difensore argentino Cristian Romero, inoltre, ha platealmente ignorato la mano tesa del presidente americano durante la consegna delle medaglie, in una scena diventata immediatamente virale.

Trump ha poi scelto di riscrivere a modo suo quella serata: sul suo Truth Social ha pubblicato un video di appena 24 secondi, tagliando tutti i momenti imbarazzanti e conservando solo le strette di mano e la consegna della coppa. Una mossa che, paradossalmente, ha confermato quanto quella notte fosse stata tutt’altro che trionfale per lui sul piano personale, nonostante i numeri record: la finale Spagna-Argentina ha totalizzato quasi 39 milioni di telespettatori su Fox, con un picco di oltre 51 milioni, stabilendo il nuovo record assoluto per una partita di calcio in lingua inglese nella storia americana.

I rapporti tra Trump e Infantino hanno rappresentato uno dei fili conduttori più controversi dell’intera manifestazione. Già prima del via al torneo, la copertina de L’Équipe intitolata «Welcome to the USA» aveva ritratto il presidente FIFA come un burattino nelle mani del tycoon americano. E i fatti sembrano aver dato ragione a quella rappresentazione: dall’annullamento della squalifica di Balogun alla decisione di affidare a Trump la consegna della Coppa del Mondo, Infantino ha sistematicamente assecondato le richieste della Casa Bianca, pagandone un prezzo altissimo in termini di credibilità istituzionale.

A fotografare meglio di chiunque altro il clima attorno al presidente FIFA sono stati i fischi che lo hanno accompagnato sugli spalti per tutta la durata del torneo, compresa la semifinale Francia-Spagna a Dallas, nel cuore del Texas repubblicano. La sua risposta — un sorriso divertito alle telecamere — ha ulteriormente irritato gli appassionati. Ora, con i Mondiali archiviati e la crisi con l’UEFA aperta, la battaglia politica nel cuore del calcio mondiale sembra destinata a proseguire ben oltre il fischio finale del MetLife Stadium.