Le recenti dichiarazioni del massimo dirigente del calcio mondiale hanno creato un'altra grande spaccatura fra gli appassionati.
Poche volte come in questa edizione dei Mondiali si è parlato del ruolo della FIFA e delle decisioni del proprio presidente, che dal 2016 è lo svizzero di origine italiana Gianni Infantino. Dalle vere o presunte interferenze politiche alla gestione degli arbitraggi, passando per decisioni controverse come quella di dividere in due periodi i tempi di gioco, ogni mossa del massimo dirigente del calcio mondiale sembra attirare con sé una valanga di polemiche. Non fa eccezione l’ultimo tema trattato: la possibilità di ampliare la Coppa del Mondo a 64 squadre.
Già nel 2026 il Mondiale è passato da 32 a 48 squadre, con qualche polemica però su una fase a gironi capace di fare poca selezione. Intervistato dalla testata elvetica ‘Bluewin’, Infantino non si è nascosto: “Si tratta sicuramente di un tema che verrà esaminato e discusso nelle commissioni competenti dopo questo Mondiale. Quando si organizza una Coppa del Mondo, è importante farlo per tutto il mondo, non solo per l’Europa e il Sud America, ma per ogni parte del pianeta”.
“Ogni nazione dovrebbe poter sognare di partecipare al Mondiale – ha aggiunto il presidente della FIFA -. Si vede chiaramente che la qualità delle squadre è altissima, e continua a crescere ovunque. Se non si dà ai Paesi più piccoli la possibilità di partecipare, a questi mancherà lo stimolo per continuare a migliorare”.
Le parole di Infantino hanno scatenato un’ondata di commenti negativi, che parlano di una riduzione della qualità e dell’esclusività del torneo, di un numero sempre più alto di gare poco competitive e di una gestione di logistica e calendario complicatissima. C’è chi parla apertamente di una scelta “più commerciale che sportiva”, accusando la FIFA di voler privilegiare l’espansione economica a scapito dell’identità storica del Mondiale.
C’è però, anche chi accoglierebbe favorevolmente un Mondiale a 64 squadre. Diversi appassionati vedono infatti l’opportunità di allargare la base globale del movimento, favorendo la crescita di federazioni emergenti e aumentando la rappresentanza dei diversi continenti, citando come esempio virtuoso il calcio africano, che ha promosso dalla fase a gironi ben nove delle dieci rappresentanti. Il dibattito, comunque, è destinato a proseguire nei prossimi mesi, soprattutto se la FIFA dovesse effettivamente scegliere la soluzione a 64.