Quanto successo nella nottata italiana non sembra essere un bel segno per i due.
Quanto successo nella nottata italiana non sembra essere un bel segno per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (che ha anche trovato il tempo di attaccare nuovamente Giorgia Meloni) e, di conseguenza, per il suo amico Gianni Infantino, il numero 1 della Fifa.
Dei tre Paesi organizzatori del campionato del mondo due hanno già smesso di sperare di alzare la coppa più ambita: prima è toccato al Canada uscire dalla competizione, travolto da un Marocco di altro livello rispetto a Jonathan David e compagni, e quindi al Messico, estromesso dall’Inghilterra.
Gli Stati Uniti, che hanno ritrovato quasi per magia Folarin Balogun, se la vedranno con il Belgio allenato da Rudi Garcia, vecchia conoscenza del calcio italiano, alle prese con un gruppo che sembrava a fine corsa ma che ha ribaltato la situazione contro un ingenuo Senegal: non c’è due senza tre e sia Trump che Infantino si toccano.
La presenza di Balogun in campo non è però frutto di fortuna sportiva, bensì di una decisione tanto clamorosa quanto controversa. La FIFA ha sospeso la squalifica dell’attaccante del Monaco applicando, per la prima volta nella storia dei Mondiali, l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, che consente di tramutare una squalifica in una sorta di “condizionale”. Balogun era stato espulso nella sfida contro la Bosnia per un intervento su Muharemovic, e il turno di stop sembrava scontato. Invece no: potrà regolarmente scendere in campo contro il Belgio, con la squalifica sospesa durante un periodo di prova.
La decisione ha inevitabilmente alimentato sospetti e polemiche, soprattutto alla luce del pubblico ringraziamento di Trump alla FIFA sui social: “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta e aver rimediato a una grande ingiustizia!”. Secondo quanto riportato dal New York Times, dietro la scelta della commissione disciplinare FIFA ci sarebbe stata addirittura una telefonata diretta tra la Casa Bianca e i vertici dell’organizzazione. Nei giorni precedenti anche il segretario di Stato Marco Rubio aveva definito il cartellino rosso “un’ingiustizia”, auspicando un intervento.
Il Belgio, dal canto suo, non ha incassato in silenzio. La Federcalcio belga si è dichiarata “sbalordita” dalla decisione e ha annunciato di stare valutando tutte le possibili opzioni, compresa quella di un ricorso legale. Secondo la federazione, la scelta della FIFA contrasterebbe con l’articolo 66.4 del Codice disciplinare, che stabilisce l’automaticità della squalifica in caso di espulsione, principio ribadito anche dall’articolo 10.5 del Regolamento della competizione e da una circolare inviata a tutte le federazioni prima del torneo. La stampa belga, senza troppi giri di parole, ha parlato apertamente di favoritismo verso la squadra di casa.