Beppe Marotta

Aggiornato Lun 28 Set 2026 alle 11:03

Beppe Marotta continua a essere il protagonista assoluto delle ultime notizie in casa Inter. Dalle strategie di mercato alle dichiarazioni pubbliche, il presidente nerazzurro ha vissuto una stagione intensa, culminata con la conquista del 21° Scudetto e ora proiettata verso una nuova fase di costruzione della rosa.

Il mercato estivo: le ultime novità su attacco e fascia destra

Le ultime news riguardanti il calciomercato dell’Inter ruotano attorno a due reparti chiave. In attacco, qualora Luis Henrique dovesse lasciare i nerazzurri — con Besiktas e Bournemouth sulle sue tracce — Marotta avrebbe già individuato i possibili sostituti. Il nome più caldo è quello di Federico Chiesa, vecchio pallino del club, attualmente ai margini del Liverpool e desideroso di tornare in Serie A. Sullo sfondo restano anche Jadon Sancho, svincolato dopo l’esperienza all’Aston Villa, e Raheem Sterling, quest’ultimo considerato un’opzione meno probabile ma non del tutto esclusa a parametro zero.

Sul lato destro della difesa, la cessione di Denzel Dumfries al Real Madrid ha imposto alla dirigenza di accelerare i tempi. L’obiettivo primario resta Marco Palestra, rientrato all’Atalanta dopo il prestito al Cagliari, ma la richiesta di 50 milioni da parte del club orobico frena l’operazione. Come alternativa, Marotta ha sondato Daniel Muñoz del Crystal Palace e Dani Carvajal, svincolato dopo la lunga avventura al Real Madrid. Lo stesso presidente ha confermato pubblicamente l’interesse per profili italiani: «Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter».

Lo Scudetto e il nuovo ciclo con Cristian Chivu

A maggio, a margine della festa per il ventunesimo titolo nazionale, Marotta aveva tracciato le linee guida del futuro nerazzurro: «Qualche cambiamento ci sarà, non sarà una rivoluzione, ma un’evoluzione naturale». Parole che hanno trovato conferma nei mesi successivi, con le partenze di elementi storici come Darmian, Acerbi, Mkhitaryan, Sommer e probabilmente De Vrij, salutati da oltre 75mila tifosi a San Siro nell’ultima giornata di campionato.

Al centro del progetto tecnico c’è Cristian Chivu, scelto da Marotta per raccogliere l’eredità di Simone Inzaghi, passato all’Al-Hilal. Una scelta difesa con convinzione dal presidente anche nei momenti di difficoltà: «Ha un metodo moderno, grandi capacità, valorizza tutti i giocatori ed è dotato di una grande cultura del lavoro». Sul fronte delle voci di mercato legate alla panchina, Marotta aveva già smentito con fermezza un presunto accordo con Diego Simeone: «È una fake news, siamo contenti di Chivu».

Parallelamente, il presidente ha blindato Alessandro Bastoni, nonostante l’interesse del Barcellona: «È un interessamento non ufficiale e non concreto, lui ha voglia di rimanere e noi siamo contenti». Una presa di posizione netta, che segue la difesa pubblica del difensore dopo le polemiche seguite al Derby d’Italia contro la Juventus, quando Marotta aveva parlato di «gogna mediatica sproporzionata» nei confronti del giocatore.

San Siro e il ruolo pubblico di Marotta

Tra le ultime notizie che hanno riguardato il dirigente varesino, spicca anche la questione stadio. Dopo mesi di battaglie istituzionali, l’ufficialità della cessione del Meazza a Inter e Milan da parte del Comune di Milano ha rappresentato un traguardo importante. «Adesso inizia un percorso difficile, pieno di difficoltà, ma porterà sicuramente grandi soddisfazioni», ha commentato Marotta, sottolineando come uno stadio moderno rappresenti «un patrimonio non soltanto per i due club, ma per l’intera città di Milano».

Sul piano personale, il presidente nerazzurro ha ricevuto la laurea honoris causa in Marketing e mercati globali dall’Università Bicocca di Milano e la nomina ad ambasciatore dello sport in oratorio da parte del CSI Milano, confermando un profilo che va ben oltre la dimensione puramente calcistica. «Lo sport è un contenitore di tantissimi valori: rispetto dell’avversario, fairplay, umiltà e coraggio», ha dichiarato in quell’occasione, ribadendo un’identità che affonda le radici nella formazione oratoriana vissuta in prima persona.