Intervenuto a Radio Anch’Io Sport su Radio1, il presidente nerazzurro ha spiegato anche la scelta di affidare la panchina a Cristian Chivu
Il giorno dopo la conquista del 21° Scudetto, Beppe Marotta rivendica la solidità del progetto Inter e celebra la continuità costruita negli ultimi anni: “Tutto sommato l’Inter è cambiata poco, abbiamo dato spazio alla continuità di un modello che portiamo avanti da qualche anno. Sottolineo che questo management, con Ausilio e Baccin, ha vinto tre Scudetti con tre allenatori e due proprietà diverse”.
Intervenuto a Radio Anch’Io Sport su Radio1, il presidente nerazzurro ha spiegato anche la scelta di affidare la panchina a Cristian Chivu dopo l’addio di Simone Inzaghi, nonostante l’esperienza ancora limitata del tecnico: “Con Fabregas c’è stato solo un contratto preliminare, come con Chivu. La nostra scelta è caduta su Cristian perché aveva le caratteristiche che cercavamo, mentre dall’altra parte c’erano degli impedimenti oggettivi”.
Marotta ha poi ribadito le ambizioni europee del club, senza nascondere il rammarico per le occasioni mancate: “La Champions è un obiettivo straordinario che tutti vorrebbero vincere, purtroppo io ho fatto 4 finali perse con due squadre diverse. Mi piacerebbe molto vincerla, ma non si può ottenere tutto. Sicuramente l’anno prossimo proveremo a migliorare le nostre performance in Europa”.
Tra i temi affrontati anche il futuro di Alessandro Bastoni, finito nel mirino dei grandi club europei, compreso il Barcellona: “Bastoni? È un talento, è stato sfortunato in certi episodi e manifestazioni che ha avuto. Si è reso protagonista di una ingenuità e il primo ad accorgersene è stato lui, noi l’abbiamo aiutato perché quando un giovane sbaglia è giusto correggerlo. È un grande campione, su di lui ci sono gli occhi puntati di grandi club e non nascondo quello del Barcellona. Ma è un interessamento non ufficiale e non concreto, lui è un nostro giocatore e ha voglia di rimanere. Noi siamo contenti”.
Infine, un passaggio sulle critiche ricevute sui social, liquidate con serenità dopo il trionfo: “In Italia imperversa la cultura dell’invidia ma io non ci faccio caso, il mio ruolo è pubblico e i social sono pieni di leoni da tastiera. Ormai lo accetto e vado avanti facendo esperienze nuove e cercando di migliorare. Io sono molto tranquillo, questa è stata una impresa storica di tutta l’Inter e ci godiamo questo momento”.