Belgio
Aggiornato Ven 02 Ott 2026 alle 08:59La serata del 25 settembre 2026 all’Olimpico di Roma resterà a lungo impressa nella memoria degli appassionati azzurri come una delle più buie della recente storia della Nazionale italiana. Il debutto di Roberto Mancini nel suo secondo corso da commissario tecnico si è trasformato in un incubo: Italia-Belgio è terminata 0-2, con i Diavoli Rossi capaci di punire gli errori degli avversari con chirurgica precisione e di riportare a galla tutte le fragilità di un gruppo ancora alla ricerca di una vera identità.
La partita aveva già preso una piega negativa ancor prima del fischio d’inizio. Durante l’esecuzione degli inni nazionali, parte del pubblico presente sugli spalti ha fischiato La Brabançonne, l’inno belga. Un episodio che si inserisce in un contesto già teso per il calcio italiano, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali e ancora scosso dalla multa inflitta alla Juventus per il mancato rispetto del minuto di silenzio in memoria di Sandro Mazzola. Il resto della tifoseria ha tentato di coprire i fischi con un applauso, ma la figuraccia era già di portata internazionale.
Due errori, due gol: il copione impietoso degli Azzurri
Sul campo, il Belgio ha sfruttato con cinismo due disattenzioni individuali che hanno indirizzato la gara. Al 21′ Kevin De Bruyne ha strappato il pallone dai piedi di Alessandro Romano in mediana, innescando la verticalizzazione per Mika Godts che ha firmato il vantaggio ospite. Al 69′ è stata una leggerezza di Nicolò Barella nella trequarti avversaria, unita al mancato ripiegamento dei compagni, a spianare la strada al raddoppio di Dodi Lukebakio. Nel mezzo, gli Azzurri avevano fallito tre occasioni limpide per pareggiare con Kean, Gianluca Mancini e Pio Esposito, prima che il ct varasse un triplo cambio inserendo Scalvini, Frattesi e Daniel Maldini.
Particolarmente amara la serata per Alessandro Romano, il giovane centrocampista del Cagliari sul quale Mancini aveva puntato con convinzione come perno della mediana. Nato a Winterthur il 17 giugno 2006 da una famiglia con radici napoletane e pugliesi, Romano aveva percorso tutta la trafila delle giovanili svizzere prima di essere notato dalla Roma nel 2022 e approdare poi al Cagliari dopo un prestito allo Spezia in Serie B. La FIFA aveva approvato il cambio di nazionalità sportiva aprendo la strada alla convocazione azzurra, una scelta che in Svizzera non era passata inosservata: ‘Se uno ha fatto tutto il proprio percorso qui e poi preferisce andare con l’Italia, che vada con l’Italia. La Nazionale svizzera non deve chiedere l’elemosina a nessuno’, aveva commentato con amarezza l’ex internazionale elvetico Alberto Regazzoni.
Mancini e Adani: nessun alibi, ma la strada è in salita
Nel dopopartita, Roberto Mancini non si è nascosto dietro scuse e ha di fatto dato ragione a chi fischiava all’Olimpico. ‘I fischi ci stanno. Quando perdi mi sembrano qualcosa di abbastanza normale’, ha ammesso il commissario tecnico ai microfoni di Sky Sport. ‘C’è da lavorare e basta. Nel primo tempo il Belgio ha giocato meglio di noi e ci ha fatto soffrire, a inizio ripresa abbiamo giocato bene 25 minuti e poi abbiamo concesso il raddoppio. Lì è finita la partita. C’è tempo, ci sono cinque partite da giocare, proveremo a vincerle.’ Una dichiarazione che suona come un atto di onestà, ma che non cancella le preoccupazioni di chi segue la Nazionale.
Ancora più duro il giudizio di Daniele Adani, tra i più severi sulla prima uscita della nuova gestione azzurra. ‘Se facciamo così, provando ad equipararci a tante squadre che giocano i Mondiali, abbiamo già perso’, ha dichiarato l’ex difensore di Fiorentina e Inter in diretta sui canali Rai. ‘Siamo l’unica Nazionale tra le prime 20 del ranking che non partecipa ai Mondiali.’ Parole che fotografano impietosamente una realtà difficile da ignorare, soprattutto alla luce degli obiettivi dichiarati da Mancini al momento del suo ritorno sulla panchina azzurra: ‘Sulla scelta di anni fa dovrò fare bene per riconquistare i tifosi azzurri che si sono arrabbiati o si sono sentiti traditi.’
A rendere ancora più pesante la sconfitta ci pensano i numeri storici. L’ultimo ko contro il Belgio risaliva al 13 novembre 2015, quando con Antonio Conte in panchina i Diavoli Rossi si imposero 3-1 a Bruxelles: da allora gli Azzurri erano rimasti imbattuti in sei sfide consecutive contro i belgi, comprese le vittorie a Euro 2016 e a Euro 2020. Undici anni di imbattibilità spazzati via in una serata da dimenticare.
La serata si è conclusa con un ulteriore episodio di tensione: dopo il triplice fischio, Romelu Lukaku ha mimato con le dita il risultato del match a Gianluigi Donnarumma. Il portiere e capitano azzurro non ha accettato il gesto, raggiungendo l’avversario fino a centrocampo. Tra i due non sono mancate parole pesanti e qualche spintone, tanto che l’arbitro Siebert ha deciso di ammonirli entrambi, insieme a Daniel Maldini, accorso nel capannello che si era formato. La rissa sfiorata tra Donnarumma e Lukaku ha chiuso nel peggiore dei modi una notte già da incubo.
Ora il calendario non concede margini di manovra. Dopo questa sconfitta, l’Italia dovrà affrontare due volte la Turchia prima di chiudere il primo blocco di impegni con la complicata trasferta di Saint-Denis contro la Francia di Zinedine Zidane. Nel Gruppo 1 di Lega A l’obiettivo minimo resta conquistare uno dei primi due posti per accedere ai quarti di finale in programma nel marzo 2027, ma la strada si è già fatta in salita dopo appena novanta minuti di gioco.