Tra gli uomini più attesi del nuovo corso da ct di Roberto Mancini, Alessandro Romano ha iniziato Italia-Belgio come peggio non poteva immaginare.
Italia-Belgio ci ha messo poco più di 20 minuti a trasformarsi in un incubo per Alessandro Romano. Il centrocampista del Cagliari, una delle novità più attese del nuovo corso di Roberto Mancini da ct, è sceso in campo dal primo minuto nella sfida di Nations League contro il Belgio, rivelandosi però decisivo in negativo per il risultato con cui si è concluso il primo tempo. Proprio lui ha infatti perso in mediana il pericolosissimo pallone che Kevin De Bruyne gli ha strappato dai piedi, verticalizzando per Mika Godts che lo ha trasformato nel gol del vantaggio ospite al 21′.
In precedenza gli Azzurri si erano resi pericolosi con Cambiaghi, Pio Esposito (che ha colpito un palo in un’azione viziata però da fuorigioco) e Kean, ma il Belgio (già pericoloso prima del vantaggio) si è galvanizzato proprio dopo la rete di Godts. Prima dell’intervallo Donnarumma ha dovuto compiere due parate in una sola azione a causa dei tiri di De Ketelaere e Raskin, quindi Moreira ha sprecato a pochi passi dalla porta e ancora il capitano dell’Italia ha salvato la sua porta con un intervento magistrale sull’incornata del solito Godts. Solo nel finale di tempo la Nazionale è tornata a farsi viva nell’area avversaria con lo stesso Romano e con Kean, in una partita che però si è già messa male prima ancora che terminasse la sua prima metà.
La serata dell’Olimpico era peraltro iniziata nel peggiore dei modi ancor prima del calcio d’inizio, con una nuova pagina nera per il calcio italiano. Al momento dell’esecuzione degli inni nazionali, parte del pubblico presente sugli spalti ha fischiato “La Brabançonne”, l’inno belga. Il resto della tifoseria ha tentato di coprire i fischi con un applauso, ma la frittata era già fatta, e di portata internazionale. Un episodio che si inserisce in un momento già delicato per il movimento calcistico italiano, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, e che arriva a pochi giorni dalla bufera scaturita dal mancato rispetto del minuto di silenzio per Sandro Mazzola da parte di alcuni ultras della Juventus, costato al club bianconero una multa di 10.000 euro dal Giudice Sportivo.
Per Romano, dunque, il primo tempo in assoluto della carriera con la maglia azzurra si è rivelato amaro. Eppure le premesse erano tutt’altro che negative: il ct Mancini aveva scelto lui come perno della mediana proprio sulla base delle ottime impressioni raccolte, tanto da spendersi in parole di elogio nei suoi confronti. “Conoscevo poco Romano, ma dopo la prima giornata ha dato una buona impressione e quindi volevamo vederlo”, aveva dichiarato il commissario tecnico. “Non è stato facile, crediamo possa essere molto utile per il futuro della nazionale. Vede il gioco, lavora a un tocco e quindi sarà importante per il futuro. Anche Claudio Ranieri che lo ha avuto a Roma è stato importante”.
Quello di Romano è del resto un profilo costruito su una storia personale e sportiva tutt’altro che ordinaria. Nato a Winterthur il 17 giugno 2006 da una famiglia con radici napoletane e pugliesi, il centrocampista ha percorso tutta la trafila delle giovanili svizzere fino all’Under 17, prima di essere notato dalla Roma nel 2022 e portato a Trigoria. Dopo il debutto in Serie A il 6 gennaio scorso contro il Lecce e un proficuo prestito allo Spezia in Serie B, è approdato al Cagliari, dove si è rapidamente imposto come uno dei giovani più interessanti del campionato. La FIFA ha poi approvato il cambio di nazionalità sportiva, aprendo la strada alla convocazione azzurra. Una scelta che in Svizzera non è passata inosservata: “Se uno ha fatto tutto il proprio percorso qui e poi preferisce andare con l’Italia, che vada con l’Italia. La Nazionale svizzera non deve chiedere l’elemosina a nessuno”, aveva commentato con una punta di amarezza l’ex internazionale elvetico Alberto Regazzoni.