Adriano Panatta
Aggiornato Dom 17 Mag 2026 alle 17:13Adriano Panatta continua a essere uno dei commentatori più lucidi e appassionati del tennis italiano. Dalle ultime notizie che lo riguardano emerge un filo conduttore chiaro: l’ex campione azzurro non smette di esaltare Jannik Sinner, difenderlo dalle critiche e analizzare con occhio critico il panorama tennistico contemporaneo. Le sue dichiarazioni, rilasciate tra La Domenica Sportiva, podcast e interviste sui principali quotidiani, offrono uno spaccato autentico e spesso irriverente sul tennis di oggi.
Panatta e il «fenomeno extraterrestre» Sinner: elogio senza riserve
Le ultime dichiarazioni di Panatta su Sinner raggiungono vette di entusiasmo difficilmente superabili. Dopo il trionfo al Madrid Open, dove Jannik ha travolto Alexander Zverev con un netto 6-1 6-2 in appena 57 minuti, l’ex tennista romano non ha trattenuto la sua ammirazione: «È incredibile questo ragazzo che ha un rapporto metafisico con la racchetta perché va al di là di qualsiasi concezione. Quello che sta facendo vedere è da extraterrestre». Con la battuta che lo contraddistingue, ha anche ironizzato sulla rapidità della finale: «Quando affitti il campo, paghi un’ora, qui abbiamo fatto prima». Panatta ha anche smentito le voci su una possibile assenza di Sinner a Roma, chiarendo che il numero 1 del mondo giocherà al Foro Italico.
Questo entusiasmo non è una novità. Già nei mesi precedenti, Panatta aveva costruito un ritratto preciso del campione altoatesino, insistendo soprattutto sulla sua straordinaria solidità mentale. Dopo la vittoria a Monte Carlo contro Alcaraz, aveva spiegato: «Ha vinto la determinazione, la forza mentale e il lavoro quotidiano per migliorarsi». E ancora, con una delle sue immagini più efficaci: «Jannik entra in campo e te vuole menà, non gli basta vincere. E questa mentalità la allena tutti i giorni. Lui è un atleta che affronta questo sport in modo monacale».
Il confronto con Carlos Alcaraz è un tema ricorrente nelle analisi di Panatta. La differenza, secondo lui, non sta tanto nel talento quanto nell’approccio quotidiano: «Sinner quando si sveglia la mattina la prima cosa a cui pensa è migliorarsi. Per me Alcaraz non pensa nella stessa maniera: è un giocatore più fantasioso ed estemporaneo». Una distinzione che Panatta sintetizza con una punta di ironia autobiografica: «Alcaraz ha una concezione della felicità diversa, lui è felice di andare a Ibiza, a divertirsi con gli amici. Io? Avrei vinto di più se mi fossi allenato di più? Forse, ma sarei stato più felice?».
La difesa a spada tratta e le critiche al sistema
Non è solo ammirazione quella di Panatta verso Sinner: è anche una difesa strenua contro chi, a ogni sconfitta, si affretta a parlare di crisi. Quando a inizio 2026 l’azzurro perse in semifinale agli Australian Open contro Djokovic e ai quarti a Doha contro Mensik, i giornali spagnoli parlarono di «fondo toccato». La risposta di Panatta fu immediata e tagliente: «Sinner in crisi? E chi lo dice? Dai, non scherziamo! Ha perso due partite, una con Djokovic che è una leggenda di questo sport e uno con un ragazzino che ha vent’anni ed è numero 16 al mondo. Logico che ora loro stiano scrivendo questo, a loro farebbe piacere che fosse così, ma mi dispiace smentirli».
Più in generale, Panatta si è sfogato contro il malcostume di attaccare i campioni sui social dopo una sconfitta: «È un mal costume orrendo che non posso più sopportare. Sinner ha giocato un match un po’ di sotto delle sue possibilità, ma vi do una notizia in esclusiva: nello sport si può anche perdere». Parole che riflettono una visione più ampia del tennis come sport, lontana dall’isteria dei social media.
Parallelamente, Panatta ha lanciato un allarme che va oltre le sorti del singolo campione. Il tema degli infortuni nel tennis moderno è diventato uno dei suoi cavalli di battaglia. «Qui si fanno tutti male. Il gioco di oggi è molto violento e sottopone questi ragazzi a sforzi fisici inumani», ha dichiarato dopo il forfait di Alcaraz, che ha saltato il Roland Garros. «Se non la smettono di giocare così tanto prima o poi si faranno male tutti». Un appello rivolto direttamente alle istituzioni che regolano il circuito, affinché ripensino un calendario sempre più insostenibile. Panatta ha sottolineato come senza Alcaraz si perda molto in termini di spettacolarità nei grandi tornei sulla terra rossa.
Quella di Panatta è dunque una voce che unisce la passione del tifoso alla lucidità del grande campione del passato. Le sue ultime notizie e dichiarazioni disegnano un personaggio che non si limita a celebrare il presente, ma lo interroga con la consapevolezza di chi ha vissuto un’altra epoca del tennis. Un’epoca, come ricorda spesso lui stesso, in cui «a me e a Paolo, a Corrado e a Tonino non sarebbe nemmeno passato per la mente» di saltare certi appuntamenti. Il tennis è cambiato, Panatta lo sa bene, ma non rinuncia a dire la sua con quella franchezza ironica che lo rende ancora oggi uno dei commentatori più seguiti e apprezzati del panorama sportivo italiano.