Adriano Panatta
Aggiornato Lun 08 Giu 2026 alle 09:48Adriano Panatta è tornato al centro della scena tennistica italiana con una serie di dichiarazioni e interventi che lo confermano come voce autorevole e appassionata del tennis azzurro. Dalle ultime notizie emerge un filo conduttore chiaro: l’ex campione romano, a cinquant’anni esatti dal suo storico trionfo al Roland Garros del 1976, continua a seguire con entusiasmo le vicende del tennis italiano, commentando con la consueta ironia e lucidità ogni sviluppo significativo.
Panatta e il Roland Garros: il sogno di un italiano in finale
L’eliminazione di Jannik Sinner al secondo turno del Roland Garros, avvenuta a sorpresa contro Juan Manuel Cerundolo dopo un improvviso crollo fisico nel terzo set, ha cambiato i piani di Panatta, che aveva confidato al numero uno del mondo il suo desiderio di consegnargli il trofeo parigino dopo avergli già consegnato quello degli Internazionali d’Italia. “Dopo Roma voglio premiarti anche a Parigi”, gli aveva detto sul Centrale del Foro Italico. Un sogno rimandato, ma non del tutto spento.
Il quadro delle semifinali ha infatti riservato una sorpresa straordinaria per il tennis italiano: Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi si sono qualificati entrambi, con quest’ultimo che ha superato Matteo Berrettini nel derby tricolore. Cinquant’anni dopo il trionfo di Panatta, un italiano sarà comunque in finale al Roland Garros. “Mi farebbe molto piacere e ne sarei orgoglioso, ma sono già veramente felice che ce ne sia di sicuro uno in finale che potrò ammirare dalla tribuna”, ha dichiarato l’ex campione alla Gazzetta dello Sport, aggiungendo con un tocco di romanità: “Se poi fosse un romano… si ripeterebbe la storia”.
Panatta ha anche voluto rassicurare chi teme che l’uscita di scena di Sinner possa ridimensionare le ambizioni italiane: “Sinner è il migliore, non cambio idea per quel blackout, ma dietro di lui c’è un gruppo di alto livello che può fare strada”. L’ex campione ha però messo in guardia i giovani azzurri sull’ostacolo più insidioso: non l’avversario, ma la pressione. “Quando vedi il traguardo, il braccio pesa sempre un po’ di più. Su campi come questo, considerando che nessuno dei nostri è mai arrivato tanto avanti a Parigi, conta più la pressione. Ve lo assicuro”.
Il caso Sinner: allenamento eccessivo o semplice blackout?
La sconfitta di Sinner ha inevitabilmente scatenato il dibattito, e Panatta non si è sottratto. Nel podcast La Telefonata con Paolo Bertolucci, l’ex Azzurro ha sollevato un dubbio che ha fatto discutere: “Ma non è che per caso lo allenano troppo? Mi hanno detto che negli ultimi giorni prima della partita l’hanno allenato molto forte, molto duramente sempre nello stesso orario, a mezzogiorno, per farlo abituare al caldo. Se uno vince quattro tornei di seguito di quel livello, ma dico, ma dategli un po’ di fiato a questo ragazzo”.
Un messaggio chiaro anche ai tifosi in preda al panico sui social: Panatta ha invitato alla calma, ricordando che “si può perdere, può succedere” e che “prima o poi il Roland Garros lo vince”. Sulla stessa lunghezza d’onda Francesca Schiavone, vincitrice del Roland Garros nel 2010, che ha annunciato il ritorno di Sinner già a Wimbledon, torneo che il campione altoatesino difenderà da campione in carica a partire dal 29 giugno. Sinner nel frattempo si trova a Monte Carlo per smaltire le tossine fisiche e psicologiche accumulate.
Panatta e Sinner: un rapporto speciale, tra elogi e analisi critiche
Il legame tra Panatta e Sinner è diventato uno dei temi ricorrenti del tennis italiano degli ultimi mesi. Da un lato, l’ammirazione sconfinata dell’ex campione per il fuoriclasse altoatesino, definito in più occasioni “extraterrestre” e dotato di “un rapporto metafisico con la racchetta”. Dall’altro, una capacità di analisi critica che lo distingue dai semplici adulatori.
Agli Internazionali d’Italia, dove Panatta ha avuto l’onore di consegnare il trofeo al vincitore della finale maschile, l’ex campione aveva già notato qualche segnale preoccupante nella semifinale contro Medvedev: “Per la prima volta dopo tanto tempo ho visto Sinner subire i colpi da fondo campo. Lui non è abituato e, quando è costretto a rincorrere, non è il più forte di tutti”. Una lettura che, alla luce dell’eliminazione parigina, appare oggi particolarmente lucida.
Curiosa anche la rivelazione di Sinner stesso, che ha ammesso candidamente di non aver mai visto una partita di Panatta. Una confessione che ha strappato un sorriso all’ex campione romano, il quale dal canto suo aveva già rivelato di aver incontrato l’altoatesino solo un paio di volte: “Ciao ciao, come stai, bravo bravo. Ecco questo è tutto quello che ci siamo detti io e Sinner”. Panatta ha anche svelato di aver perso i suoi trofei — sia quello del Roland Garros che quello degli Internazionali — durante i traslochi, o forse rubati: “Non ho più il trofeo degli Internazionali e non ho nemmeno quello del Roland Garros. Li ho persi. Oppure forse me le hanno rubate, non lo so”. Una storia che, per ironica coincidenza, riecheggia quella di Sinner, che ha smarrito a sua volta una racchetta di legno ricevuta in dono.
Quello che emerge con chiarezza dalle ultime notizie è che Adriano Panatta resta una figura imprescindibile nel racconto del tennis italiano: capace di esaltare senza retorica, criticare senza acrimonia, e sognare con la stessa intensità di cinquant’anni fa.