L'ex campione alimenta il mistero e non nasconde di avere qualche perplessità: fatto sta che la bacheca di casa è vuota.
Adriano Panatta alimenta il mistero e non nasconde di avere qualche perplessità: fatto sta che la bacheca di casa è vuota. “Non ho più il trofeo degli Internazionali e non ho nemmeno quello del Roland Garros”, racconta l’ex n.4 al mondo, come si legge sulla Gazzetta dello Sport. “Li ho persi. In realtà non ho nessuna coppa, non so dove siano. Penso di averle perse durante dei traslochi: mi sono spostato diverse volte nella mia vita. Oppure forse me le hanno rubate, non lo so”.
Eppure quei trofei, fisicamente scomparsi, continuano a pesare nella storia del tennis italiano. La vittoria agli Internazionali d’Italia del 1976 – quando Panatta superò in finale l’argentino Guillermo Vilas – resta un primato che ha resistito per cinquant’anni esatti. Un’impresa che lo stesso ex campione ha recentemente celebrato con parole cariche di nostalgia: “Quando le cose belle invecchiano, acquisiscono ancora più fascino. Io credo sia stata la concatenazione degli eventi e il modo in cui sono maturati a sedimentare un ricordo comune che non svanirà mai: la vittoria a Roma, due settimane dopo quella a Parigi e sempre annullando match point nella prima partita, poi a fine anno la prima Coppa Davis della nostra storia in quel contesto che conosciamo tutti. Avevamo portato il tennis fuori dai circoli e lo avevamo trasformato in un fenomeno di massa: e questo resta a prescindere”.
Cinquant’anni dopo, è Jannik Sinner a inseguire quella leggenda sul Centrale del Foro Italico. L’altoatesino ha conquistato la finale degli Internazionali d’Italia 2026, dove ha affrontato il norvegese Casper Ruud. Proprio Panatta, in occasione della giornata conclusiva del torneo, è stato chiamato a consegnare il trofeo al vincitore: un passaggio di testimone simbolico tra il campione del passato e quello del presente.
Il cammino di Sinner verso la finale non è stato privo di ostacoli. In semifinale, contro Daniil Medvedev, l’azzurro ha dovuto fare i conti con una partita interrotta dalla pioggia e conclusa soltanto il giorno successivo, imponendosi infine in tre set (6-2, 5-7, 6-4). Una prestazione che ha acceso il dibattito tra gli esperti, compreso lo stesso Panatta, che nel podcast “La Telefonata” su Spotify ha osservato: “Il secondo set è stato di livello molto alto, ma per la prima volta dopo tanto tempo ho visto Sinner subire i colpi da fondo campo. Lui non è abituato e, quando è costretto a rincorrere, non è il più forte di tutti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Bertolucci: “Abbiamo assistito a una battaglia, a tratti anche di altissimo livello. Sinner ha mostrato qualche difficoltà nella fase difensiva e, sotto questo aspetto, non è il migliore del circuito”. Bertolucci ha però sottolineato la reazione nel set decisivo: “Ho apprezzato molto il modo in cui ha reagito nel terzo set, mostrando anche il suo lato più umano. Dopo il break del 2-1 ha urlato: è la prima volta che lo vedo quasi scomposto”.
Curiosamente, il legame tra Panatta e Sinner sembra essere a senso unico, almeno sul piano della conoscenza reciproca. Il numero uno del mondo ha ammesso candidamente di non aver mai visto una partita dell’ex campione romano: “Sui social ti escono i punti di tanto tempo fa, ma non ho mai guardato una partita di Panatta. Racchetta di legno? Una volta me ne hanno regalata una ma non so dove sia finita…”. Una confessione che, per una curiosa ironia della sorte, riecheggia proprio la storia delle coppe scomparse di Panatta: anche Sinner, come il suo predecessore, ha smarrito una racchetta di legno ricevuta in dono.