Giudizio implacabile sulla partita giocata dall'altoatesino, a Melbourne, contro un rivitalizzato Novak Djokovic.
A ventiquattr’ore di distanza continua a restare aperto il dibattito seguito alla sconfitta, per molti versi inattesa, di Jannik Sinner per opera di un rivitalizzato Novak Djokovic, capace di resistere per oltre quattro ore e di battere l’altoatesino nonostante la maggior parte delle statistiche (prima fra tutte quella relativa ai punti segnati complessivamente) fosse proprio dalla parte di Sinner. Dalle colonne del Corriere della Sera, Adriano Panatta ha detto la sua senza giri di parole, provando a spiegare una sconfitta che, per il numero due al mondo, potrà comunque essere un nuovo punto di partenza.
“Jannik per una volta è rimasto lontano dalla miglior versione di se stesso – ha affermato Panatta, esprimendosi schiettamente -. Ha commesso errori banali, qualche volta è stato frettoloso, e ha sempre consentito a Nole di tornare in gioco. Otto palle break gettate al vento nel quinto set sui primi tre servizi di Djokovic. Un evento fuori dalla norma, perfino misterioso per un giocatore come Sinner, che fa della solidità il proprio centro di gravità permanente. Eppure, remando contro corrente, Djokovic ha saputo dare forma a una costruzione tennistica di altissimo livello, ammirevole sotto molti aspetti”.
Il campione azzurro degli anni Settanta ha poi dato un consiglio spassionato al fuoriclasse sestese: “Non so quanto peserà la sconfitta su Sinner, certo gli farà male, ma non sarà la fine del mondo. Dopo aver cercato l’imprevedibilità, dovrà recuperare un pizzico di solidità, a meno che i fattori entrati in gioco a fare la differenza siano altri, a noi sconosciuti”. Sinner si prenderà un momento di pausa dopo le fatiche in Australia ma tornerà verosimilmente in campo già a febbraio, per preparare al meglio i Masters 1000 di Indian Wells e Miami.
Gli appuntamenti statunitensi saranno importanti anche a livello di ranking, visto che lo scorso anno Sinner non ha potuto disputarli a causa della sospensione concordata con la Wada per il cosiddetto “Caso Clostebol”. La corsa al primato nella graduatoria, adesso saldamente nelle mani di Alcaraz, è tutt’altro che scontata e potrebbe riservare, da qui al prossimo Slam (il Roland Garros) enormi sorprese.
Nel frattempo, però, c’è una finale da disputare, una gara che metterà di fronte, proprio come in semifinale, due diverse generazioni di campioni: da una parte il rampante Carlos Alcaraz, che però ha faticato non poco nella propria semifinale contro Sascha Zverev, dall’altra un Djokovic motivatissimo, anche perché vincendo conquisterebbe il venticinquesimo Slam, un record difficilmente eguagliabile.