Achille Polonara
Aggiornato Mer 06 Mag 2026 alle 23:48Le ultime notizie su Achille Polonara raccontano una storia di rinascita straordinaria. A distanza di quasi un anno dalla diagnosi di leucemia mieloide acuta, il cestista marchigiano ha ripreso in mano un pallone da basket a Sassari, commuovendo il mondo dello sport italiano con un gesto che sembrava impossibile solo pochi mesi fa. “Riprendere la palla in mano dopo dieci mesi è stato emozionante. All’inizio sembrava di essere alla prima esperienza, ma tiro dopo tiro la sensibilità è tornata”, ha dichiarato il giocatore alla Gazzetta dello Sport.
Il percorso verso il ritorno in campo è ancora lungo e cauto: Polonara lavora individualmente, concentrandosi soprattutto sulla preparazione fisica, evitando contatti e traumi. Il lavoro con la squadra della Dinamo Sassari inizierà dopo l’estate. Nel frattempo, a febbraio, un intervento al cuore — necessario per ottenere l’idoneità agonistica — è andato a buon fine, come annunciato dallo stesso atleta sui social con un messaggio di ringraziamento ai tifosi.
Una battaglia oltre il campo: il calvario di Polonara
Per comprendere il valore di ogni singolo tiro al canestro di questi giorni, bisogna ripercorrere il calvario vissuto da Polonara nell’ultimo anno. La diagnosi di leucemia mieloide acuta, arrivata nel giugno 2025 mentre era ancora sotto contratto con la Virtus Bologna, aveva sconvolto il mondo del basket italiano. Quello che inizialmente sembrava una mononucleosi si era rivelato qualcosa di molto più grave. Polonara era stato ricoverato all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna, aveva affrontato cicli di chemioterapia in un centro specializzato a Valencia e, a settembre, si era sottoposto al trapianto di midollo osseo grazie a una donatrice americana compatibile al 90%.
Le complicazioni post-trapianto avevano però trasformato una già difficile battaglia in qualcosa di ancora più drammatico: un embolo aveva causato una carenza di ossigeno al cervello, portando il giocatore in coma per circa cinque giorni, tra il 16 e il 21 ottobre. “Le possibilità di vita erano molto basse”, aveva raccontato la moglie Erika Bufano. Polonara si era poi risvegliato, mantenendo la promessa fatta alla moglie. In una recente intervista al Corriere della Sera, il giocatore ha ammesso di aver vissuto momenti di disperazione assoluta durante la degenza: “Ho pensato: basta, ora mi butto dalla finestra dell’ospedale e la faccio finita. Per fortuna c’era Erika lì. Poi però ho pensato: non è giusto che i miei figli crescano senza un padre”.
La figura della moglie Erika Bufano emerge come pilastro fondamentale in tutta la vicenda. “Mia moglie è stata fondamentale. Mi ripeteva sempre che dovevo lottare per i nostri figli, Vitoria e Achille junior. Senza di lei non ce l’avrei fatta”, ha ribadito Polonara nelle ultime dichiarazioni. Un amore e una forza che Erika aveva già espresso pubblicamente nel giorno del compleanno del marito, il 23 novembre, con un messaggio social di rara intensità emotiva.
Il ritorno alla vita pubblica e le ultime novità
Il percorso di recupero di Polonara è stato scandito da tappe simboliche che hanno emozionato l’Italia intera. A fine novembre 2025, appena al secondo giorno senza carrozzina, era apparso alla Nova Arena di Tortona per assistere alla partita di qualificazione mondiale dell’Italbasket contro l’Islanda, dove il ct Luca Banchi gli aveva simbolicamente affidato la fascia di capitano. “Mi tremavano le gambe, ero super emozionato”, aveva confessato ai microfoni di Sky Sport.
Il 6 dicembre aveva poi partecipato come tedoforo al viaggio della fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026, ricevendo la torcia da Gianmarco Tamberi. “È un’emozione anche essere in piedi, fino a una settimana fa ero ancora in carrozzina, quindi è un grande successo”, aveva dichiarato a caldo. Un momento che aveva commosso l’intero Paese e che Tamberi aveva commentato con parole cariche di affetto: “Passare la fiamma a lui è stata una soddisfazione immensa. Lui ha affrontato tutto da guerriero”.
Nelle settimane successive, Polonara era tornato più volte in televisione — da Verissimo a Le Iene — raccontando la sua storia con una lucidità e un coraggio che hanno ulteriormente rafforzato il legame con il pubblico. A gennaio aveva fatto il suo ritorno fisico al PalaSerradimigni di Sassari, accolto dall’ovazione dei tifosi e dall’abbraccio dei compagni. “Il peggio è passato”, aveva detto, pur consapevole che la strada era ancora lunga.
Oggi, ad aprile 2026, il ritorno in campo di Polonara rappresenta il capitolo più recente e più atteso di questa storia. Il giocatore ha anche pubblicato la sua autobiografia, “Il mio secondo tempo”, scritta insieme a Marco Garavaglia durante i mesi di ospedale: “Non penso al basket ma alla vita, perché la partita più importante la sto giocando fuori dal campo”. Sul fronte medico, ha intrapreso una terapia sperimentale a Valencia per ridurre il rischio di recidiva, un percorso che richiederà ancora due o tre anni per dare certezze definitive. La storia di Achille Polonara è diventata, suo malgrado, qualcosa di più grande del basket: un esempio di resilienza umana che continua a ispirare.