Il cestista classe 1991 ha parlato di una delle fasi più complesse della sua battaglia contro la leucemia mieloide acuta.
Achille Polonara sta attraversando uno dei percorsi più duri che una persona possa affrontare, trasformando una diagnosi improvvisa in una battaglia di resistenza fisica e mentale. Dai primi sintomi inizialmente scambiati per mononucleosi alla diagnosi di leucemia mieloide acuta, il cestista marchigiano ha affrontato un trattamento non semplice, culminato nel trapianto di midollo osseo eseguito a settembre. Le complicazioni successive, tra cui un embolo che lo ha portato in coma, hanno reso il recupero ancora più complesso. Polonara ha voluto raccontare la sua esperienza in un’intervista al Corriere della Sera, lasciandosi andare anche a una pesante rivelazione.
“Ho pensato: basta, ora mi butto dalla finestra dell’ospedale e la faccio finita – ha ammesso, spiegando che la presenza della moglie, in quel preciso momento, è stata fondamentale -. Per fortuna c’era Erika lì: devi resistere per la famiglia, per i bambini. Ma mi sono sentito spalle al muro con dieci bestioni che ti tengono fermo. Volevo scomparire. Poi però ho pensato: non è giusto che i miei figli crescano senza un padre, o che pensino che papà non ci abbia almeno provato”.
Polonara ha spiegato, inoltre, di non voler pensare a obiettivi a lungo termine ma di volersi concentrare sul presente: “Non ne ho mai fatti nella mia vita, ancora meno mi sentirei di farne ora. Preferisco scegliere obiettivi più vicini. Il primo? Non avere la recidiva” ha detto. Il 34enne nato ad Ancona, oggi sotto contratto con la Dinamo Sassari, ha poi voluto ringraziare tutto il mondo del basket, che gli ha trasversalmente mostrato vicinanza anche soprattutto durante e dopo il momento più difficile di tutti, i cinque giorni di coma.
“Ho visto cose molto belle, gli striscioni dei giocatori di Baskonia, Zalgiris, Fenerbahce, di diverse squadre italiane. Gli applausi dei tifosi, anche avversari. In tanti mi fermano per strada per sapere come sto, e questo affetto mi fa molto piacere. A Sassari mi chiamano guerriero?Sì, ma vorrei precisare una cosa. Ci tengo: Per molte persone sembra che io abbia fatto chissà cosa, ma se tu mi chiedi che cosa ho fatto, in realtà sono andato in coma e mi sono risvegliato. Non ci vedo nulla di eroico”.
Nato il 23 novembre del 1991, Achille Polonara ha vestito nella sua carriera le canotte di Stamura Ancona, Teramo, Varese, Reggio Emilia, Sassari, Baskonia, Fenerbahce, Efes, Zalgiris e Virtus Bologna, prima di firmare nuovamente con la Dinamo. Vanta anche 94 presenze in Nazionale, di cui è stato simbolicamente nominato capitano in occasione delle qualificazioni mondiali dello scorso novembre.