Fanno ancora rumore le parole del murciano, la cui considerazione sul calendario coinvolge anche il suo più grande rivale.
Il successo in quattro set contro Jaime Faria avrebbe potuto essere una semplice tappa del percorso di Carlos Alcaraz agli US Open 2026. Invece, la conferenza post‑partita del campione spagnolo ha scosso l’intero circuito e continua a far discutere anche nella giornata successiva. Le parole del murciano, dirette e senza filtri, hanno riaperto il dibattito su un tema scottante: il tennis moderno sta chiedendo troppo ai suoi protagonisti?
“Non voglio più essere costretto a fermarmi per un infortunio, mi prenderò pause più lunghe in futuro – ha sentenziato Alcaraz -. Non starò fermo per quattro mesi, ma uno o due sì, anche saltando alcuni tornei importanti. Stare sempre in campo è impossibile”. Il numero di tornei è cresciuto, e con esso la pressione: “Fra Masters 1000, Slam e obblighi imposti dall’ATP, un giocatore di alta classifica dovrebbe giocare quaranta settimane all’anno. Serve più spazio per il recupero e la programmazione, anche per prevenire infortuni”.
“Ci spingono a giocare sempre di più, ogni anni ci sono nuovi importanti tornei – ha affermato ancora. Si può scegliere di saltare qualche evento, è vero, ma il calendario, per com’è fatto, ti porta a dover giocare sempre. Così è impossibile”. Il tema è diventato ancora più urgente guardando l’elenco degli assenti agli US Open 2026: Jannik Sinner innanzitutto, poi Jack Draper, Holger Rune e Joao Fonseca fra gli altri principali interpreti di questo sport. Un quadro che Alcaraz ha voluto sottolineare con forza.
L’assenza di Sinner, in particolare, ha amplificato il dibattito: l’Azzurro è uno dei simboli della nuova generazione, un atleta che ha costruito la propria scalata sul lavoro maniacale e sulla continuità. Il suo stop, arrivato in un momento chiave della stagione, è diventato un esempio perfetto di ciò che Alcaraz intende denunciare. “Ci sono tanti giocatori che si infortunano o che arrivano esausti ai tornei. Se non si farà qualcosa, in futuro ne vedremo sempre di più” ha detto il murciano.
Le parole di Carlos Alcaraz non sono dunque un semplice sfogo: rappresentano un campanello d’allarme per un sistema che rischia di logorare i suoi talenti più luminosi. La discussione è aperta e coinvolge dirigenti, allenatori, preparatori e giocatori, ma anche i tantissimi appassionati di uno sport dalla popolarità in costante crescita.