US Open: bene Alcaraz dopo lo spavento. Berrettini già fuori: “Non vedevo la palla”

Articolo di Martino Davidi

Nelle partite della notte buona prova del tennista di Murcia dopo aver perso un set. Delusione per il romano

Carlos Alcaraz continua a crescere: il tennista di Murcia si è qualificato al terzo turno degli US Open dopo la vittoria in quattro set contro il portoghese Jaime Faria. Il campione iberico si è imposto con i parziali di 4-6, 6-0, 6-3, 6-2: dopo aver perso il primo set, ha annullato una palla break all’inizio del secondo ed ha definitivamente ingranato, lasciando le briciole al suo avversario.

Al secondo turno lo spagnolo, sempre più in condizione dopo essere rimasto fermo oltre quattro mesi e mezzo per il problema al polso, se la vedrà con il cinese Wu Yibing, che ha eliminato James Duckworth. Nel solo precedente Alcaraz si è imposto al Masters 1000 di Shanghai nel 2024.

Grande delusione invece per Matteo Berrettini, battuto in quattro set da Mariano Navone. L’argentino, sulle ali dell’entusiasmo dopo la clamorosa vittoria contro Novak Djokovic, si è imposto con i parziali di 6-3, 3-6, 4-6, 6-7. Il romano sembrava aver messo la partita sulla strada giusta con la vittoria nel primo parziale, ma è fortemente calato durante il match, commettendo diversi errori gratuiti (ben 77).

Dopo il match Matteo è il ritratto della delusione: “Purtroppo giornate così capitano, con i se e con i ma sarebbe facile ma semplicemente è stata una partita storta, in una giornata storta. Devo fare ovviamente i complimenti a lui: ha giocato, soprattutto dal secondo set in poi, molto bene, molto solido, ha mosso la palla molto bene. Io non sono riuscito a esprimermi né di gioco, né di punti, né di atteggiamento. Mi dispiace, ma bisogna accettarlo”.

“Non vedevo bene la palla ma non voglio accampare scuse, giocavo con fatica e mi sentivo sempre in ritardo. Sicuramente oggi le condizioni erano diverse: la palla andava meno rispetto all’altro giorno, c’era più umidità”. Tantissimi gli errori non forzati: “Non vedevo la palla, vorrei dirvi un altro motivo, ma sentivo proprio che mi mancava la distanza: ero sempre sfasato. Alcune volte mi sentivo troppo attaccato, altre troppo lontano; non riuscivo a spingere bene. Ma quello è il mio gioco, alcune volte ha funzionato, altre meno. Soprattutto contro un giocatore come lui, quell’arma nello scambio, con cui riesco a cambiare ritmo e a prendere campo, è fondamentale, e non sono riuscito a farlo. E’ una sconfitta che brucia”.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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