Carlos Alcaraz
Aggiornato Sab 12 Set 2026 alle 08:26Gli US Open 2026 si sono conclusi lasciando in eredità una serie di riflessioni importanti sul tennis moderno, con Carlos Alcaraz protagonista assoluto: prima il clamoroso ritorno dopo quattro mesi e mezzo di stop per l’infortunio al polso, poi l’eliminazione ai quarti di finale per mano di Ben Shelton in una maratona di oltre quattro ore e mezza terminata alle 3.33 di notte. Un torneo che ha raccontato molto più di semplici risultati sportivi.
Il ritorno di Alcaraz e l’eliminazione contro Shelton
Fino a poche settimane prima dell’inizio del torneo, la partecipazione del campione di Murcia sembrava tutt’altro che scontata. Le voci preoccupanti dalla Spagna si rincorrevano: il polso non dava garanzie, il recupero era stimato solo al 55% della forma ottimale, e persino Greg Rusedski aveva sentenziato che non avrebbe giocato. Invece Alcaraz ha sorpreso tutti, annunciando il ritorno con un videomessaggio social diventato virale — «Estoy de vuelta! Here We Go» — e presentandosi a Flushing Meadows con una determinazione che ha zittito gli scettici.
Il percorso nel torneo è stato convincente: vittoria all’esordio su Safiullin, poi su Faria (rimontando da un set sotto), quindi il successo netto su Tommy Paul per 6-4, 6-3, 6-4. Tutto lasciava presagire una corsa profonda nel tabellone. Ai quarti, però, Ben Shelton ha fermato la favola con una prestazione di altissimo livello, imponendosi al quinto set dopo una battaglia estenuante.
Secondo Greg Rusedski, che nel suo podcast ‘Off Court’ ha analizzato la sconfitta, Alcaraz ha commesso un errore tattico preciso: rispondere troppo spesso in posizione arretrata contro un giocatore dal servizio potente come Shelton. «Mi piacerebbe vedere Carlos andare un po’ più avanti: Sinner lo fa», ha dichiarato l’ex Top 5, sottolineando come Jannik legga meglio il gioco e colpisca la palla in anticipo, il che spiegherebbe il suo eccellente record contro l’americano (9 vittorie su 10 scontri diretti). Rusedski ha comunque riconosciuto i meriti di Alcaraz, ricordando che arrivava da quattro mesi e mezzo di inattività: «È stato comunque impressionante quello che ha fatto nella sua prima settimana al ritorno in campo».
Il tema degli infortuni e il calendario impossibile
Al di là dei risultati, il vero tema che ha dominato gli US Open 2026 è stato quello degli infortuni e del calendario. Alcaraz, già durante il torneo, aveva lanciato un allarme senza precedenti: «Non voglio più essere costretto a fermarmi per un infortunio, mi prenderò pause più lunghe in futuro. Fra Masters 1000, Slam e obblighi imposti dall’ATP, un giocatore di alta classifica dovrebbe giocare quaranta settimane all’anno. Serve più spazio per il recupero». Parole che hanno scosso il circuito e aperto un dibattito che va ben oltre il singolo torneo.
L’elenco degli assenti a Flushing Meadows era eloquente: Jannik Sinner su tutti, costretto a saltare lo Slam per la tendinopatia al ginocchio destro, ma anche Jack Draper, Holger Rune e Joao Fonseca. Paolo Bertolucci non ha trattenuto la rabbia dopo la partita fiume tra Alcaraz e Shelton, terminata nel cuore della notte: «Hanno deciso di uccidere il tennis. Oltre 4 ore di partita che termina alle 3.30 di mattina. Poi si disperano per le assenze causa infortuni. Vergogna!». Una critica durissima al sistema, condivisa anche da Marion Bartoli, che ha puntato il dito sulla superficie sempre più lenta e sulle palline pesanti: «Se continuiamo a perdere un torneo Sinner e l’altro Alcaraz, di cosa parliamo?».
Al coro si è aggiunta Aryna Sabalenka, che ha chiesto l’eliminazione dei tornei obbligatori per lasciare ai giocatori la libertà di gestire la propria salute. Il messaggio è unanime: il tennis sta logorando i suoi talenti più luminosi, e senza interventi strutturali il problema è destinato ad aggravarsi.
Sinner verso il rientro, l’obiettivo è l’Asia
Mentre Alcaraz viveva il suo torneo americano, Jannik Sinner seguiva da lontano il percorso del rivale, impegnato nel proprio iter riabilitativo. Il numero uno del mondo ha assistito al trionfo di Andrea Kimi Antonelli a Monza e ha effettuato un test al Circolo della Stampa Sporting di Torino, provando alcuni movimenti in campo con la racchetta, pur senza riprendere regolarmente gli allenamenti. Le terapie proseguono al J Medical, dove l’altoatesino è di base da settimane.
L’obiettivo, se il ginocchio risponderà positivamente, è volare in Asia per i tornei di Pechino e Shanghai, prima di affrontare l’ultima parte di stagione tra Parigi e le ATP Finals di Torino. Segnali incoraggianti arrivano dal direttore del torneo di Pechino Lars Graff: «Dall’Italia mi arrivano voci rassicuranti. Jannik sta lavorando bene e sta gestendo in maniera saggia il suo recupero. Il pubblico cinese ha una passione per lui». La speranza è che il campione altoatesino possa tornare competitivo in tempo per difendere il suo status di numero uno del mondo nella fase finale della stagione, quella che lo ha già visto trionfare nelle ultime due edizioni delle ATP Finals.