Simone Vagnozzi

Aggiornato Mer 10 Giu 2026 alle 08:02

Simone Vagnozzi è ormai da anni molto più di un semplice allenatore per Jannik Sinner: è l’architetto di un progetto tecnico e umano che ha trasformato un talento grezzo in il tennista più forte del mondo. Le ultime notizie e dichiarazioni del coach marchigiano offrono uno spaccato prezioso su come si costruisce e si mantiene un campione di questo livello, tra pianificazione stagionale, gestione delle pressioni e una visione lucida del futuro.

Vagnozzi e i segreti di un team vincente

In una recente intervista a SportWeek, Vagnozzi ha svelato alcuni retroscena fondamentali sul lavoro quotidiano con Sinner. «Il segreto del nostro team è che non facciamo questo lavoro perché siamo con il numero uno al mondo, ma perché è la nostra passione», ha dichiarato il coach. Una filosofia che si traduce in una pianificazione meticolosa della stagione: «Partiamo sempre da un calendario ideale, fatto a inizio anno. Poi bisogna adattarsi. Una sconfitta prima del previsto può cambiare i piani, così come una serie di vittorie può portarti a saltare un torneo».

Vagnozzi ha anche ricordato quanto fosse diverso il punto di partenza rispetto a oggi: «Nel 2022, quando abbiamo iniziato, la domanda era: vincerà mai uno Slam? Diventerà mai numero uno? Si diceva che Rune fosse più avanti. Ora che Jannik ce l’ha fatta sembra che fosse tutto normale, già scritto. Ma non era così». Una riflessione che restituisce la giusta prospettiva su un percorso costruito con pazienza e dedizione, lontano dalla narrazione del successo inevitabile.

Sul piano tecnico, il lavoro con Darren Cahill ha rappresentato un valore aggiunto determinante. Come spiegato dallo stesso Vagnozzi all’ATP Tour, i due coach hanno ruoli complementari: «Io mi occupo più della parte tecnica e tattica, mentre lui è maggiormente responsabile dell’aspetto mentale ed emotivo. La cosa più importante è che il giocatore senta sempre una voce unita». Una divisione dei compiti che ha permesso a Sinner di crescere su tutti i fronti, diventando — come sottolineato dallo stesso Vagnozzi — «più tattico», capace di lavorare non solo sul proprio gioco ma anche sui punti deboli dell’avversario.

La gestione di Alcaraz e la pressione senza rivali

Uno dei temi più ricorrenti nelle ultime dichiarazioni di Vagnozzi riguarda il rapporto con Carlos Alcaraz e l’impatto della sua assenza sul circuito. A maggio 2026, con lo spagnolo fuori per infortunio al polso destro e costretto a saltare gli Internazionali d’Italia e il Roland Garros, il coach di Sinner ha sorpreso tutti con una lettura controcorrente: la mancanza del rivale principale non è un vantaggio, ma una fonte di pressione aggiuntiva.

«Alcaraz in questo momento sarebbe stato il favorito sulla terra battuta — ha ammesso Vagnozzi ai microfoni di Sky Sport —. Ricordiamoci che al Roland Garros ha vinto lui negli ultimi due anni. Quindi si è perso il favorito, e c’è quel pizzico di pressione in più su Jannik». Una posizione che ha fatto discutere, ma che riflette la mentalità del team: i grandi campioni crescono attraverso le sfide, non grazie alle assenze degli avversari.

Del resto, lo stesso Vagnozzi aveva già chiarito questo concetto parlando del valore della rivalità con Alcaraz: «Carlos ti mette davanti a difficoltà che ti obbligano a lavorare. Quando un avversario ti dà fastidio su una palla o su una situazione, tu devi trovare soluzioni. I campioni ti spingono a migliorarti». Una visione che spiega perché, nonostante le sconfitte dolorose — come quella nella finale del Roland Garros 2025 contro lo spagnolo — Vagnozzi abbia sempre trovato il modo di trasformare ogni ko in carburante per la crescita del suo atleta.

La dimensione umana: oltre i risultati

Ciò che emerge con forza dalle ultime dichiarazioni di Vagnozzi è la dimensione umana del rapporto con Sinner, che va ben oltre i risultati sportivi. «Jannik è orgoglioso di rappresentare l’Italia e penso lo faccia nel modo migliore. Dà un esempio importante ai ragazzi: rispetto, educazione, valori giusti. È un ragazzo normale di 24 anni. Gli piace divertirsi, stare con gli amici. Quando è in campo è serissimo, ma fuori è un ragazzo gioioso», ha raccontato il coach a SportWeek.

Questa capacità di mantenere un equilibrio tra la ferocia agonistica e la leggerezza della vita quotidiana è, secondo Vagnozzi, uno degli elementi chiave del successo di Sinner. «Il suo segreto è il desiderio costante di migliorarsi, il non accontentarsi mai», aveva già spiegato in un’intervista all’ATP Tour. Un tratto caratteriale che il coach ha imparato a conoscere e valorizzare nel corso di oltre quattro anni di lavoro comune.

Non sono mancati momenti difficili, come quelli legati al caso Clostebol, che Vagnozzi ha vissuto in prima persona con tutto il team. «È stato uno choc. Dopo aver ricostruito ciò che è accaduto, gli ho detto che dovevamo andare in giro a testa alta, poiché Jannik non aveva fatto nulla di sbagliato», ha ricordato il coach. E ancora, in uno dei momenti più toccanti, aveva rivelato: «Nessuno vede le notti in cui piangeva, i giorni in cui non riusciva nemmeno ad alzare il braccio per la stanchezza». Parole che restituiscono la vera dimensione umana di un campione, spesso visto solo attraverso il prisma dei trofei e dei record.

Guardando avanti, la strategia di Vagnozzi per il prosieguo della stagione 2026 è chiara: dopo il Roland Garros, una pausa di tre settimane per ricaricare le energie, poi il ritorno diretto a Wimbledon. L’obiettivo, come sempre, è arrivare ai grandi appuntamenti nelle condizioni migliori possibili, con la stessa ossessione per i dettagli che ha reso questo team uno dei più efficaci nella storia recente del tennis mondiale.