Italrugby
Aggiornato Sab 11 Lug 2026 alle 09:29Il Sei Nazioni 2026 dell’Italrugby è stato senza dubbio il più esaltante degli ultimi anni, un torneo che ha riscritto la storia della Nazionale maschile di rugby e che ha lasciato un segno profondo nel movimento rugbistico italiano. Gli Azzurri, guidati dal commissario tecnico Gonzalo Quesada, hanno concluso al quarto posto — un piazzamento raggiunto solo in altre due occasioni nella storia della competizione — con due vittorie storiche all’Olimpico di Roma e una prestazione di grande spessore anche a Dublino contro l’Irlanda.
La storica vittoria contro l’Inghilterra: un tabù lungo 33 anni
Il momento più atteso e celebrato del torneo è arrivato il 7 marzo, quando l’Italia ha battuto l’Inghilterra per la prima volta in assoluto nel Sei Nazioni, con il punteggio di 23-18 davanti a un Olimpico in visibilio. Dopo 33 sconfitte consecutive contro la nazionale inglese, gli Azzurri hanno finalmente sfatato l’ultimo grande tabù rimasto nella competizione. La partita è stata decisa al 72′ da un’azione corale: Ioane ha superato un difensore, ha lanciato Menoncello, che ha scaricato su Leonardo Marin per la meta del controsorpasso. Garbisi ha trasformato per il definitivo 23-18, e negli ultimi minuti l’Italia ha gestito il possesso con grande maturità, con Lamaro protagonista in difesa.
La cronaca della storica vittoria contro l’Inghilterra ha mostrato un gruppo capace di soffrire e reagire: dopo essere andati sotto 18-10 nel secondo tempo, anche in inferiorità numerica per il giallo a Nicotera, gli Azzurri non si sono mai arresi. Il capitano Michele Lamaro ha raccontato i momenti più difficili: “Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto che dovevamo resistere e guadagnare ogni centimetro possibile”. Quesada, nel post-partita, ha voluto ringraziare pubblicamente Diego Dominguez, chiamato il giorno prima per la consegna delle maglie: “Il suo discorso ci ha dato la carica”. Non è mancato un pensiero anche a Martin Castrogiovanni, il cui barbecue del martedì aveva contribuito a compattare il gruppo.
Protagonista assoluto della serata è stato Tommaso Menoncello, eletto Player of the Match dopo aver messo lo zampino in entrambe le mete azzurre. “Ho sognato tutta la settimana questo momento”, ha ammesso il tre quarti centro del Benetton Rugby ai microfoni di Sky Sport, visibilmente commosso. Anche Niccolò Cannone si è presentato nello spazio interviste con la bandiera del Bombo Rugby, la sua società di origine: “Chi l’avrebbe mai detto? Partire dai campi di periferia e arrivare a battere l’Inghilterra in uno stadio stracolmo”.
Tre Azzurri nel XV ideale del torneo: il riconoscimento internazionale
Il riconoscimento più significativo per l’Italrugby è arrivato al termine del torneo, vinto dalla Francia per il secondo anno consecutivo: ben tre giocatori azzurri sono stati votati dagli appassionati di tutto il mondo nel XV ideale del Sei Nazioni 2026. Si tratta del pilone destro del Benetton Rugby Simone Ferrari, Player of the Match nella vittoria inaugurale contro la Scozia del 7 febbraio, del centro Tommaso Menoncello, premiato come migliore in campo anche nello storico successo sull’Inghilterra, e del tallonatore friulano dello Stade Français Giacomo Nicotera, sempre titolare nella maglia numero due per tutta la durata del torneo.
Il XV ideale del Sei Nazioni 2026 comprende quattro irlandesi, quattro francesi — tra cui il campione olimpico Antoine Dupont e l’MVP Bielle-Biarrey — tre scozzesi e un gallese, a conferma di come l’Italia abbia saputo imporsi alla pari con le migliori nazionali del torneo. Un risultato che sarebbe apparso impensabile solo qualche anno fa, quando gli Azzurri raccoglievano sistematicamente il Cucchiaio di legno.
Il cammino nel torneo era iniziato con la vittoria per 18-15 sulla Scozia all’Olimpico il 7 febbraio, poi era arrivata la sconfitta di misura a Dublino contro l’Irlanda (20-13) in una partita in cui l’Italia aveva condotto 10-5 all’intervallo, prima di cedere nella ripresa. La terza giornata aveva visto gli Azzurri cedere 33-8 in Francia a Lilla, in una partita comunque combattuta per oltre 70 minuti. Dopo il trionfo sull’Inghilterra, il torneo si era chiuso con la sconfitta per 31-17 a Cardiff contro il Galles, in una partita condizionata da un avvio disastroso: al 44′ il punteggio era già 28-0 per i padroni di casa. Quesada aveva commentato con onestà: “Non eravamo i re del rugby la settimana scorsa e non è che non valiamo niente oggi: è stato comunque un buon Sei Nazioni e c’è ancora tanto da lavorare”.
Un progetto in crescita: le ambizioni verso i Mondiali 2027
Il quarto posto nel Sei Nazioni 2026 rappresenta il frutto di un lavoro iniziato anni fa e portato avanti con coerenza da Quesada, arrivato sulla panchina azzurra dopo il deludente Mondiale del 2023. Il commissario tecnico aveva fissato tre obiettivi precisi alla vigilia del torneo: una conquista solida in difesa e in attacco, una difesa che esprimesse il cuore e lo spirito del rugby italiano, e un gioco offensivo capace di testimoniare la crescita della squadra. Obiettivi in gran parte raggiunti, come dimostrano i risultati e i riconoscimenti individuali ottenuti.
Lo sguardo è già proiettato ai Mondiali 2027 in Australia, dove l’Italia è stata sorteggiata nel gruppo B insieme ai campioni in carica del Sudafrica, alla Georgia e alla Romania. Un girone difficile, ma che rappresenta anche una sfida stimolante per una Nazionale in evidente crescita. Menoncello stesso aveva messo in guardia i compagni dopo la vittoria sull’Inghilterra: “Questo non è il risultato di un singolo torneo, ma di un lavoro iniziato anni fa che sta finalmente dando i suoi frutti”. Parole che fotografano perfettamente lo spirito di un gruppo che ha imparato a sognare in grande, senza però perdere il contatto con la realtà e la necessità di continuare a migliorare.