Samuele Locatelli dal diabete alla Nazionale: “Mai fermarsi”

Articolo di Martino Davidi

A 11 anni scoprì di essere affetto da diabete di tipo 1, oggi Samuele Locatelli gioca nell'Italrugby e ha un consiglio per chi vive la sua condizione.

Samuele Locatelli, classe 2001 e 25 anni il prossimo 30 luglio, all’età di 5 anni ha incontrato il rugby a casa sua, a Lecco. Sei anni più tardi una conoscenza di cui avrebbe fatto volentieri a meno: il diabete di tipo 1. Un malattia autoimmune cronica di cui Samuele non ha alcun timore o problema a parlare, anzi: condividere la sua esperienza può aiutare altre persone a proseguire il proprio cammino verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati, sportivi o meno che siano. Ed è proprio quello che ha deciso di fare con la Federugby.

A chi dovesse trovarsi nella sua stessa situazione, Locatelli non ha dubbi sui consigli da dare: “Non fermarsi e continuare ad inseguire i propri sogni. Non deve essere un ostacolo: si tratta di una piccola difficoltà in più da affrontare e con le giuste precauzioni si può oltrepassare. Suggerisco di vederla, pian piano con il tempo, come una ‘nuova normalità’. Sono sempre stato aperto a parlare di questo argomento e sono contento, eventualmente, di poter aiutare con la mia esperienza chiunque si trovi nella mia situazione. Non si tratta di nulla di sbagliato: va affrontato nel miglior modo possibile”.

Sulla sua prima esperienza nei raduni della Nazionale Italiana, invece, Locatelli ha dichiarato: “È un ambiente bellissimo, in primis dal punto di vista umano. A parte alcuni compagni delle Zebre, che già conoscevo, ho trovato persone super disponibili che ti mettono a tuo agio e cercano di farti lavorare serenamente. La cura del dettaglio mi ha impressionato in ogni settore: dal punto di vista tecnico, la preparazione fisica, il supporto del nutrizionista e dello staff medico per i miei bisogni e tutto quello che riguarda l’extra campo con una programmazione minuziosa che tiene conto anche di supporto, consigli e una attenzione costante al giocatore a 360 gradi”.

Non un punto di arrivo, sia chiaro. Ma una chiamata che lo spinge a fare ancora di più e che evidenzia come al mondo di oggi, con le giuste precauzioni, si può fare sport ad alto livello con questo tipo di patologia: “Anche Henry Slade, trequarti dell’Inghilterra, ha il diabete di tipo 1 – ha ricordato Locatelli – e ha giocato una serie di partite con una delle Nazionali più competitive in circolazione. I primi tempi sono stati complicati, ma con l’avanzare degli anni le tecnologie si sono evolute e ti aiutano a monitorare al meglio il tutto. Con l’abitudine poi riesci a gestire sempre meglio la situazione”.

“Bisogna tenere sotto controllo una serie di valori, come ad esempio l’ipoglicemia. Potrebbe succedere in partita, ma lo staff medico ha sempre una sorta di astuccio dedicato alle mie esigenze. Sulla nutrizione cerco di essere quanto più attento possibile seguendo un piano alimentare basico ma preciso”, ha aggiunto Locatelli.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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