Flavio Cobolli
Aggiornato Mar 18 Ago 2026 alle 11:52L’estate 2026 di Flavio Cobolli si chiude con un bilancio straordinario, nonostante l’eliminazione ai quarti di finale di Wimbledon. Il tennista romano, classe 2002, ha vissuto negli ultimi due mesi una stagione che ha cambiato definitivamente il suo status nel tennis mondiale: dalla finale del Roland Garros alla top 10 ATP, fino al secondo quarto di finale consecutivo sull’erba londinese. Le ultime notizie lo vedono già proiettato verso la tournée americana, con la consapevolezza di essere ormai un protagonista stabile del circuito maggiore.
L’eliminazione a Wimbledon e la rivelazione Fery
Il cammino di Cobolli a Wimbledon 2026 si è fermato ai quarti di finale per mano della wild card britannica Arthur Fery, che lo ha travolto con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-0 in poco più di due ore di gioco. Una sconfitta netta, condizionata da una giornata particolarmente negativa del romano: 41 errori non forzati contro i soli 15 dell’inglese, un dato che racconta meglio di qualsiasi altra statistica l’andamento del match. Fery, che due settimane prima era alla posizione numero 114 del ranking ATP, è entrato nella storia come quarta wild card di sempre a raggiungere una semifinale Slam, dopo Jimmy Connors agli US Open 1991, Henri Leconte al Roland Garros 1992 e Goran Ivanisevic proprio a Wimbledon nel 2001.
Il percorso di Cobolli fino ai quarti era stato comunque di alto livello. La vittoria su Alex De Minaur, numero 6 del mondo, per 7-5, 7-6, 6-3 aveva rappresentato il momento più significativo, con il romano capace di rimontare da 2-5 nel secondo set e dominare il tie-break lasciando appena tre punti all’australiano. Prima ancora, Cobolli aveva superato in rimonta il russo Karen Khachanov in una battaglia di quattro ore esatte, vincendo 0-6, 7-6, 6-7, 6-2, 6-2 dopo un primo set da dimenticare. Un percorso che conferma la sua capacità di reggere i grandi palcoscenici, anche se la giornata storta contro Fery ha spezzato il sogno della prima semifinale Slam a Wimbledon.
La stagione della consacrazione: Roland Garros e top 10
Per comprendere appieno la portata di questa stagione, bisogna tornare a Parigi, dove Cobolli ha scritto le pagine più belle della sua carriera. La finale del Roland Garros contro Alexander Zverev, persa 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1 dopo quattro ore e venti minuti di gioco, ha mostrato al mondo intero un tennista capace di competere ai massimi livelli. Il romano era arrivato all’atto conclusivo da numero 14 del mondo, superando nell’ordine Pellegrino, Wu Yibing, Tien, Svajda e Auger-Aliassime, prima di approdare in finale grazie al ritiro del connazionale Matteo Arnaldi, bloccato da un virus intestinale prima della semifinale.
La finale è stata un’altalena di emozioni: dopo il dominio di Zverev nel primo set, Cobolli ha reagito da campione vincendo il secondo parziale, ha perso il terzo nei momenti decisivi, ha strappato il quarto al tie-break con un magnifico passante di dritto lungolinea, prima di cedere nel set decisivo quando il tedesco è partito con due break immediati. Una sconfitta che brucia, ma che non cancella la straordinaria impresa compiuta. Come ha sottolineato Fabio Fognini sulla Gazzetta dello Sport: «Sulla terra battuta ha dimostrato di appartenere a questo livello. Quando l’occasione arriva bisogna essere capaci di coglierla, e lui lo ha fatto».
Il risultato parigino ha proiettato Cobolli per la prima volta nella top 10 ATP, precisamente al numero 10 del ranking. Un traguardo che il romano ha commentato con la sua consueta sincerità, parlando anche del rapporto con Jannik Sinner: «Molti mi sottovalutano ma così ho meno pressione e questo mi dà tanta energia. Per Jannik invece è diverso perché ha più pressione. Io sono quello dietro, e questo mi ha fatto stare molto tranquillo». Parole che rivelano una maturità psicologica crescente, la stessa che gli ha permesso di arrivare in fondo a Parigi e di superare avversari di primo piano a Wimbledon.
Il profilo di un campione in crescita
Nato a Firenze ma cresciuto a Roma, Cobolli ha dimostrato in questi mesi di essere stabilmente tra i migliori dieci giocatori del mondo. Dopo la vittoria su De Minaur a Wimbledon, il romano aveva parlato con entusiasmo della sua affinità con l’erba londinese: «Mi piace molto giocare sull’erba, ma di Wimbledon. La trovo proprio un’altra superficie, a parte, diversa da tutte le altre. Su quest’erba io ci gioco molto bene». Un feeling confermato dai risultati: due quarti di finale consecutivi a Wimbledon, con il secondo raggiunto nonostante una sconfitta al primo turno ad Halle contro Frances Tiafoe che aveva fatto sorgere qualche dubbio sulla sua tenuta sull’erba dopo le fatiche parigine.
Fognini ha tracciato un profilo preciso delle prospettive future del romano: «Tra la quarta e la decima posizione mondiale vedo margine, e credo che Flavio abbia tutte le qualità per stabilirsi in quel gruppo». Una valutazione condivisa da Andre Agassi, che alla vigilia della finale del Roland Garros aveva sottolineato come Cobolli gestisse il gioco con lucidità crescente, sapendo cambiare direzione senza perdere equilibrio. La tournée americana che lo attende nelle prossime settimane sarà il prossimo banco di prova per un tennista che, a 24 anni, sembra aver trovato la sua dimensione definitiva tra i grandi del tennis mondiale.