Il tennista ligure ha appena vinto il suo terzo titolo in carriera nel circuito ATP
Flavio Cobolli ha vinto ad Acapulco il suo terzo titolo in carriera nel circuito ATP e da lunedì prossimo sarà tra i primi quindici del mondo. In una intervista alla Gazzetta dello Sport il tennista ligure ha raccontato i suoi progressi: “A parte il team e la famiglia, che mi sono sempre vicini, penso che la chiave sia come lavoro fuori dal campo. Dopo le sconfitte mi tiro su le maniche e rimetto subito sotto. Sono molto orgoglioso di me stesso e nell’ultimo anno mi sento maturato”.
La Coppa Davis è stato un gradino fondamentale: “Innanzitutto ho capito di essere un giocatore più difficile da incontrare, e poi che posso giocare su tutte le superfici. Mi hanno sempre detto che sul cemento non avrei potuto mai raggiungere grandi risultati. Alla fine le partite migliori, prima di questo titolo, le avevo fatte sul cemento indoor. Anche con Jannik, ad esempio, dove agli ottavi di Vienna ho giocato molto bene anche se poi sono uscito sconfitto”.
Proprio all’Azzurro, e a Carlos Alcaraz, Cobolli deve molto. In particolare allo spagnolo, con cui ha lavorato a Murcia durante la preparazione invernale: “Sinner e Alcaraz chiedono spesso di allenarsi con me? A essere sincero sono più io che chiedo, e loro gentilmente mi dicono di sì… L’allenamento con Carlos mi ha dato molta forza”.
“Allenarsi con Carlos è sempre molto divertente, però si fa fatica. In più a inizio dicembre ero reduce dalle fatiche di Davis con quei match maratona che mi hanno prosciugato di energie fisiche e mentali”, ha affermato il tennista azzurro.