Daniil Medvedev

Aggiornato Sab 16 Mag 2026 alle 23:31

Le ultime notizie su Daniil Medvedev raccontano la storia di un campione che, dopo mesi bui, ha ritrovato se stesso per poi inciampare nuovamente. Il russo, ex numero uno del mondo, ha vissuto negli ultimi mesi una parabola intensa: dalla crisi profonda di fine 2025 alla rinascita spettacolare di inizio 2026, fino all’eliminazione sorprendente al Miami Open. Un percorso che fotografa perfettamente le contraddizioni di un tennista straordinario quanto imprevedibile.

La rinascita: da Brisbane a Indian Wells

Il 2026 di Medvedev è iniziato sotto i migliori auspici. Dopo aver conquistato il torneo di Brisbane a gennaio e quello di Dubai a febbraio — raggiungendo così quota 23 titoli in carriera e agganciando Jannik Sinner nella classifica dei successi sul cemento — il moscovita si è presentato a Indian Wells in grande forma. La svolta era arrivata già nell’autunno 2025, quando, dopo un periodo difficilissimo culminato con l’eliminazione al primo turno degli US Open contro Bonzi e la separazione dallo storico coach Gilles Cervara, Medvedev aveva ritrovato fiducia durante il tour asiatico. «Avevo paura di non riuscire più a giocare come prima», aveva ammesso candidamente. «Prima di Shanghai e Pechino, durante gli allenamenti, ho giocato così bene che sentivo di poter perdere solo da Sinner e Alcaraz».

Con il nuovo staff tecnico guidato da Thomas Johansson, ex tennista d’élite, Medvedev ha ritrovato quella continuità che gli mancava. E a Indian Wells ha prodotto forse il miglior tennis della sua carriera, come riconosciuto persino da Carlos Alcaraz dopo la semifinale: «Non avevo mai visto Daniil giocare a questo livello». Il russo ha infatti spazzato via lo spagnolo in due set (6-3, 7-6), ponendo fine a una striscia di 16 vittorie consecutive del numero uno del mondo. L’impresa contro Alcaraz ha proiettato Medvedev in finale, dove ha poi ceduto a Sinner per 7-6, 7-6 al termine di una partita di altissimo livello, decisa da due tie-break senza alcun break di servizio.

«Battere Carlos è stato quasi come vincere il torneo, almeno per me», ha dichiarato Medvedev dopo la finale. «Ovviamente questa non è la realtà: c’era ancora una finale da giocare». Una sensazione dolceamara, come lui stesso l’ha definita: la soddisfazione per una settimana straordinaria, il rammarico per non aver completato l’opera contro Sinner. Il russo ha riconosciuto la superiorità dell’azzurro in un aspetto chiave: «Il suo servizio era così efficace che mi ha sfiancato. Il loro punto di forza è la costanza; io ho più alti e bassi».

Miami: l’ecatombe delle teste di serie e il ko di Medvedev

L’entusiasmo post-Indian Wells non ha però trovato continuità a Miami. Il Masters 1000 di Miami si è trasformato in un torneo da dimenticare per i big del circuito, con una serie di eliminazioni eccellenti che hanno lasciato a bocca aperta gli appassionati. Dopo la clamorosa uscita di Alcaraz per mano di Sebastian Korda, anche Medvedev — numero 9 del seeding — ha alzato bandiera bianca, sconfitto in tre set dall’argentino Francisco Cerúndolo ai sedicesimi di finale.

La partita ha avuto un andamento altalenante: Medvedev ha perso i primi otto giochi dell’incontro, subendo un primo set devastante. Ha poi trovato la reazione nel secondo parziale, vinto 6-4, ma nel terzo ha mancato l’occasione di consolidare il vantaggio, perdendo il break conquistato nel primo game e cedendo nel dodicesimo con un doppio fallo. L’eliminazione del russo si è inserita in una vera ecatombe di teste di serie: oltre a Medvedev e Alcaraz, sono usciti anche De Minaur, Shelton, Bublik, Ruud e Auger-Aliassime, quest’ultimo battuto dal numero 53 del mondo Terence Atamane.

La sconfitta di Miami ha confermato quanto Medvedev stesso aveva lucidamente analizzato dopo Indian Wells: per battere i migliori, il russo ha bisogno di esprimere il suo tennis al massimo livello, senza margini di errore. Quando la condizione cala anche di poco, i risultati ne risentono immediatamente. «Più volte riesco a cavalcare quell’onda, più salirò in classifica», aveva detto il moscovita con consapevolezza. A Miami quell’onda non è arrivata.

Nonostante il passo falso in Florida, il bilancio complessivo di questo inizio 2026 resta ampiamente positivo per Medvedev. Due titoli conquistati, una finale Masters 1000 raggiunta e il ritorno stabile nella top 10 del ranking ATP sono segnali concreti che il tennista di Mosca ha superato la crisi che lo aveva attanagliato per gran parte del 2025. La strada verso i vertici assoluti passa inevitabilmente da Sinner e Alcaraz, due avversari che lo stesso Medvedev ha definito «quasi impossibili da raggiungere» quando sono al loro meglio. Ma la rinascita del russo è comunque una delle storie più affascinanti di questa stagione tennistica.