Daniil Medvedev

Aggiornato Ven 03 Lug 2026 alle 19:34

Le ultime notizie su Daniil Medvedev raccontano di un tennista che ha vissuto una stagione 2026 fatta di alti e bassi profondi, con momenti di grande tennis alternati a crolli inaspettati. Il filo conduttore di questa annata del russo è una costante: la difficoltà sulla terra battuta e un rapporto sempre più complicato con la propria continuità di rendimento.

Il Roland Garros e l’ennesima figuraccia sulla terra

L’ultima news in ordine di tempo riguarda il Roland Garros 2026, dove Medvedev ha collezionato la sua settima eliminazione al primo turno nello Slam parigino, sconfitto a sorpresa dall’australiano Adam Walton. Una débâcle che ha fatto rumore, soprattutto perché arrivata dopo la semifinale di Roma in cui il russo aveva fatto soffrire Jannik Sinner, alimentando false speranze di una svolta sulla superficie rossa. In conferenza stampa, il moscovita ha cercato di spiegare le proprie difficoltà strutturali: «Il mio tennis per essere consistente ha bisogno che la palla viaggi. Io non ho la potenza di un giocatore come Jannik Sinner che colpisce sempre forte in qualsiasi condizione. Io dipendo da alcune condizioni, se la palla non va, non va».

Alla vigilia del torneo parigino, Medvedev aveva già mostrato lucidità nel valutare le proprie chances, ammettendo di non essere mai arrivato in semifinale al Roland Garros e di aver perso sei volte al primo turno. Aveva persino dichiarato che affrontare Sinner su questa superficie sarebbe stato «quasi impossibile». Profezia rispettata, ma nel modo peggiore: il russo non è nemmeno arrivato a incrociare l’azzurro, eliminato ben prima.

Prima del Roland Garros, le parole di Medvedev alla vigilia della semifinale di Roma avevano già chiarito il quadro: per battere Sinner servirebbe «colpire la riga con ogni palla», una battuta ironica che nascondeva una consapevolezza amara. Il russo aveva descritto Sinner come un avversario senza formula: «Non c’è una formula contro Jannik. Devi solo colpire la palla molto bene, preferibilmente forte, correre molto ed essere pronto a tutto». Parole che suonano come una resa consapevole, pur senza arrendersi del tutto.

La semifinale di Roma: il momento più vicino alla vittoria

Il momento più esaltante della stagione sulla terra per Medvedev era stato proprio quella semifinale degli Internazionali d’Italia, interrotta dalla pioggia e poi completata il giorno successivo. Il match aveva mostrato due facce opposte: un primo set dominato da Sinner per 6-2, un secondo set conquistato dal russo per 7-5 approfittando di un calo fisico dell’azzurro, e un terzo parziale in cui Sinner aveva ripreso il controllo portandosi sul 4-2 prima che il maltempo fermasse tutto. Il rinvio ufficiale a sabato aveva tenuto tutti con il fiato sospeso, ma alla fine Sinner aveva prevalso.

Quella partita aveva confermato quanto Medvedev possa essere pericoloso anche sulla terra, ma solo a tratti. La sua incapacità di mantenere un livello alto per l’intera durata di un match contro i migliori è il suo tallone d’Achille più evidente. Mats Wilander, interpellato da Eurosport, aveva individuato nel russo una potenziale insidia per Sinner soprattutto in sessione serale, quando il campo rallenta e le sue palle pesanti possono creare problemi. Ma si trattava di una finestra di opportunità ristretta, non di una minaccia sistematica.

Indian Wells e il picco stagionale: quando Medvedev sembrava rinato

Per trovare il Medvedev migliore bisogna tornare a marzo, al Masters 1000 di Indian Wells, dove il russo aveva disputato forse il torneo più brillante degli ultimi anni. Aveva eliminato Carlos Alcaraz in semifinale — impresa che lo stesso Medvedev aveva paragonato quasi a vincere il torneo — e poi aveva perso una finale tiratissima contro Sinner per 7-6, 7-6, con entrambi i set decisi al tie-break. Le dichiarazioni dolceamare dopo la finale avevano fotografato perfettamente il suo stato d’animo: «È una sensazione dolceamara. Da una parte fa male perdere la finale, dall’altra mi sento bene per quello che ho fatto questa settimana».

Sinner stesso aveva reso omaggio al rivale: «Sta giocando un tennis fantastico. Il tennis ha bisogno di lui». Anche Alcaraz aveva ammesso di non aver mai visto Medvedev giocare a quel livello. Sembrava l’inizio di una rinascita, alimentata anche dai due titoli già conquistati nel 2026 a Brisbane e Dubai. Il russo aveva ritrovato fiducia e sembrava pronto a tornare stabilmente tra i migliori del mondo.

Quella rinascita, però, si è rivelata fragile. Dopo Indian Wells, Medvedev è stato eliminato al terzo turno a Miami da Francisco Cerundolo, poi ha subito il devastante doppio 6-0 inflittogli da Matteo Berrettini a Monte Carlo — la peggior sconfitta della sua carriera professionistica, accompagnata da una scenata con racchetta distrutta che gli è costata una multa salata. La terra battuta ha poi confermato tutte le sue difficoltà storiche, culminate nell’eliminazione al primo turno di Parigi.

Le ultime notizie su Medvedev restituiscono dunque l’immagine di un campione ancora capace di tennis straordinario sul cemento, ma sempre più vulnerabile sulle superfici lente e sempre più dipendente da condizioni ideali per esprimere il suo potenziale. A trent’anni, il russo sembra consapevole dei propri limiti strutturali, ma non ancora disposto ad accettarli senza combattere.