Andrej Rublëv

Aggiornato Lun 29 Giu 2026 alle 19:16

Andrey Rublev è uno dei protagonisti più discussi del circuito ATP: tennista di grande talento ma dall’indole vulcanica, il moscovita continua a far parlare di sé sia per le prestazioni in campo che per le dichiarazioni fuori. Le ultime notizie lo vedono impegnato a Wimbledon 2026, dove punta a migliorare il suo miglior risultato sull’erba londinese, i quarti di finale raggiunti nel 2023.

Rublev e il duopolio Sinner-Alcaraz: ammirazione e sfida personale

In una recente intervista a Tennis365, a pochi giorni dall’inizio del torneo di Wimbledon 2026, Rublev ha offerto un punto di vista sorprendentemente positivo sul dominio di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. «È difficile giocare contro di loro, ma è sempre interessante affrontarli», ha spiegato il russo. «Grazie a loro puoi metterti alla prova e migliorare più velocemente, con loro alzi il livello. Loro due sono bravi, ma devi cercare di eguagliarli». Una visione che rispecchia la filosofia che Rublev ha espresso anche in precedenza: il duopolio dei due campioni non lo scoraggia, anzi lo motiva.

Già in aprile 2026, in un’intervista a Spaziotennis.com, il tennista aveva approfondito questo concetto con una lucidità disarmante: «Non mi sta influenzando negativamente, anzi. Mi dà la convinzione che certi risultati siano raggiungibili». Ma la riflessione più interessante riguardava la differenza mentale tra lui e i due fenomeni: «Loro giocano a tennis e basta, non importa il punteggio o il turno. Io, a volte, gioco a tennis e a volte spero. Io gioco con i pensieri, loro giocano a tennis». Una confessione rara nel mondo dello sport professionistico, che rivela una consapevolezza profonda dei propri limiti psicologici. In questo percorso di crescita mentale, Rublev si è affidato al nuovo coach Marat Safin, il cui insegnamento principale si riassume in un concetto: «lasciare andare».

Anche a maggio 2026, alla vigilia del quarto di finale degli Internazionali d’Italia contro Sinner, Rublev aveva mostrato il suo lato ironico davanti alle telecamere di Tennis Channel. Alla domanda sull’altoatesino, era scoppiato a ridere: «Quanti Masters di fila ha già vinto? Cinque? E quante partite, una trentina di fila? Si sta avvicinando alla sconfitta. Più vince, più si avvicina la sconfitta…». La reazione di Rublev prima del match romano aveva fatto il giro del web, diventando uno dei momenti più virali della stagione sulla terra rossa.

Un rendimento altalenante e i problemi comportamentali

Sul piano dei risultati, il 2025-2026 di Rublev presenta luci e ombre. Tra i momenti positivi spicca senza dubbio il titolo conquistato a febbraio 2025 all’ATP 500 di Doha, dove ha battuto in finale il britannico Jack Draper con il punteggio di 7-5, 5-7, 6-1: il 17° titolo in carriera per il moscovita, che tornava a trionfare in Qatar a distanza di cinque anni dall’ultima volta. Un segnale di ripresa importante dopo le difficoltà della stagione precedente, con l’obiettivo dichiarato di risalire stabilmente in Top 10.

Tuttavia, il cammino non è stato lineare. Sulla terra rossa, Rublev ha mostrato un rendimento discontinuo: semifinale a Barcellona, ma uscite precoci a Monte Carlo e Madrid. Agli Internazionali d’Italia 2026 è arrivato fino ai quarti di finale, dove ha perso contro Sinner. In precedenza, aveva anche sollevato polemiche per le condizioni dei campi del Foro Italico, lamentandosi su un media russo: «I rimbalzi sono pessimi e i campi storti. Questi campi non assomigliano per niente a quelli di Parigi». Parole che avevano fatto discutere, anche se bilanciate dall’amore dichiarato per la città: «Roma è bellissima, la amo. Da turista è meraviglioso passeggiare qui».

Non si può parlare di Rublev senza affrontare il tema dei suoi scatti d’ira in campo, diventati purtroppo una costante della sua carriera. A ottobre 2024, durante il torneo di Parigi-Bercy, aveva sconvolto il pubblico colpendosi ripetutamente il ginocchio sinistro con la racchetta in un episodio di autolesionismo che aveva fatto il giro del mondo. Qualche settimana dopo, a Vienna, aveva distrutto la racchetta durante la sconfitta contro Cameron Norrie. E ancora a Madrid, ad aprile 2025, aveva replicato il gesto davanti alle telecamere. Le immagini dello sfogo di Vienna avevano scatenato reazioni indignate sui social, con molti che chiedevano al tennista di controllare la propria emotività.

Paradossalmente, è proprio Rublev il primo a riconoscere questo problema. La sua analisi sul divario mentale che lo separa da Sinner e Alcaraz suona quasi come un’autocritica pubblica, un tentativo di mettere a fuoco ciò che ancora gli manca per fare il definitivo salto di qualità. A Wimbledon 2026, dove esordirà con l’obiettivo di superare i primi turni e puntare in alto, il russo avrà l’ennesima occasione per dimostrare che il lavoro mentale con Safin sta dando i suoi frutti. Le sue parole alla vigilia di Wimbledon lasciano trasparire una serenità nuova: «Mi concentro solo su me stesso e vedo fin dove posso arrivare». Forse è proprio questo approccio più distaccato la chiave per sbloccare il potenziale di un giocatore che, quando riesce a «giocare a tennis» senza pensieri, può battere chiunque.