Il tennista russo non ha risparmiato le parole nei confronti degli Internazionali d'Italia
Scoppia un caso dopo la partenza degli Internazionali d’Italia: uno dei tennisti più in vista, Andrey Rublev, si è lamentato sul media russo Championat per le condizioni dei campi in terra battuta del Foro Olimpico a Roma.
Il tennista moscovita ha lanciato chiare frecciate: “Beh, i campi qui sono sempre stati così. E’ sempre la stessa storia dopo qualsiasi rimbalzo di routine, ed è sempre stato così. I rimbalzi sono pessimi e i campi storti. Sarebbe sorprendente esserne sorpresi arrivando qui. Non so se i rimbalzi fossero buoni a un certo punto e poi siano peggiorati… ma se sono sempre stati così, non capisco bene il senso della domanda”.
“Questi campi non assomigliano per niente a quelli di Parigi – ha incalzato Rublev -. Ho giocato a Parigi per anni, e lì è tutto molto più scivoloso, c’è poca sabbia, soprattutto sui campi esterni. Anche a Parigi le cose sono cambiate, dalla pandemia i campi non sono più gli stessi, non sembra neanche più terra battuta”.
Campi a parte, Rublev è invece affascinato dalla città di Roma: “E’ bellissima, la amo. Da turista è meraviglioso passeggiare qui, si può trovare tutta la storia in ogni angolo. Bisogna venire qui almeno una volta nella vita; l’anno scorso, sono stato eliminato presto e ho colto l’occasione per fare delle escursioni di un paio di giorni. Ci sono tante cose da vedere e da fare qui a Roma; ogni luogo ha una storia speciale da raccontare”.
Sul piano del rendimento recente, il russo si presenta a Roma con un rendimento altalenante: dopo aver raggiunto le semifinali del torneo di Barcellona, è uscito subito dai Masters 1000 di Madrid e anche a Monte Carlo ha fatto poca strada. Il giocatore sta lavorando per risalire stabilmente in Top 10 dopo le difficoltà della scorsa stagione. La terra battuta resta la superficie su cui Rublev esprime alcune delle sue migliori qualità, e nonostante le polemiche sui campi romani, la sua presenza al Foro Italico rimane tra le più attese del torneo.