Andrea Pirlo
Aggiornato Lun 27 Lug 2026 alle 20:31Le ultime notizie sul futuro della panchina azzurra si susseguono a ritmo frenetico. Quello che sembrava un progetto solido e ambizioso si è trasformato in pochi giorni in un vero e proprio caos istituzionale. Andrea Pirlo, il Campione del Mondo 2006 scelto da Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo come nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana dopo il rifiuto di Pep Guardiola, è ufficialmente fuori dai giochi. Lo ha confermato lo stesso ex centrocampista con un aggiornamento al suo messaggio social: “Ieri sera ho appreso di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana”.
La vicenda ha radici nei giorni scorsi, quando Maldini e Leonardo avevano individuato in Pirlo il profilo ideale per inaugurare un nuovo ciclo azzurro, con un contratto quadriennale da 1,5 milioni di euro a stagione e l’obiettivo di portare alla Nazionale una filosofia di gioco offensiva e di possesso, sul modello della Spagna campione del mondo. Il tecnico di Flero stava risolvendo il suo contratto con lo United FC di Dubai quando è scoppiata la bufera.
La bufera politica e lo sponsor russo: perché è saltato tutto
A far deragliare la nomina di Pirlo CT è stata una combinazione di fattori che poco hanno a che fare con il calcio giocato. Al centro delle polemiche, il ruolo dell’ex regista come global ambassador di Fonbet, la principale agenzia di scommesse russa. Una scelta commerciale legata alla sua esperienza negli Emirati Arabi Uniti che ha scatenato reazioni bipartisan nel mondo politico italiano.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva già espresso scetticismo tecnico — “come allenatore è un salto nel buio” — mentre il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva definito la nomina “una scommessa”, criticando anche le modalità con cui era stata gestita la trattativa con Guardiola. Ma è stato il fronte politico trasversale a rendere la situazione insostenibile: dal deputato di +Europa Benedetto Della Vedova, che aveva sollevato esplicitamente il tema Fonbet su X, al leader di Azione Carlo Calenda, lapidario nel dichiarare che “chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali”.
Pirlo ha risposto via social con un lungo messaggio in cui ha difeso la propria storia professionale e personale: “Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”. Ha ringraziato Maldini e Leonardo per la fiducia, ma il dado era ormai tratto. Il messaggio di Pirlo non è bastato a salvare la sua candidatura.
Il caos in Federcalcio: Maldini a rischio, spunta Thiago Motta
Le ultime notizie dal quartier generale della FIGC dipingono uno scenario di grande confusione. Il presidente Giovanni Malagò, già descritto come “tormentato” dal Corriere della Sera nei giorni precedenti, si trova ora a gestire una crisi di credibilità senza precedenti per l’avvio del nuovo corso azzurro. Dopo il no di Guardiola e il caos Pirlo, lo stesso Paolo Maldini sarebbe a un passo dall’addio: secondo le indiscrezioni, il nuovo direttore tecnico aveva minacciato di dimettersi qualora la scelta di Pirlo non fosse stata ratificata, rifiutando categoricamente le alternative più rodate come Roberto Mancini e Antonio Conte.
In questo scenario, Malagò starebbe tentando un salvataggio in extremis. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, sul tavolo sarebbe apparso un nome nuovo: Thiago Motta. L’ex allenatore della Juventus, esonerato nel marzo 2025 e da allora fermo, rientrerebbe nell’identikit tracciato da Maldini e Leonardo: capace di lavorare con i giovani, conoscitore dell’ambiente di Coverciano e portatore di una filosofia di gioco moderna. Non è la prima volta che il suo nome circola: già nelle settimane precedenti, secondo il Corriere dello Sport, la nuova Direzione tecnica lo aveva sondato, ricevendo però un cortese rifiuto.
Malagò, interpellato dai cronisti, ha risposto con la consueta diplomazia: “Non posso dire né sì né no” su Motta, mentre ha replicato secco alle critiche del ministro Abodi che aveva parlato di “brutta figura”: “Bisogna vedere chi l’ha fatta la brutta figura”. Il confronto tra Malagò, Maldini e Leonardo previsto in giornata dovrà chiarire le intenzioni di tutti i protagonisti e indicare la strada da seguire.
Nel frattempo, le alternative sul tavolo restano quelle già circolate nei giorni scorsi: oltre a Mancini e Conte, i nomi di Stefano Pioli — senza squadra dopo il divorzio dalla Fiorentina — e Raffaele Palladino, scaricato dall’Atalanta in favore di Maurizio Sarri, rappresentano possibili soluzioni di ripiego. Qualunque sia la scelta finale, il tempo stringe: la Nazionale è attesa al debutto in Nations League il 25 settembre contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma, in un girone che comprende anche Francia e Turchia. Un banco di prova immediato e impegnativo per chiunque siederà sulla panchina azzurra, e che richiede una guida tecnica definita al più presto per iniziare a lavorare con il gruppo.