Lorenzo Musetti
Aggiornato Gio 17 Set 2026 alle 08:57Il 2026 di Lorenzo Musetti resterà a lungo nella memoria come una stagione maledetta, un’odissea — parola usata dallo stesso tennista carrarino — fatta di infortuni, ritiri e rimonte mancate. Le ultime notizie confermano che anche l’ultimo appuntamento stagionale di rilievo, gli US Open 2026, si è chiuso con un’amara eliminazione al secondo turno, lasciando l’azzurro con più domande che risposte sul proprio stato fisico.
Il malore agli US Open: il paragone con Sinner
A Flushing Meadows, Musetti era partito nel migliore dei modi contro la wild card australiana Dane Sweeny, numero 123 del mondo, conquistando il primo set per 6-3 con autorità. Poi, improvvisamente, il crollo: un calo energetico devastante, soprattutto alle gambe, che lo ha reso quasi incapace di muoversi in campo. Sweeny ne ha approfittato, ribaltando completamente l’incontro e imponendosi nei tre set successivi con il netto punteggio di 6-1, 6-2, 6-2. La cronaca della sconfitta racconta di capogiri, fiato corto e un medical time out che non ha sortito alcun effetto.
Nelle dichiarazioni successive alla partita, Musetti ha indicato nel forte contrasto termico tra l’interno degli impianti — palestra, fisioterapia, area giocatori — e il caldo esterno di New York una delle possibili cause del malore. ‘Credo che ci sia stato sicuramente uno shock importante dal punto di vista della temperatura’, ha spiegato il carrarino, senza escludere un colpo di sole. Il riferimento spontaneo è andato a Jannik Sinner e al celebre episodio di Parigi: ‘È stata secondo me una situazione simile: una volta che varchi una soglia, è difficile tornare alla situazione precedente’, ha osservato Musetti, pur precisando di non aver vissuto direttamente quanto accaduto al connazionale.
Anche l’ex tennista e commentatore Paolo Bertolucci, nel suo podcast, ha tracciato lo stesso parallelo senza mezzi termini: ‘Musetti ha fatto la stessa fine di Sinner a Parigi, è schioppato fisicamente del tutto’. Un’uscita di scena che pesa doppio, considerando il livello dell’avversario, e che ha spinto lo stesso Musetti a uno sfogo sincero: ‘Onestamente sono stufo di ritirarmi, sono stufo di queste cose. Quest’anno mi sembra veramente un’odissea’.
Un’intera stagione in salita: dagli Australian Open agli US Open
Per comprendere la portata della frustrazione di Musetti, occorre ripercorrere i mesi precedenti. Il ritorno in campo a Washington, a fine luglio, aveva rappresentato un segnale incoraggiante dopo un lungo stop: il tennista toscano aveva raggiunto i quarti di finale battendo l’australiano Aleksandar Vukic, mostrando segnali concreti di ripresa fisica e mentale. Quella parentesi positiva aveva però radici in un percorso di recupero durissimo, iniziato dopo il ritiro ai quarti dell’Australian Open contro Novak Djokovic — quando era avanti di due set — e proseguito con una lesione al retto femorale della coscia sinistra accusata agli Internazionali d’Italia a maggio, che lo aveva costretto a saltare Roland Garros, Queen’s e Wimbledon.
La separazione dal coach José Perlas, annunciata a fine giugno, aveva segnato un’ulteriore svolta in un’estate già complicata. Con il ritorno al fianco dell’allenatore storico Simone Tartarini, Musetti aveva ripreso gradualmente confidenza con il campo, raccogliendo sei vittorie nelle otto partite giocate dal rientro. Al Masters 1000 di Cincinnati era arrivato fino ai quarti di finale, dove aveva ceduto a Frances Tiafoe in due set combattuti, 7-6, 7-5. Un risultato che confermava la direzione giusta, ma non ancora la solidità necessaria per reggere l’urto dei grandi tornei.
A Montreal, invece, il cammino si era interrotto al terzo turno contro lo spagnolo Rafael Jodar, avversario che lo aveva già fermato a Washington. Le statistiche di quella partita erano impietose: solo il 49% dei punti con la prima di servizio, appena 11 vincenti contro 34 errori non forzati. Numeri che raccontano un giocatore ancora alla ricerca della propria versione migliore, quella che a inizio anno lo aveva portato in top 5 mondiale.
Nonostante le difficoltà, Musetti ha più volte ribadito la propria identità tennistica e il senso di appartenenza al movimento italiano. In un’intervista al Financial Times, aveva descritto con lucidità il percorso mentale necessario per superare i momenti bui: ‘La connessione mente-corpo è tutto. Cosa serve per tornare? Pazienza e resilienza: il coraggio di riprovarci’. Parole che suonano come un manifesto per una stagione che, nonostante tutto, ha dimostrato la tempra di un campione capace di rialzarsi. Ora, con gli US Open alle spalle e Pechino all’orizzonte, la speranza è che il 2026 abbia finalmente esaurito la sua quota di sfortuna.