Lorenzo Musetti
Aggiornato Ven 07 Ago 2026 alle 08:25Il 2026 di Lorenzo Musetti resterà a lungo nella memoria come uno degli anni più tormentati della sua carriera, un percorso segnato da infortuni ripetuti, rinunce dolorose e una lenta risalita verso la forma migliore. Le ultime notizie sul tennista carrarino raccontano però anche di una ritrovata consapevolezza e di una voglia di tornare protagonista che non si è mai spenta, nemmeno nei momenti più bui.
Un anno di infortuni: dal ritiro contro Djokovic al lungo stop
Tutto è cominciato a Melbourne, a fine gennaio, quando Musetti stava disputando probabilmente la partita più bella della sua carriera. Avanti due set a zero contro Novak Djokovic nei quarti di finale degli Australian Open, il carrarino è stato costretto al ritiro per una lesione muscolare alla coscia, gettando al vento quella che sarebbe stata la prima semifinale Slam della sua vita. Un colpo durissimo, sia fisicamente che psicologicamente. «Non immagini mai di vincere con due set di scarto contro Djokovic e poi di dover ritirarti. È una sensazione molto dolorosa», aveva dichiarato a caldo un Musetti visibilmente distrutto.
Il rientro in campo, avvenuto a Indian Wells a marzo, si era rivelato deludente: sconfitta in due set contro Marton Fucsovics, con il peso evidente della mancanza di ritmo partita dopo quasi sei settimane di stop. Da lì, una primavera in chiaroscuro: eliminazione al primo turno a Monte Carlo per mano del monegasco Vacherot, qualche segnale positivo a Barcellona e Madrid, prima che un nuovo problema fisico — questa volta una lesione al retto femorale della coscia sinistra — lo costringesse ad alzare nuovamente bandiera bianca agli Internazionali d’Italia, dopo la sconfitta agli ottavi contro Casper Ruud. Da quel 12 maggio, Musetti non ha più disputato una partita ufficiale.
Le conseguenze sul ranking sono state inevitabili: il tennista toscano, che aveva aperto il 2026 come numero cinque del mondo, è scivolato fino alla posizione numero 16, lontano dalla top ten in cui era riuscito ad affacciarsi nella stagione precedente. Saltati il Roland Garros, il Queen’s e infine anche Wimbledon, il suo 2026 si è trasformato in un lungo calvario fatto di fisioterapia, visite specialistiche e pazienza.
La separazione da Perlas e il messaggio a Sinner: la rinascita parte dalla testa
A fine giugno è arrivata anche una svolta inattesa sul fronte dello staff tecnico: Musetti ha annunciato sui social la separazione dal coach José Perlas, entrato nel suo entourage solo a dicembre 2025. «Ci tengo a comunicarvi che ho deciso di concludere la mia collaborazione con il mio tennis coach José Perlas», ha scritto il carrarino, ringraziandolo per il lavoro svolto e confermando che al suo fianco resterà l’allenatore storico Simone Tartarini. Un cambio in corsa che testimonia la volontà di rimettere mano a tutto ciò che non funziona, in attesa del rientro programmato per la tournée americana estiva, con gli US Open 2026 come obiettivo principale.
Nel frattempo, Musetti ha rilasciato un’intervista al Financial Times in cui ha aperto il cuore sulla dimensione mentale di questo periodo difficile. «La parte più dura, più del dolore, delle ore di fisioterapia e riabilitazione, è stata semplicemente accettare quello che stava accadendo», ha confessato. «La connessione mente-corpo è tutto. Cosa serve per tornare? Pazienza e anche resilienza: il coraggio di riprovarci». Parole che suonano come un manifesto, ma anche come un messaggio diretto al movimento tennistico italiano di cui si sente parte integrante.
In quella stessa intervista, il carrarino ha celebrato il ruolo di Jannik Sinner come leader indiscusso del tennis azzurro, riconoscendo il percorso tracciato da Fognini e Berrettini prima di lui. «Sono molto felice di far parte della band», ha detto con sincerità. Non è la prima volta che Musetti guarda a Sinner come a un modello: in un podcast rilasciato a maggio, aveva individuato nella continuità emotiva del numero uno italiano la qualità che ancora gli manca. «Probabilmente è proprio questo che Jannik sa fare meglio. Anche se cala, non cala mai drasticamente».
Sul piano tecnico, Musetti ha rivendicato la propria identità con orgoglio, difendendo il rovescio a una mano come un valore aggiunto in un tennis sempre più omologato. «È qualcosa di talmente raro da poter essere definito quasi una specie in via di estinzione», ha detto citando Roger Federer come idolo e fonte d’ispirazione. Uno stile che, nelle sue intenzioni, deve tornare a essere un’arma e non un limite, non appena il fisico gli permetterà di esprimersi al massimo. L’appuntamento con il grande tennis è solo rimandato.