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Aggiornato Mer 03 Giu 2026 alle 22:51Le ultime notizie sull’Italia calcistica ruotano attorno a tre grandi temi: il sogno — sempre più lontano — del ripescaggio ai Mondiali 2026, la gestione della Nazionale affidata in via transitoria a Silvio Baldini, e il dibattito aperto sul futuro commissario tecnico. Un periodo di profonda riflessione per il calcio azzurro, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo.
Il ripescaggio si allontana: Iran e Congo non lasciano spazio agli Azzurri
Per settimane, l’ipotesi di un ripescaggio dell’Italia ai Mondiali ha tenuto accesa una fiamma di speranza nel mondo del calcio italiano. Lo scenario si basava su due fronti: l’incerta partecipazione dell’Iran, alle prese con tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti e il nodo irrisolto dei visti, e la situazione della Repubblica Democratica del Congo, coinvolta in un’emergenza sanitaria legata a un’epidemia di Ebola.
Sul fronte iraniano, i segnali più recenti indicano una chiara volontà di partecipare al torneo. I giocatori e i dirigenti del Team Melli si sono recati ad Ankara per richiedere i visti presso le ambasciate di Stati Uniti e Canada, e il segretario generale della FIFA Mattias Grafström ha definito “molto costruttivo” il confronto avuto a Istanbul con la Federcalcio iraniana, dichiarando di attendere “con piacere” la presenza dell’Iran alla rassegna iridata. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei si è detto fiducioso di poter superare la fase a gironi, risultato mai ottenuto dal Team Melli. La svolta dalla Turchia ha di fatto ridotto drasticamente le speranze azzurre.
Anche il fronte congolese si è chiuso negativamente per l’Italia. Dopo giorni di incertezza legati all’epidemia di Ebola e all’ultimatum delle autorità statunitensi — che chiedevano un isolamento di 21 giorni prima dell’ingresso negli USA — la federazione congolese (FECOFA) ha confermato ufficialmente la partecipazione al Mondiale. La squadra ha trasferito la preparazione in Belgio e la quasi totalità dei giocatori convocati vive e milita in Europa, azzerando di fatto il rischio sanitario. L’annuncio del Congo ha gelato definitivamente le ultime speranze di ripescaggio.
A fotografare la situazione con lucidità è stata anche un’analisi basata sull’intelligenza artificiale, che ha stimato le probabilità di un ripescaggio azzurro in una percentuale compresa tra il 2 e il 5%, considerando che la logica sportiva e i precedenti regolamentari favorirebbero comunque una squadra della stessa confederazione asiatica dell’Iran. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi è stato netto: “Ci si qualifica sul campo, questa rimane la mia posizione”. Sulla stessa lunghezza d’onda Ciccio Graziani, eroe del Mondiale 1982: “Non sono favorevole al ripescaggio. Se ce lo danno ce lo prendiamo, ma non ce lo meritiamo”.
Baldini traghettatore, la Nazionale riparte dai giovani
Mentre si chiude il capitolo ripescaggio, l’Italia guarda avanti con il commissario tecnico ad interim Silvio Baldini, chiamato a guidare gli Azzurri dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso all’indomani della sconfitta di Zenica contro la Bosnia. Baldini ha scelto una strada netta: rivoluzionare completamente la rosa, puntando sui talenti emergenti del calcio italiano con una squadra dall’età media di poco superiore ai 20 anni.
Per le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia, il tecnico ha convocato 24 giocatori, con Gianluigi Donnarumma — unico big della rosa, con 81 presenze in Azzurro — come punto di riferimento. Tra i nomi più noti figurano Pisilli, Palestra e Francesco Pio Esposito, già convocati dal precedente ct. La scelta ha generato qualche polemica: la Grecia aveva minacciato di annullare l’amichevole per i troppi Under 21 in lista, ma la situazione è rientrata dopo le parole del capo delegazione Giancarlo Antognoni, che ha difeso la scelta parlando di “un’Italia giovane e forte”.
Lo stesso Baldini, in conferenza stampa a Coverciano, ha mostrato una rara onestà intellettuale: “Per allenare l’Italia serve un certo curriculum, e io oggi non ce l’ho. Non faccio certo il pavone”. Il tecnico ha chiarito che il suo obiettivo principale resta l’Under 21, con le Olimpiadi nel mirino, e che la sua presenza sulla panchina della Nazionale maggiore è frutto di circostanze eccezionali. Donnarumma ed Esposito sono stati inclusi proprio in funzione dei Giochi olimpici, come parte di un percorso già pianificato.
Chi guiderà l’Italia dal prossimo settembre?
Il dibattito sul nuovo commissario tecnico è vivace e coinvolge nomi di primissimo piano. Secondo gli ultimi rumors, i candidati principali si sono ridotti a due: Roberto Mancini e Antonio Conte. Per entrambi si tratterebbe di un ritorno in Azzurro, ed entrambi sono attualmente liberi da impegni. Mancini, che guida l’Al-Sadd con una clausola rescissoria nel contratto, non ha nascosto il suo pentimento per il turbolento addio del 2023, e chi gli è vicino conferma la sua voglia di tornare. Conte, fresco vincitore dello scudetto col Napoli nel 2025, ha salutato il club partenopeo pochi giorni fa.
Sullo sfondo resta la suggestione Pep Guardiola, lanciata tra gli altri da Leonardo Bonucci e sostenuta dal candidato alla presidenza FIGC Giovanni Malagò. Il tecnico catalano ha concluso la sua avventura al Manchester City dopo dieci anni e venti trofei, ma l’ostacolo principale rimane l’ingaggio — stimato intorno ai 24 milioni di euro annui — insostenibile per le casse federali. L’Al-Nassr avrebbe già presentato un’offerta monstre per portarlo in Arabia Saudita. Le voci contrarie a un ct straniero non mancano: Gianni Rivera è stato lapidario — “Non è italiano, deve essere italiano. Punto” — mentre Mourinho ha indicato la sua preferenza per la “combo M&M: Malagò e Max”, riferendosi ad Allegri. Il dibattito su Guardiola resta comunque aperto in attesa delle elezioni federali del 22 giugno, quando Malagò sfiderà Giancarlo Abete per la presidenza della FIGC.