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Aggiornato Mer 22 Lug 2026 alle 22:09

È un momento di profonda trasformazione per il calcio italiano. Mentre i Mondiali 2026 si avviano verso la fase finale senza gli Azzurri — assenti per la terza volta consecutiva — la FIGC ha avviato una vera e propria rivoluzione strutturale, con Giovanni Malagò al timone federale e Paolo Maldini come nuovo punto di riferimento tecnico. Le ultime notizie disegnano un quadro in rapido movimento, tra nomine ufficiali, candidature per la panchina e qualche bordata arrivata da fuori dal mondo del pallone.

Maldini alla FIGC: la nuova struttura tecnica della Nazionale

La svolta più attesa è arrivata: Paolo Maldini è il nuovo Direttore Tecnico della Federcalcio, con il ruolo aggiuntivo di presidente del Club Italia. Ad affiancarlo, in qualità di advisor, ci sarà Leonardo, suo storico sodale sia in campo che dietro la scrivania ai tempi del Milan. L’annuncio ufficiale è arrivato da Malagò, che non ha nascosto di aver puntato su Maldini fin dal primo momento: “È stato il mio obiettivo da sempre. Pensavo che per sovrintendere il settore tecnico della FIGC sia la persona ideale”. La trattativa non è stata priva di ostacoli — tra cui la questione logistica legata al trasferimento a Roma — ma alla fine le resistenze sono state superate.

L’orizzonte fissato dalla nuova dirigenza federale è il Mondiale 2030, passando per gli Europei 2028. Nel frattempo, la Nazionale è attesa già a settembre dagli impegni di Nations League, con la prima gara contro il Belgio il 25 settembre allo Stadio Olimpico di Roma, in un girone che comprende anche Francia e Turchia. I tempi stringono, e la scelta del nuovo commissario tecnico è diventata urgente.

Sul fronte della panchina azzurra, quella che sembrava una corsa a due si è allargata. Roberto Mancini e Antonio Conte restano i candidati più accreditati, ma con l’arrivo di Maldini sono emersi anche i nomi di Pep Guardiola — ipotesi affascinante ma economicamente complessa — e di Stefano Pioli, che con Maldini ha già condiviso anni importanti al Milan, culminati con lo Scudetto 2021-22. Secondo le ultime indiscrezioni, Andrea Pirlo sarebbe invece la principale alternativa concreta all’ipotesi Guardiola. Conte deve fare i conti con la concorrenza dell’Al-Ittihad, che avrebbe offerto 20 milioni netti all’anno — cinque volte quanto la FIGC potrebbe garantire. Mancini, reduce dall’addio all’Al Sadd dopo la conquista del titolo qatariota, rappresenta l’opzione più sostenibile economicamente, anche se il suo nome non scalda tutti gli ambienti del calcio italiano, ancora indispettiti per il brusco addio del 2023.

Binaghi affonda il calcio: “Malagò fa il contrario di tutto”

In questo scenario di ricostruzione, è arrivata una bordata inattesa — o forse no — dal presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi. Intervistato dal TG3 nella settimana del secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon, il numero uno della FITP non ha risparmiato il calcio né il suo nuovo vertice federale. “A che ora gioca l’Italia stasera? Non sono riuscito a seguirla. Sapete, ero distratto da Wimbledon”, l’esordio tagliente, prima di entrare nel merito con parole durissime su Malagò: “Dalla A alla Z, fa il contrario di quello che faccio io. Per rilanciare una federazione serve radere tutto al suolo, mandare via tutti e ricominciare da zero. Ho idea che Malagò farà il contrario. Tanti auguri”.

Le parole di Binaghi non sono campate in aria: i numeri del tennis italiano parlano da soli. Sinner ha vinto 21 delle ultime 22 partite contro avversari della Top 10, è già qualificato per le Nitto ATP Finals di Torino — il primo giocatore nella storia a riuscirci così presto, battendo il record di Nadal del 13 giugno 2017 — e il suo unico rivale credibile, Carlos Alcaraz, è fermo ai box per un’infiammazione ai tendini del polso. Flavio Cobolli occupa la quarta posizione nella Race to Turin. I praticanti di tennis e padel in Italia hanno raggiunto quota 6.237.000, avvicinandosi sensibilmente ai 6.533.000 del calcio: una forbice che solo cinque anni fa era del 39% in favore del pallone. Il confronto tra i due sport non potrebbe essere più impietoso.

L’Italia guarda al futuro dopo il terzo Mondiale da spettatrice

Sullo sfondo resta la ferita aperta della terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Una débâcle che ha fatto il giro del mondo: dal Wall Street Journal, che ha raccontato la disaffezione degli italiani verso la Coppa del Mondo con bar e ristoranti romani che hanno scelto di non trasmettere le partite, alle ironie dei media tedeschi — con Per Mertesacker che ha sentenziato “non meritano che si parli di loro” — fino alle battute infelici di Gianni Infantino, che aveva ironizzato sulla possibilità di allargare il Mondiale a 64 o addirittura 208 squadre per permettere all’Italia di qualificarsi, scatenando reazioni bipartisan in Parlamento e una nota ufficiale della FIGC.

Gennaro Gattuso, il ct che ha guidato gli Azzurri fino al disastro di Zenica, ha nel frattempo voltato pagina: l’ex commissario tecnico ha firmato con la Lazio fino al 2028, presentandosi ai tifosi biancocelesti con entusiasmo e consapevolezza delle difficoltà. “C’è rabbia, ma anche tanta fiducia, altrimenti non sarei qui”, ha dichiarato, tornando brevemente sulla sconfitta ai rigori che ha escluso l’Italia dal Mondiale. Dopo di lui, il traghettatore Silvio Baldini ha chiuso la sua breve parentesi con due vittorie su due — contro Lussemburgo e Grecia — prima di tornare alla guida dell’Under 21, lasciando in eredità un gruppo giovane e promettente su cui costruire il futuro azzurro.

La strada è lunga, come ammette lo stesso Binaghi. Ma almeno ora, con Maldini e Leonardo alla guida tecnica della federazione, il calcio italiano sembra avere una direzione. Che sia quella giusta, lo diranno i risultati.